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Elie Wiesel – Io ricordo

Elie Wiesel

Io ricordo

Ricordo le notti,
Quando il giorno non è mai arrivato nemmeno
se il sole era come la luce come il carro di Apollo,
Quell’inferno hanno avuto il coraggio di dare un nome umano, Auschwitz,
Reso la mia vita quasi del tutto a mezzanotte.
Ricordo le notti.
Quando la semplice tortura di esistere guidava come un paletto nel mio cuore
e una frusta per la mia anima.
Ero accecato dall’alba dall’odio, l’agonia, la malattia, la fame, la morte,
e rabbia intorno a me.
Ricordo le notti.
Ho visto i moribondi, con gli occhi come ossessionante la vista di un’esecuzione
che pregò per un il minimo di acqua.
Ho visto gli innocenti, come sono stati sfilare via per essere appeso
per il reato di sfidare Satana.
Ho visto le famiglie come sono stati fatti a pezzi come pezzi di carta sparsi in
il vento per sempre.
Ricordo le notti.
Sembrava che la serie di tele di Dio non avrebbe mai mostrare a est di nuovo.
I nazisti avevano me gli occhi bendati e coperto l’alba.
Mi avevano privato della luce, ma la benda non era infallibile.
Essi non coprono le stelle o il viso di Diana.
Ricordo le notti,
Quando il mio unico conforto era la luce lunare, della mia famiglia mi aiuta attraverso,
e la stella della mia fede, anche se era un debole luccichio.
Ricordo che morbido, leggero irresistibile che mi ha aiutato a perseverare.
Ricordo le notti,
Quando le luci tutti i miei compagni ‘intorno a me ha cominciato a offuscarsi.
Poiché il processo di selezione li derubati della loro umanità, come un ladro ruba una delle
i loro gioielli.
Ho visto quei corpi bruciati nei forni crematori, come orrendo
come l’incendio della Sinagoga.
Ricordo che il crepuscolo,
Che è apparso quando ero liberato, come un animale in gabbia soffocante
Sono stato rilasciato.
Ma ricordo quelle notti.

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Magda Isanos. – Ho visto anch’io uomini partire

Magda Isanos.
Ho visto anch’io uomini partire

Ho visto anch’io uomini partire
per la guerra.
Giovani figli della terra,
laceri, su treni merci, andavano a morire,
cantando canzoni monotone e tristi.
Erano tanti da oscurare
la chiarità estivale.
E non sono tornati. Grano e segale
hanno buttato, in Russia, i loro corpi.

Intanto, al loro paese,
passeggiava tronfia nelle città
la sfrontatezza, l’iniquità. Loro neppure sapevano
per chi morivano.
Erano popolo, soltanto.
Uomini cresciuti come le piante,
in semplicità, con la terra accanto.

Signore,
dove sono i loro occhi? Le tante
braccia piene di obbedienza e di lena?
Chi li comandava si è preso pena
di numerare le croci e gli storpi?
Se soffia il vento, mi pare di udire
canzoni, moltitudini di piedi
che marciano in cadenza. I babbei,
morti in Russia, tornano alla loro terra
per giudicare te, grugno di porco,
pescecane di guerra!

Fai bene a tremare. Non è sfizio.
È il giorno del giudizio!

Magda Isanos – Ai margini del cimitero

Magda Isanos
Ai margini del cimitero

C’è ai margini del cimitero, accanto
al nonno, un posto propizio all’oblio
di tutto, e buono a fargli compagnia
quando la notte, nell’inverno, è lunga.

Vorrei essere nella terra calda,
trasformare il mio corpo in erba buona,
brucata da povere bestie sperse,
che imploreranno anche per me un perdono

al giudizio finale. Scorderò
quel che fui, e in forme nuove dispersa
anche di te io perderò il ricordo…

Bendandomi gli occhi, disfatti e vuoti,
con l’eternità, troverò il riposo.
Spanderà su di me una radicchiella
il suo globo piumoso,
e non proverò né gioia, né pena
perché la terra che mi copre è nera.

Ma le piogge penetreranno in me —
a lavarmi i peccati dalle ossa —
e come la radice che s’infossa
presentirò i miei giorni più belli

e butterò, in forma di fiore, il volto
della mia giovinezza d’altro tempo,
ché il sole l’arda e lo sferzi il vento,
e una ragazza lo intrecci ai capelli!

Romania

Mihai Beniu – La guerra

 

 

 

Mihai Beniu
La guerra

C’e’ chi gioca con la propria testa,
ma questa non e’ che una sola palla
lanciata in alto
o rotolata per terra,
presa con la mano
o colpita col piede:
non e’ che un’unica palla.
Ma c’e’ chi gioca con la testa degli altri,
con molte teste alla volta, con tutte
le teste,
afferrandole al volo, lanciandole
in aria, con metodo,
senza che qualcuna cada,
così da riempire l’orizzonte,
lo zenit,
i punti cardinali.
Ah, quante teste stanno volando!
Tra di loro non trova posto neppure una rondine,
neppure un raggio di sole.
Poi, di colpo, il gioco finisce
e la terra e’ disseminata di teste.