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Piramerd – Nawroz (Nuovo giorno

Piramerd
Nawroz (Nuovo giorno)

Oggi è Nawroz.
Il primo giorno del nuovo anno
che torna da noi.
È un’antichissima festa
di noi Kurdi
e il suo ritorno ci riempie di gioia.
Ecco, il sole si leva
dalle vette dei monti:
è il sangue dei martiri,
che si riflette nell’aurora.
*
Perché piangere i martiri?
Coloro che rimangono vivi
nel cuore della loro gente
non muoiono.
E questo color rosso
sangue sulle vette dei monti
annuncia Nawroz
ai Kurdi, vicino e lontano
ovunque nel nostro paese.
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Nali – Dall’esilio, all’amico Salimi

Nali
Dall’esilio, all’amico Salimi

Nel narrarti le pene dell’esilio
il fuoco ardente della lontananza
mi scioglie il cuore,
sfacendolo poco a poco.
Dimmi, è giunto forse per me
il giorno del ritorno,
o dovrò per sempre rimanere
in questo luogo?
secolo XIX
Nota
I. Nei primi anni del 1800 il principe kurdo Abdul Rahman,
pascià dei Baban, fu scon­fitto dai Turchi.
Il poeta Nali dovette fuggire a Damasco.

Salim
A Nali

O vento, per il cielo ti imploro,
dì a Nali che lo supplico:
mai, mai, deve tornare a Sulaymani
di questi tempi.
La nostra terra non può essere governata
se non dal suo signore.
Senza di lui, o vento, non permettere
che Nali si metta in cammino.
secolo XIX

Nota
Con la sconfitta della rivolta del principe Abdul Rahman dei Baban
contro il viceré ottomano di Baghdad, Sulaimania,
capitale del principato dei Baban,
fu messa a ferro e fuoco e soggiogata dai Turchi.

Kemal – Burkay Helin

Kemal Burkay
Helin

Nel giorno della sua nascita, io ero in montagna.
Quando aveva sei mesi, ero in prigione.
Quando tornai a casa, mi aveva dimenticato.
E quando ebbe tre anni, ci incontrammo tra le baionette.
*
Lei offrì a me e a un poliziotto dei biscotti.
Quando aveva sei anni, alla nostra porta bussarono ordini di guerra.
Per un anno mi fecero girare tra Ankara, Istanbul e Diyarbakir.
*
Quando venne a trovarmi in carcere
si arrabbiò con me perché non tornavo a casa.
E quando aveva sette anni
dovetti uscire dalla sua vita e lasciare la mia terra.
*
Ora ha otto anni,
non conosce la ragione per cui l’ho lasciata.
Conosce la sofferenza
e tutto quel che è avvenuto
per lei ha il suono di un giocattolo infranto.

Ibrahim Ahmad – [Sono un Pesh merga]

Ibrahim Ahmad
[Sono un Pesh merga]

(Inno della resistenza)
Sono un Pesh merga del Kurdistan
pronto, nel cuore dei miei campi
Con la mente, con i beni, con la vita
difenderò la mia terra.
*
Non alzerò le mani.
Non getterò le armi.
Vincerò o morirò.
*
Non voglio vivere da servo
pieno di vergogna e di rabbia.
Salverò il mio paese, il mio popolo,
con la vita pagherò la libertà.
*
Non alzerò le mani
non getterò le armi
vincerò o morirò.
*
Giuro su questo Kurdistan dai mille colori
su questa terra che è il mio paradiso
su questi Kurdi che affrontano
morte, massacri, carcere
*
non alzerò le mani
non getterò le armi
vincerò o morirò.
secolo XX

Pesh merga: lett., Di fronte alla morte». I partigiani kurdi.

Hemin – Sono kurdo

Hemin

Sono kurdo

Sfido povertà, privazioni, sofferenza.
Resisto con forza a tempi d’oppressione.
Ho coraggio.
Non amo occhi d’angelo,
carni bianche come marmo.
Amo le rocce, i monti, le vette
perse tra le nubi.
Sfido sventura, miseria, solitudine
e mai sarò servo del nemico
mai gli darò tregua!
Sfido bastoni, catene, torture.
E anche se il mio corpo è fatto a pezzi
con tutte le mie forze griderò:
io sono kurdo.

Hemin – Frontiere

Hemin

Frontiere

Terra adorata, mia terra,
amore che ho perduto
se tu fossi remota
in un cielo inaccessibile
o su una vetta ai limiti del mondo
saprei correre da te
anche con scarpe di ferro.
Ma ti separa da me un tratto sottile.
L’invasore lo chiama confine.

Hejar – Laye Laye

Hejar
Laye Laye

Laye Laye, Ninna Nanna,
piccolo fiore,
fiorellino del mio campo,
sii buono, so perché piangi,
la culla è un tormento, un’angoscia.
Tu dici: «’Perché sono io prigioniero?
Perché i polsi legati?
Soffre il mio corpo
stretto da fasce, chiuso nei lacci.
Se io non fossi kurdo,
sarei forse in catene,
umiliato? Allora perché
questi lacci, e catene crudeli?».
*

Laye Laye, Ninna Nanna,
sii buono, piccolo mio,
se non piangi ti dirò
perché per te vanno bene lacci e catene.
*
È vero, eroi innumerevoli
affollano il tuo passato
tu sei un kurdo, e sei fiero,
ma chi è kurdo oggi è solo,
nessuno lo aiuta
e per questo, gli toccano in sorte
lacci, catene, carcere.
Ti metto fasce
per abituarti, ora,
alle catene, perché fin da ora
tu impari a resistere
ai tormenti del carcere,
piccolo figlio, bambino mio.
*
Laye Laye, Ninna Nanna,
dormi, piccolo figlio mio,
dormi, speranza
delle mie mille speranze,
speranza in mille domani sconosciuti.