Archivi categoria: Medio Oriente

Fadel Azzaoui (Irak) IL RICORDO

Fadel Azzaoui
(Irak)

IL RICORDO
Il ricordo si ferma
sulle rive piene di conchiglie
poi si sposta sull’altalena
che oscilla in un ospedale,
i suoi malati sono
elefanti-donne
serpenti-bambini
diverse pietre,
principi-alberi
che portano sulle loro spalle un’onda dimenticata

Il ricordo si siede
dietro il suo bunker di sabbia
e bandisce il suo primo manifesto
Annunci

Ahmed Yussef Daud Siria – Vino

Ahmed Yussef Daud
Siria
Vino
Questa parola somiglia alla mia libertà.
La scopro perché so che il mio gioco
non è che un esame dell’abilità dei tavoli,
i suoi risultati sono raccolti nel rimpianto.
Hai esagerato seppellendomi, Oh Signore
aspettavo sempre che i tuoi miracoli arrivassero dal mare!
Questo mare enigmatico come una donna
lascia il tuo miracolo triste per la mia libertà,
le briciole di una torta di un pranzo sontuoso,
quando bevo a lungo il vino di queste promesse
lo verso dannato tra il mio desiderio della rugiada
la secchezza della mia attesa del tuo frutto che non arriva.
Ogni fiamma che spunta dal mio cuore
la lascio spegnere nella polvere del tuo giudizio
sulla mia capacità di andare in fumo
la polvere fine attraversa la nostra vecchia finestra in una cascata
di sole in fuga verso l’assenza…
tu che mi ha messo nell’errore di questo desiderio
non altro mi hai concesso che la dignità di spezzarmi
sotto il più semplice e stupido colpo di vento!

Adonis (Siria) – Stupore prigioniero

Adonis
(Siria)
STUPORE PRIGIONIERO

Vado via, rifugiandomi nell’ombra,
tra gemme ed erbe, costruisco un’isola,
collego i rami con i rivi
e quando i porti si perdono e le linee si oscurano
indosso lo stupore prigioniero
nelle ali della farfalla
dietro la cittadella delle spighe
e la luce nella zona della fragilità.

SAMIR AL-QASIM (Giordania, 1939) Lettera di un morto in esilio

SAMIR AL-QASIM
(Giordania, 1939)
Lettera di un morto in esilio
Un giorno mi sorpresero:
spinsero via la madre e la sorella
mi arrestarono.
*
Erano quali statue di polvere,
dei visi che han perduto la luce degli occhi,
quando vennero all’improvviso
mi arrestarono.
*
Mio padre era allora lì a pregare
il Signore della terra:
pregava nel podere da noi ereditato dai nonni
quando vennero all’improvviso e mi arrestarono.
*
Mi portarono lontano
mi buttarono nel buio di un carcere dove m’incoronarono di spine.
Ciò malgrado, la mia fronte rimase alta.
*
Sul fango e sui fili spinati
mi trascinarono tutta la notte;
Ciò malgrado la mia fronte rimase alta.
*
Sfregarono con sabbia e con sale le mie ferite
in un angolo odioso mi scalciarono.
Le loro scarpe nere erano estranee:
erano dei resti dei maledetti schutztaffel dei Nazisti (di Bonn)…



Diventai un giardino di ferite

Yussef Al-Khal (Libano) L’ultima cena


Yussef Al-Khal
(Libano)
L’ultima cena
Abbiamo il vino e il pane, non abbiamo il maestro,
sono un fiume d’argento le nostre ferite.
Sulle finestre un vento.
Nei muri della causalità ci sono profonde fessure,
davanti alla porta un visitatore notturno.
Mangiamo e beviamo.
Le nostre ferite sono un fiume d’argento.
La causalità sta per crollare. Il vento le finestre ha divelto.
Il visitatore sfonda la porta.
Diciamo: ora mangiamo e beviamo!
Il nostro dio è morto, che ci sia un altro dio per noi!
Siamo stanchi della parola,
le nostre anime aspirano alla vacuità della vena.
Diciamo: abbasso la causalità e che perisca! Il vento avrà pietà di noi.
Il visitatore è seduto con noi, affamato per il pane,
assetato per l’invecchiato vino.
Diciamo: forse il visitatore è il nostro nuovo dio
e questi venti sono fiori piacevoli che si aprono nell’ignoto.
Riprendiamo a mangiare e a bere, e non abbiamo con noi il maestro.
Le nostre ferite sono un fiume d’argento.
Al canto del gallo, sono pochi a testimoniare per il regno della terra.

Yehuda Amichai – Giacobbe e l’angelo

Yehuda Amichai
Giacobbe e l’angelo
Poco prima dell’alba sospirando
lei lo stringeva così, e lo sconfisse.
E anch’egli la stringeva, e la sconfisse,
e sapevano entrambi: quella stretta
portava la morte.
E rinunciarono a dirsi i loro nomi.

Ma al primo chiarore
egli vide il suo corpo:
ed era ancora bianco
nei punti dove ieri
il costume da bagno la copriva.

Poi a un tratto da su la chiamarono,
due volte.
Come chiamando strappi una bambina
ai giochi nel cortile.
E lui ne seppe il nome e le permise
di andare.

Yehuda Amichai – Mi ha assalito un’acre nostalgia,

Yehuda Amichai

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.