Archivi categoria: Medio Oriente

Khailil Gibram – Amore

Khailil Gibram
Amore
Dicono che lo sciacallo e la talpa
bevano allo stesso ruscello
dove viene a bere il leone.
*
E dicono che l’aquila e l’avvoltoio
infilino il becco nella stessa carcassa,
e stanno in pace l’uno con l’altro,
davanti alla cosa morta.
*
O amore, che con la tua regale mano
hai imbrigliato i miei desideri,
e hai elevato la mia fame e la mia sete
a dignità di orgoglio,
non permettere che il forte e il durevole in me
mangino il pane e bevano il vino
che tentano il mio io più debole.
*
Lasciami piuttosto morire di fame,
e consenti che il mio cuore bruci dalla sete
e lasciami morire e avvizzirmi,
prima che io stenda la mano
verso una coppa che tu non abbia riempito
o una ciotola che tu non abbia benedetto.
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Kahlil Gibram – Un sorriso

Kahlil Gibram
Un sorriso
Non costa nulla e produce molto, arricchisce chi lo riceve

senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante, ma nel ricordo può essere eterno.
E’ il segno sensibile di un’amicizia profonda.
Nessuno è così ricco da poterne fare a meno
e nessuno è così povero da non meritarlo.
Un sorriso dà riposo alla stanchezza e allo scoraggiamento;
rinnova il coraggio, nella tristezza è consolazione.
Un sorriso è un bene che ha valore nell’istante in cui si dona.
Se incontrerai chi il sorriso a te non dona, sii generoso e dà il tuo,
perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso
come chi non sa darlo

Khalil Gibran – Il canto dell’anima

Khalil Gibran

Il canto dell’anima
*
Nel fondo dell’anima mi risuona
un canto senza voce: un canto che vive
alla radice del mio cuore.
*
Esso non vuole fondersi con l’inchiostro
sulla pergamena; ammanta
di trasparenza il mio sentimento e scorre,
ma non sulle mie labbra.
*
Come posso esalarlo in sospiri? Temo
che nell’aere terrestre si disperda;
A chi posso cantarlo? Esso dimora
nella casa della mia anima: ha paura
che orecchie indelicate
lo ascoltino.
*
Se mi osservo con l’occhio interiore
vedo l’ombra della sua ombra;
nel toccarmi la punta delle dita
avverto le sue vibrazioni.
*
I gesti delle mie mani lo rispecchiano
come un lago e’ costretto a riflettere
il luccichio delle stelle; le mie lacrime
lo rivelano, come il brillio della rugiada
rivela il segreto di una rosa che appassisce.
*
E’ un canto scritto dalla contemplazione,
e’ proclamato dal silenzio,
e’ un canto che rifugge il clamore,
e si amalgama alla realtà,
e’ un canto che ritorna nei sogni
ed e’ composto dall’amore
e’ un canto che al risveglio si nasconde
e risuona soltanto nell’anima.
*
E’ il canto dell’amore;
quale Caino o Esaù potrebbero intonarlo?
E’ piu’ fragrante del gelsomino;
quale voce potrebbe asservirlo?
E’ rinchiuso nel cuore, come il segreto di una vergine;
quali corde lo faranno vibrare?
*
Chi osera’ accostare il ruggito del mare
al canto dell’usignolo?
Chi osera’ paragonare l’urlo della tempesta
al sospiro di un neonato?
Chi osera’ pronunciare le parole
concepite per essere dette con il cuore?
*
Quale uomo oserà dare voce
al canto di Dio?

Adonis – La rosa dell’alchimia

Adonis

La rosa dell’alchimia

Nel paradiso della cenere dovrei viaggiare
tra i suoi alberi nascosti,
nella cenere vi sono fiabe,
diamanti e un vello d’oro.
Nella fame dovrei viaggiare, nelle rose,
verso la mietitura dovrei viaggiare,
riposare sotto l’arco delle labbra orfane,
nelle labbra orfane, nella loro ombra ferita
è la rosa dell’alchimia.

Adonis

Canto

T’invoco, o fine della notte,
sul mio letto prolungati o inebriati,
sul mio letto sii maga,
a dire t’esorto che cosa dice l’amore all’amante
alla fine delle stagioni.

Dialogo

Un sipario fra me e te, non mi vedrai,
schiettezza e rivelazione da dove ti arriveranno?
La morte è calata nel tuo cuore,
allora fa’ che la morte ti illumini.
Come violare potresti la consuetudine?
Deliri, vaneggi
le mie regole non han presa su te.
– Sono le tue fondamenta
il mio sole ti ha maturato
anello, ti ho infilato a sigillo del tempo.

Adonis – Pace

Adonis

Pace

Pace
ai volti che, soli, vanno nella solitudine del deserto,
all’oriente vestito d’erba e fuoco.

Pace alla terra lavata dal mare
al tuo amore, pace…
la tua nudità folgorante le sue piogge mi ha dato
il tuono consacrato nel petto
è maturato il tempo
avanza il mio sangue
prendimi e sparisci splendore d’oriente
perdimi hai cosce d’eco e lampo
prendimi del mio corpo copriti
favore il mio fuoco
astro la mia ferita è guida
m’infiammo…
stella divampo,
la disegno
dalla mia patria fuggendo nella mia patria,
divampo stella,
la disegna nella traccia dei suoi giorni perduti
oh cenere della parola
la mia storia ha un figlio nella tua notte?

Piramerd – Nawroz (Nuovo giorno

Piramerd
Nawroz (Nuovo giorno)

Oggi è Nawroz.
Il primo giorno del nuovo anno
che torna da noi.
È un’antichissima festa
di noi Kurdi
e il suo ritorno ci riempie di gioia.
Ecco, il sole si leva
dalle vette dei monti:
è il sangue dei martiri,
che si riflette nell’aurora.
*
Perché piangere i martiri?
Coloro che rimangono vivi
nel cuore della loro gente
non muoiono.
E questo color rosso
sangue sulle vette dei monti
annuncia Nawroz
ai Kurdi, vicino e lontano
ovunque nel nostro paese.

Nali – Dall’esilio, all’amico Salimi

Nali
Dall’esilio, all’amico Salimi

Nel narrarti le pene dell’esilio
il fuoco ardente della lontananza
mi scioglie il cuore,
sfacendolo poco a poco.
Dimmi, è giunto forse per me
il giorno del ritorno,
o dovrò per sempre rimanere
in questo luogo?
secolo XIX
Nota
I. Nei primi anni del 1800 il principe kurdo Abdul Rahman,
pascià dei Baban, fu scon­fitto dai Turchi.
Il poeta Nali dovette fuggire a Damasco.

Salim
A Nali

O vento, per il cielo ti imploro,
dì a Nali che lo supplico:
mai, mai, deve tornare a Sulaymani
di questi tempi.
La nostra terra non può essere governata
se non dal suo signore.
Senza di lui, o vento, non permettere
che Nali si metta in cammino.
secolo XIX

Nota
Con la sconfitta della rivolta del principe Abdul Rahman dei Baban
contro il viceré ottomano di Baghdad, Sulaimania,
capitale del principato dei Baban,
fu messa a ferro e fuoco e soggiogata dai Turchi.