Archivi categoria: Ungheria

Attila Jòzsef – Metti la mano

Attila Jòzesf
Metti la mano

Metti la mano
sulla mia fronte,
come se la tua mano
fosse la mia.

Custodiscimi, come
chi a uccidere è pronto,
come se la mia vita
fosse la tua.

Amami, come
se fosse una cosa buona,
come se il mio cuore
fosse il tuo.
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Attila József Il dolore

Attila József

Il dolore

Il dolore è un postino grigio, muto,
col viso scarno, gli occhi azzurro-chiari;
gli pende giù dalle fragili spalle
la borsa, scuro e logoro ha il vestito.

Dentro al suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timido egli sguscia
di strada in strada, si stringe alle mura
delle case, sparisce in un portone.

Poi bussa. Ed ha una lettera per te.

Attila Jòzsef – Come nel campo…

Attila Jòzsef

Come nel campo…
(Mint a mezõn…, 1936)

Come nel campo il bambino
raggiunto dal temporale,
e non c’è casa o madre
dove potesse andare,
il cielo pesante e furioso romba,
sul campo svolazza la paglia,
e lui come animale mugola,
piangerebbe, ma ha paura,
sospirerebbe, ma d’improvviso
arriva un soffio gelido dal cielo,
e solo quando un brivido leggero
corre sul suo magro corpo e viso,
come un lampo improvviso
e la pioggia nera diluvia tutto
come se fosse suo pianto gigantesco,
che si accumula nei campi,
inonda l’erba, colma le fosse,
ne scava altre, ondeggia nel prato,
nel ruscello, anzi nel cielo,
e il bambino si avvia nel campo;
così mi sorprese il desiderio
selvaggio e improvviso
e cominciai a piangere,
sebbene fossi già uomo.
E su questa terra
bagnata di pianto
dove è difficile
alzare i piedi,
quando c’è fretta,
mi fermo ora.
Il suo desiderio
ignorerei se mi amasse.

Attila József: – Saluto a Thomas Mann

Attila József:

Saluto a Thomas Mann

Come un bambino che riposare vuole,
arrivato al letto finalmente,
ti prega: resta e racconta,
(così della notte non ha paura)
e quando il suo piccolo cuore batte forte,
non sa neanche lui, cosa vuole,
la fiaba o che tu resti là:
così ti preghiamo, siediti qui tra noi e racconta.
Ripeti ciò che hai detto, sebbene ci ricordiamo,
racconta che sei tra noi e noi siamo con te insieme,
noi che abbiamo la sorte del mondo nel cuore.
Tu lo sai, il poeta non mente mai,
dì la verità, non solo il reale,
racconta la luce, che ci illumini la mente,
perchè siamo nel buio se non siamo insieme.
Come Hans Castorp vedeva il corpo di madame Chauchat,
così ci vediamo illuminati dai raggi X ora.
La tua voce calda non è disturbata da alcun rumore,
raccontaci pure, cos’è bello, cos’è male,
dal lutto al desiderio alzando il nostro cuore.
Abbiamo appena seppellito povero Kosztolànyi*,
e l’umanità è consumata da Stati mostruosi,
e noi chiediamo con orrore: cosa verrà ancora?
da dove arrivano queste ideologie perverse,
dove si prepara il veleno, che ci verrà dato,
e fino a quando potrai leggerci ancora?…
Si tratta di restare uomo chi è uomo,
e donne le donne, gentili e libere,
e tutti umani, perchè l’uomo è sempre di meno…
Accomodati, prego, e comincia la fiaba.
Ti ascolteremo e ci sarà a chi basterà guardarti,
perchè contento di vedere un europeo tra i bianch

Attila Jòzsef – Mia madre

Attila Jòzsef

Mia madre

Una domenica sera mia madre è tornata
fra le mani recando due pentolini:
sorrideva in silenzio e s’è fermata
un po’ nella penombra.

Nelle pentole c’erano gli avanzi
della cena dei nostri padroni;
anche a letto, dopo, io pensavo
che quelli ne mangiano pentole piene.

Mia madre, esile, scarna, è morta giovane:
le lavandaie muoiono presto.
Le gambe non reggono ai carichi,
la testa duole dallo stirare.

Ed è il bucato la loro montagna!
Per allietanti giochi di nuvole,
il denso vapore, e per cambiare aria
le lavandaie hanno, su, la soffitta.

La vedo: sta con il ferro da stiro.
Il capitalismo ha spezzato il suo fragile corpo;
si fece sempre più striminzita
– pensateci, proletari.

Si aggobbì per lavare:
ed io non sapevo che era ancora giovane.
Sognava di avere un grembiule pulito
e allora il postino la salutava.

Vaci Mihàily – Leggero, come il vento

 

Vaci Mihàily

Leggero, come il vento

Leggero, biondo, come il vento
mi sono alzato contro il mondo.
Girovago senza sosta, ma senza fretta,
alzo la polvere, brillo nel sole,
mi accarezzano tutte le foglie.
*
Leggero, biondo, come il vento
volo attraverso il bosco
mi ostacolano a centinaia:
alberi, rami, ma a loro non bado,
e superiore, volo oltre
dove mi attira il tempo e lo spazio.
*
Leggero, biondo, come il vento,
non con la forza o violenza,
ma con ali immobili, distese, senza sforzo
come un’aquila volo per il mondo,
luce e altezza mi trasportano
e la meta mi viene incontro.
*
Leggero, biondo, come il vento,
corro su pascoli, prati e boschi,
sollecito anche il fuoco,
frusto i campi, perciò
mi si alzano tutti contro:
erbe, foglie, spighe mi attaccano,
attiro la sorte contro di me.
*
Leggero, biondo, come il vento,
non mi possono ferire però,
chi mi fa male, l’accarezzo, l’abbraccio,
e rimane umiliato, mentre io,
invulnerabile, volo oltre,
rispecchio la luce,
fango non mi sporca mai.
*
Leggero, biondo, come il vento,
porto la vittoria in silenzio,
lenisco le ferite, mi attraversano
pallottole, baionette, ma non mi fanno male,
ma se pure muoio ogni giorno,
divento indistruttibile nel tempo
e vinco dolcemente, come il vento.

Adri Andre – Come un sasso…

 

Adri Andre

Come un sasso…

Come un sasso tirato in alto,
piccola patria mia,
da te torna sempre tuo figlio.
*
Visita terre lontane, si abbaglia,
si deprime e cade nella polvere,
da cui è stato preso.
*
Desidera andar via, ma non può,
pieno di desideri che si calmano
per poi risvegliarsi di nuovo.
*
Sono sempre tuo nella mia rabbia,
nell’infedeltà, nell’amorevole pensiero,
sempre magiaro.
*
Come un sasso tirato in alto,
voglio o non voglio,
mio piccolo paese, a te somiglio.
*
Nonostante ogni desiderio,
se mi tirassi cento volte,
cento volte da te tornerei.