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Izet Sarajlic – Per la mia sorella italiana

Izet Sarajlic

Per la mia sorella italiana

Cara Toni Maraini, questo è
l’acconto della poesia. Non è la poesia.

Ti voglio dire infatti
che dopo cinque anni
il campanello sulla mia porta
funziona di nuovo.

Aspetta solo la tua mano
per essere usato!

P.S.
Sì, la poesia è corta.
Sembra quasi che sia stata scritta da un giapponese
noto già a tuo padre.

Agli amici della ex Jugoslavia

Che cosa ci è successo amici?
Non so
cosa fate.
Su cosa scrivete.
Con chi bevete.
Quali libri leggete.

Non so più neanche
se siamo ancora amici.
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Razim Sejdic – Hanno calpestato il volino zingaro

Razim Sejdic
Hanno calpestato il violino zingaro

Hanno calpestato il violino zingaro
cenere zingara è rimasta
fuoco e fumo
salgono al cielo.

Hanno portato via gli Zingari
i bambini divisi dalle madri
le donne dagli uomini
hanno portato via gli Zingari.

Jasenovac è pieno di Zingari
legati ai pilastri di cemento
pesanti catene ai piedi e alle mani
nel fango in ginocchio.

Sono rimaste a Jasenovac
le loro ossa
denuncia di disumanità
altre albe schiariscono il cielo
e il sole continua a scaldare gli Zingari.

Sono rimasto in bilico

Sono rimasto in bilico
sulla lama di un coltello
sono rimasto gelato come la pietra.

Il mio cuore tremò
sono caduto sul filo del coltello.

M’è rimasta la mano destra
e l’occhio sinistro
ho versato lacrime
ad Auschwitz dove sono rimasti gli Zingari.
La lacrima è scesa
la mano ha preso la penna
per scrivere parole qualunque.

Zlata Filipovic – Saraievo

Zlata Filipovic
Dal diario di Zlata, 12 anni, Serajevo, 29 giugno 1992
Cara Mimmj,
NOIA!!! SPARI!!! GRANATE!!! MORTI!!! DISPERAZIONE!!! FAME!!! DOLORE!!! PAURA!!!
Questa è la mia vita, la vita di un’innocente ragazzina di undici anni!!!
Una scolara senza scuola, senza le gioie e l’eccitazione della vita scolastica. Una bambina che vive senza giochi, senza amici,
senza sole, senza uccelli, senza natura, senza frutta, senza cioccolata, senza caramelle, solo con un po’ di latte in polvere.
In poche parole, una bambina senza infanzia.
Una bambina della guerra.
Solo ora capisco che sto davvero vivendo una guerra, che sono testimone di una brutta, orribile guerra. E insieme a me migliaia di altri bambini di questa città che viene distrutta, che piange e si dispera, sperando in un aiuto che non arriverà. Dio mio, finirà mai tutto questo, potrò mai tornare ad essere una bambina normale, una bambina che si gode la sua età?
Una volta ho sentito dire che l’infanzia è il periodo più bello della vita. Ed è vero. Io amavo la mia infanzia, e ora una terribile guerra
mi sta portando via tutto. Perché?
Sono disperata.
Ho tanta voglia di piangere…
Sto piangendo…

Abdulah Sidran – 2,10,1987

Abdulah Sidran
Poeta Bosniaco

2.10.1987

Ho paura: finirò sulla corda.
Non pochi l’hanno fatta finita così, nel mondo
e qui, proprio accanto a noi.

Lunghi giorni, lunghe notti, lunghi anni.
Senza il pane dell’amore, senza l’acqua dell’amore,
senza l’aria dell’amore, senza amore.

Certo: non è questa la parola e la voce della ragione,
né aiuto per alcuno, né salvezza. Ma se chiudo
gil occhi — vedo: finirò al cappio.

Di quante cose non sapevo nulla:
dall’inizio il diavolo s’è portato via lo scherzo. Ora, ecco,
tremo: finirò sulla forca.

Quello che l’anima non può,
quello che il cuore non ha mai potuto,
solo il corpo vuole compierlo.

Senza la luce dell’amore. Senza pane, senz’acqua,
senz’aria. Solamente un passo leggiadro:
nel buio, dal buio.

Izet Sarajlic, – Mentono

Izet Sarajlic,
Poeta Bosniaco

Mentono

 

Mentono sia i Serbi, sia i Russi,
sia i Croati, sia i Musulmani
che non hanno mai sofferto
come sotto il comunismo.

Sotto il comunismo
quelli che soffrivano di più erano i comunisti.
Per loro sono anche state inventate
Kolìma e l’Isola nuda.

Charles Simic – Guerra

 

 

Guerra

Charles Simic

Il dito malcerto di una donna
scorre la lista dei caduti,
la sera della prima neve.

La casa è fredda e la lista è lunga.
I nostri nomi ci sono tutti.

Izet Sarajlic – Se solo

Il mio tema è la guerra e
la pietà per la guerra.
Tutto ciò che oggi un poeta
può fare è ammonire.
Wilfred Owen

Se solo
Izet Sarajlic
Poeta bosniaco

Se solo
i bambini non rompessero le zampe di nessun gatto
Se solo
le pallottole non uccidessero nessun orso nella foresta
Se solo
nessuna betulla venisse abbattuta da un obice
Se solo
tutti i popoli del mondo si riconciliassero
Se solo
ritornassero tutti i moribondi
Se solo
non ci fossero terremoti
Se solo
tutti gli aerei atterrassero senza incidenti
Se solo
mio padre terminasse il suo poema
Se solo
tutti i padri diventassero poeti

da un’intervista a Izet Sarajlic –
Il mio italiano è molto povero.
I miei professori di italiano, infatti, non erano professori universitari
bensì soldati del 55° Reggimento dislocati nella
mia città (Trebinije) durante la seconda guerra mondiale.
Questi cari soldati – e lo dico da antimilitarista – erano cari soldati
italiani, amanti del bel canto, come ad esempio
“¦torna piccina mia ¦” o “¦mamma son tanto felice¦”,
e non come i soldati di questa ultima guerra che sanno solo sparare.
Anche se mio fratello è stato fucilato dai fascisti italiani,
la mia famiglia è stata sempre innamorata dell’Italia.

Dopo la morte di mio fratello un soldato del 55° reggimento
veniva sempre a trovarmi a casa. La sera bussava alla porta
di casa (allora noi non avevamo il campanello). Chiedevo
chi era e dall’altra parte della porta una voce rispondeva: io.
Da questo momento l’Italia per me era “IO”.