Archivi categoria: Francia – Charles Baudelaire

Charles Baudelaire – La Morte degli amanti

 

Charles Baudelaire
La Morte degli amanti

 

Avremo letti pieni di profumi
lievissimi, divani come tombe
profondi, e su scaffali strani fiori
schiusi per noi sotto cieli piú belli.
Usando poi le estreme fiamme a gara,
i nostri cuori saranno due fiaccole
superbe, che le loro doppie luci
rifletteranno dentro i nostri spiriti,
questi specchi gemelli. In una sera
fatta di rosa e di un azzurro mistico,
ci scambieremo un unico baleno,
come un singhiozzo lungo, denso, pieno
di addii. Più tardi un Angelo, le porte
dischiudendo, verrà, lieto e fedele,
per ravvivare gli appannati specchi
e risvegliar le nostre fiamme morte.

Charles Boudelaire – L’anima del vino

clip_image002

 

Charles Boudelaire
« Questo libro, il cui titolo: Les Fleurs du mal,
dice tutto, è rivestito di una bellezza sinistra e fredda..
.È stato fatto con furore e pazienza »
(lettera di Charles Baudelaire alla madre

 

L’Anima del vino

 

Nelle bottiglie l’anima del vino
una sera cantava: “Dentro a questa
mia prigione di vetro e sotto i rossi
suggelli, verso te sospingo, o caro
diseredato, o Uomo, un canto pieno
di luce e di fraternità. So bene
quanta pena, sudore, e quanto sole
cocente, sopra la collina in fiamme,
son necessari per donarmi vita
ed infondermi l’anima. Ma ingrato
non sarò, né malefico, ché provo
immensa gioia quando nella gola
cado d’un uomo usato dal lavoro:
il suo petto per me è una dolce tomba
e mi ci trovo meglio che nel freddo
delle cantine. Odi risuonare
i ritornelli delle tue domeniche
e la speranza che bisbiglia dentro
al mio seno che palpita? Coi gomiti
sopra il tavolo mentre ti rimbocchi
le maniche, mi vanterai e contento sarai:
della tua donna affascinata
accenderò lo sguardo; robustezza
ridarò a tuo figlio e i suoi colori,
e sarò per codesto esile atleta
della vita, l’unguento che rafforza
i muscoli dei lottatori. In te
cadrò, ambrosia vegetale, grano
prezioso, sparso dal Seminatore
eterno, perché poi dal nostro amore
nasca la poesia che a Dio rivolta
spunterà in boccio come un raro fiore.”

 

 

 

Tratto da “I FIORI DE MALE”

Universale Economica Feltrinelli

Febbraio 1977

Charles Baudelaire – Il Vino dell’assassino

Charles Baudelaire
Il Vino dell’assassino

Mia moglie è morta: finalmente libero!
Posso dunque ubriacarmi a mio piacere.
Quando tornavo a casa senza il becco
d’un quattrino, i suoi urli mi straziavano
fin nelle fibre. Son felice al pari
d’un re; l’aria è pura, il cielo è bello
a vedersi. Era estate, quando
m’innamorai di lei. Questa tremenda
sete che ora mi strazia, per estinguersi
bisogno avrebbe di sì tanto vino
quanto ne può tenere la sua tomba;
e non è dire poco: io l’ho gettata
in fondo a un pozzo e le ho buttato sopra
tutte quante le pietre, anche, dell’orlo.
*
— La scorderò, se lo posso! Nel nome
delle promesse tenere da cui
nulla può svincolarci — ed affinché,
come al bel tempo delle nostre ebbrezze,
potessimo far pace, io le implorai
un convegno, di sera, su una buia
strada. Ci venne! folle creatura!
Noi siamo tutti più o meno pazzi.
Era ancora graziosa, benché tanto
stanca: troppo l’amavo: ecco perché
le dissi: fuggi da questa vita!
Nessuno può comprendermi. Uno solo
fra tutti questi stupidi beoni
pensò mai nelle sue notti morbose
di far del vino un drappo sepolcrale?
Mai, né l’estate né l’inverno, questa
schiera di crapuloni invulnerabili,
macchine di metallo, hanno gustato
il vero amore, coi suoi neri incanti,
l’infernale corteo delle inquietudini,
i suoi filtri attoscati, le sue lacrime,
i suoi rumori di catene e d’ossa!
*
Eccomi solo e libero! Stasera
sarò sbronzo del tutto; e allora, senza
paura né rimorso, sulla terra
mi stenderò a dormire come un cane.
Il carro dalle enormi ruote, carico
di fanghiglia e di pietre, il furibondo
treno schiaccino pure la mia testa
colpevole o mi taglino per mezzo:
me ne infischio di Dio come del Diavolo,
e così pure della Sacra Mensa

Tratto da “I FIORI DE MALE”
Universale Economica Feltrinelli
Febbraio 1977

Charles Baudelaire – Abele e Caino

Charles Baudelaire

Abele e Caino

Dormi, razza d’Abele, e bevi e mangia:
con compiacenza ti sorride Iddio.
O razza di Caino, in mezzo al fango
striscia e miseramente muori. O razza
d’Abele, il sacrificio tuo accarezza
il naso al Serafino i Il tuo supplizio,
o razza di Caino, avrà mai fine?
Razza d’Abele, dei tuoi seminati
guarda il rigoglio, e del bestiame. O razza
di Caino, per fame le tue viscere
urlano come un vecchio cane.
O razza d’Abele, al patriarcale focolare
scalda il tuo ventre. O razza di Caino,
nella spelonca, povero sciacallo,
trema di freddo! Ama e riproduciti,
razza d’Abele; a te perfino l’oro
si moltiplica. O razza di Caino,
o cuore ardente, attenta a questi grandi
appetiti. Tu pascoli, tu cresci,
razza d’Abele, come dentro il legno
le cimici. Trascina per le strade
i tuoi, stremati, o razza di Caino
La tua carogna ingrasserà il fumante
suolo, razza d’Abele. Non compiuta è,
o razza di Caino, la tua opera.
Razza d’Abele, ecco la tua ignominia:
la spada è vinta dallo spiedo!
O razza di Caino, su, arrampicati al cielo
E rovescia Dio, giù, sopra la terra!

Charles Baudelaire – La Morte degli artisti

Charles Baudelaire
La Morte degli artisti

Quante, ma quante volte dovrò scuotere
i miei sonagli, e la tua fronte bassa,
caricatura triste e malinconica,
dovrò baciare? Per colpire il segno,
di mistica natura, o mio turcasso,
quanti mai giavellotti dovrò perdere?
Nelle trame ingegnose la nostra anima
logoreremo e piu d’un’armatura
pesante noi consumeremo prima
di contemplare la Creatura immensa
della quale ci colma di singhiozzi
un infernale desiderio. Esiste
chi il suo idolo mai conobbe, e a questi
scultori condannati, dallo scorno
marchiati, i quali vanno martellandosi
la fronte e il petto, solo una speranza
rimane, strano e cupo Campidoglio :
che la Morte, sospesa in alto come
un nuovo sole si solleva, faccia
sbocciare i fiori del loro cervello

Charles Baudelarie – La Morte dei poveri

Charles Baudelarie
La Morte dei poveri

La Morte, ahimè, consola e dà la vita:
è il fine all’esistenza ed è la sola
speranza che ci esalta e che ci inebria,
come elisir, donandoci il coraggio
di camminare fino a sera; è luce
che trema all’orizzonte nostro oscuro,
in mezzo alla tempesta, fra la neve
e la brina; è l’ottima locanda
indicata sul libro, ove sedersi,
mangiare, si potrà, dormire; è un Angelo
che regge nelle sue dita magnetiche
l’urna del sonno e il dono dell’estatico
sognare, e che rifà alla gente misera
e nuda il letto; degli Dei è la gloria,
è il mistico granaio, è d’ogni povero
la borsa e la sua patria antica, è il portico
aperto sopra i Cieli sconosciuti.

Charles Baudelaire – Il Vino del solitario

Charles Baudelaire

Il Vino del solitario

Lo strano sguardo d’una donna bella
che scivola leggiero su di noi
come il candido raggio che la luna
sospinge all’acqua tremula del lago
quando la sua beltà vi bagna, molle;
e l’ultimo sacchetto di monete
in mano al giocatore; della magra
Adelina un audace bacio; i suoni
d’una snervante musica, lusinga,
come il grido lontano dell’umano
dolore; non eguagliano in potenza
i balsami sottili che pel cuore
assetato d’un pio poeta serba,
o bottiglia profonda, la tua pancia
feconda. Tu gli versi la speranza,
la gioventù e la vita; e, in più, l’orgoglio,
questo tesoro dei mendichi, il quale
trionfanti ci fa, pari agli Dei!

Tratto da “I FIORI DE MALE”
Universale Economica Feltrinelli
Febbraio 1977