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Boudelaire – Duellum

Boudelaire

Duellum
Avventati si sono due guerrieri
l’uno sull’altro, e l’aria hanno chiazzato
le armi loro di sangue e di bagliori.
Quei colpi, quello strepito del ferro
sono schiamazzi di giovani preda
di un amore che vagisce.
Infrante
sono le spade, o cara, cosi come
la nostra gioventú! Ma i denti e le unghie aguzze
quanto prima vendicare sapranno sia la spada che la daga
traditrice. O furore di maturi cuori ulcerati dall’amore i I nostri
eroi son rotolati nel burrone
frequentato da tigri e lonze, stretti
brutalmente, e la loro pelle gli aridi roveti infiorerà.
Quella voragine è l’inferno, con tutti i nostri amici!
O amazzone inumana, rotoliamovi senza rimorsi,
al fine di eternare l’ardore di quest’odio che ci strugge.

Charles Boudelaire – Poesie

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Charles Boudelaire

« Questo libro, il cui titolo: Les Fleurs du mal,
dice tutto, è rivestito di una bellezza sinistra e fredda..
.È stato fatto con furore e pazienza »
(lettera di Charles Baudelaire alla madre

Charles Boudelaire
La Morte

La Morte degli amanti

Avremo letti pieni di profumi
lievissimi, divani come tombe
profondi, e su scaffali strani fiori
schiusi per noi sotto cieli piú belli.
Usando poi le estreme fiamme a gara,
i nostri cuori saranno due fiaccole
superbe, che le loro doppie luci
rifletteranno dentro i nostri spiriti,
questi specchi gemelli. In una sera
fatta di rosa e di un azzurro mistico,
ci scambieremo un unico baleno,
come un singhiozzo lungo, denso, pieno
di addii. Piú tardi un Angelo, le porte
dischiudendo, verrà, lieto e fedele,
per ravvivare gli appannati specchi
e risvegliar le nostre fiamme morte.
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La Morte dei poveri

La Morte, ahimè, consola e dà la vita:
è il fine all’esistenza ed è la sola
speranza che ci esalta e che ci inebria,
come elisir, donandoci il coraggio
di camminare fino a sera; è luce
che trema all’orizzonte nostro oscuro,
in mezzo alla tempesta, fra la neve
e la brina; è l’ottima locanda
indicata sul libro, ove sedersi,
mangiare, si potrà, dormire; è un Angelo
che regge nelle sue dita magnetiche
l’urna del sonno e il dono dell’estatico
sognare, e che rifà alla gente misera
e nuda il letto; degli Dei è la gloria,
è il mistico granaio, è d’ogni povero
la borsa e la sua patria antica, è il portico
aperto sopra i Cicli sconosciuti.
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La Morte degli artisti

Quante, ma quante volte dovrò scuotere
i miei sonagli, e la tua fronte bassa,
caricatura triste e malinconica,
dovrò baciare? Per colpire il segno,
di mistica natura, o mio turcasso,
quanti mai giavellotti dovrò perdere?
Nelle trame ingegnose la nostra anima
logoreremo e piú d’un’armatura
pesante noi consumeremo prima
di contemplare la Creatura immensa
della quale ci colma di singhiozzi
un infernale desiderio. Esiste
chi il suo idolo mai conobbe, e a questi
scultori condannati, dallo scorno
marchiati, i quali vanno martellandosi
la fronte e il petto, solo una speranza
rimane, strano e cupo Campidoglio:
che la Morte, sospesa in alto come
un nuovo sole si solleva, faccia
sbocciare i fiori del loro cervello !
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La Fine del giorno

Sotto una luce scialba
corre, danza, si torce
senza ragione la Vita
chiassosa ed impudente.
Così, appena la notte
sull’orizzonte si leva,
placando voluttuosa
tutto, perfino la fame,
lavando tutto, perfino
l’onta, il Poeta si dice:

"Ardentemente il riposo
spirito e vertebre ormai
invocano. Con il cuore
pieno di funebri sogni,
mi stenderò, nelle vostre
cortine tutto ravvolto,
o tenebre rinfrescanti!"

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Il Sogno di un curioso

A F. N.
Gustare, come me, tu sai il dolore
saporito, e di te fai che si dica:
"che uomo singolare!"
Ero sul punto
di morire. Si univano nell’anima
innamorata un desiderio misto
d’orrore, un singolare male; angoscia
e vivida speranza, senza umori
di ribellione. Piú andava vuotandosi
la clessidra fatale, piú la mia
tortura m’era aspra e deliziosa;
al mondo familiare tutto il cuore
si strappava. Ero come il bimbo avido
di ciò che vede sulla scena, e che odia
il sipario, un ostacolo. Alla fine
la fredda verità si rivelò:
ero già morto, non sapevo come,
e mi avvolgeva la tremenda aurora.
E come, è tutto qui? La giú la tela
era levata, ed attendevo ancora.
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Charles Boudelaire – Epigrafe per un libro condannato

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Charles Boudelaire

« Questo libro, il cui titolo: Les Fleurs du mal,
dice tutto, è rivestito di una bellezza sinistra e fredda..
.È stato fatto con furore e pazienza »
(lettera di Charles Baudelaire alla madre
Charles Boudelaire
Epigrafe

per un libro condannato

Lettore quieto e bucolico, sobrio
uomo ingenuo e dabbene, getta via
questo mio libro saturnino, orgiastico,
tutto venato di malinconia.

Se non hai fatto il corso di retorica
da Satana, decano scaltro, via
gettalo i Nulla vi comprenderesti
o penseresti che sono un isterico.

Ma se, senza lasciarsi affascinare,
l’occhio tuo sa scrutare negli abissi,
leggimi allora, per sapermi amare;

anima curiosa che t’affanni
e vai cercando il tuo paradiso,
compiangimi, se no ti maledico

Tratto da “I FIORI DE MALE”
Universale Economica Feltrinelli
Febbraio 1977

Charles Baudelaire – L’Eautontimorumenos

 

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Charles Boudelaire
« Questo libro, il cui titolo: Les Fleurs du mal,
dice tutto, è rivestito di una bellezza sinistra e fredda..
.È stato fatto con furore e pazienza »
(lettera di Charles Baudelaire alla madre
Charles Baudelaire

 

L’Eautontimorumenos

 

 

AJ. G. F.

 

Ti colpirò, senza odio e senza collera,
come un beccaio, come Mosè il sasso;
e perché possa alfine dissetare
il mio Sahara, le acque del dolore
zampillare farò dalla tua palpebra.

 

Rigonfio di speranza, il desiderio
andrà sulle tue lacrime salate
come un vascello che si spinge al largo;
nel cuore inebriato i tuoi singhiozzi,
che mi son cari, echeggeranno quasi
un tamburo che batte per la carica.

 

Non sono forse un falso accordo nella
divina sinfonia, grazie all’edace
Ironia che mi scuote e che mi morde?
Essa è qui, nella voce mia, che stride!

 

Tutto il mio sangue, tutto, è questo nero
veleno; e io non sono che lo specchio
sinistro, ove si guarda la megera!

 

Coltello e piaga, schiaffo e guancia,
membra e ruota sono, vittima e carnefice;
sono il vampiro del mio cuore, un grande
infelice, di quelli a un riso eterno
dannàti, e che non posson piú sorridere!

Charles Budelaire – Il Vino degli amanti

Charles Budelaire

Il Vino degli amanti

Oggi Io spazio è splendido!
Senza morso, speroni, a briglia sciolta,
via, sul vino, a cavallo,
verso un cielo incantevole e sublime!
Al pari di due angeli
che una febbre implacabile tortura,
dentro il cristallo azzurro del mattino
inseguiamo là in alto
il bel miraggio! Mentre mollemente
di un cerebrale turbine sull’ala
ci culliamo, o sorella,
in un delirio parallelo, a fianco
mi nuoterai: lontano
senza riposo e tregua fuggiremo
incontro al paradiso dei miei sogni

Tratto da “I FIORI DE MALE”

Universale Economica Feltrinelli

Febbraio 1977

Charles Baudelaire – La Distruzione

Charles Baudelaire

La Distruzione

Accanto a me incessantemente s’agita
il Demonio, e mi gira intorno come
aria impalpabile; io l’ingoio e sento
che mi brucia il polmone, e d’un eterno
desiderio colpevole lo colma.
*
A volte, conoscendo l’amor mio
per l’Arte, mi si mostra sotto forma
di donna seducente, e con speciosi
pretesti, comportandosi da ipocrita,
a filtri infami le mie labbra avvezza.
*
In mezzo alle distese solitarie
e profonde del tedio egli mi guida
ansante e affranto di fatica, lungi
dallo sguardo di Dio, e dentro agli occhi
conturbati m’avventa vesti lorde,
ferite aperte e tutto il sanguinoso
triste apparato della Distruzione!

Charles Baudelaire – La Morte degli amanti

 

Charles Baudelaire
La Morte degli amanti

 

Avremo letti pieni di profumi
lievissimi, divani come tombe
profondi, e su scaffali strani fiori
schiusi per noi sotto cieli piú belli.
Usando poi le estreme fiamme a gara,
i nostri cuori saranno due fiaccole
superbe, che le loro doppie luci
rifletteranno dentro i nostri spiriti,
questi specchi gemelli. In una sera
fatta di rosa e di un azzurro mistico,
ci scambieremo un unico baleno,
come un singhiozzo lungo, denso, pieno
di addii. Più tardi un Angelo, le porte
dischiudendo, verrà, lieto e fedele,
per ravvivare gli appannati specchi
e risvegliar le nostre fiamme morte.

Charles Boudelaire – L’anima del vino

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Charles Boudelaire
« Questo libro, il cui titolo: Les Fleurs du mal,
dice tutto, è rivestito di una bellezza sinistra e fredda..
.È stato fatto con furore e pazienza »
(lettera di Charles Baudelaire alla madre

 

L’Anima del vino

 

Nelle bottiglie l’anima del vino
una sera cantava: “Dentro a questa
mia prigione di vetro e sotto i rossi
suggelli, verso te sospingo, o caro
diseredato, o Uomo, un canto pieno
di luce e di fraternità. So bene
quanta pena, sudore, e quanto sole
cocente, sopra la collina in fiamme,
son necessari per donarmi vita
ed infondermi l’anima. Ma ingrato
non sarò, né malefico, ché provo
immensa gioia quando nella gola
cado d’un uomo usato dal lavoro:
il suo petto per me è una dolce tomba
e mi ci trovo meglio che nel freddo
delle cantine. Odi risuonare
i ritornelli delle tue domeniche
e la speranza che bisbiglia dentro
al mio seno che palpita? Coi gomiti
sopra il tavolo mentre ti rimbocchi
le maniche, mi vanterai e contento sarai:
della tua donna affascinata
accenderò lo sguardo; robustezza
ridarò a tuo figlio e i suoi colori,
e sarò per codesto esile atleta
della vita, l’unguento che rafforza
i muscoli dei lottatori. In te
cadrò, ambrosia vegetale, grano
prezioso, sparso dal Seminatore
eterno, perché poi dal nostro amore
nasca la poesia che a Dio rivolta
spunterà in boccio come un raro fiore.”

 

 

 

Tratto da “I FIORI DE MALE”

Universale Economica Feltrinelli

Febbraio 1977

Charles Baudelaire – Il Vino del solitario

Charles Baudelaire

Il Vino del solitario

Lo strano sguardo d’una donna bella
che scivola leggiero su di noi
come il candido raggio che la luna
sospinge all’acqua tremula del lago
quando la sua beltà vi bagna, molle;
e l’ultimo sacchetto di monete
in mano al giocatore; della magra
Adelina un audace bacio; i suoni
d’una snervante musica, lusinga,
come il grido lontano dell’umano
dolore; non eguagliano in potenza
i balsami sottili che pel cuore
assetato d’un pio poeta serba,
o bottiglia profonda, la tua pancia
feconda. Tu gli versi la speranza,
la gioventù e la vita; e, in più, l’orgoglio,
questo tesoro dei mendichi, il quale
trionfanti ci fa, pari agli Dei!

Tratto da “I FIORI DE MALE”
Universale Economica Feltrinelli
Febbraio 1977

Charles Baudelaire – Per sollevare un peso così greve…

 

Charles Baudelaire
Per sollevare un peso così greve…
Per sollevare un peso così greve,
Sisifo, ci vorrebbe il tuo coraggio!
Benché abbia cuore per mettermi all’opera,
È l’Arte lunga e in vece il Tempo è breve.
*
Lontano dalle sepolture celebri,
E verso un cimitero ch’è isolato,
Il cuore come un tamburo velato,
Battendo va dietro le marce funebri.
*
Molti gioielli dormono sepolti
Nelle tenebre folte e negli oblii,
Lontano dai picconi e dalle sonde.
*
E molti fiori a dare son restii
Profumi dolci come sogni avvolti
Da grandi solitudini profonde.