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Anonimo – La rosa del Vietnam

Anonimo
La rosa del Vietnam

Una rosa nasce vicino il giardino..
passo e la raccolgo…
sento spari e bombardamenti.. avanzo per la strada..
*
Carri armati corrono… sono tantissimi… cosa succede?
soldati per terra… sangue dal viso,
nuvole nere.. una pioggia leggera..
*
Sta arrivando la morte?
cerco di scappare con fatica, rifugiandomi
in una botte accanto ad una capanna..
*
Sento la marcia dei soldati… guardo attraverso un foro…
stanno giustiziando tre donne e due bambini…
chi sono quelli? I figli del diavolo?
*
Sento delle voci,
dicono che sono gli americani, venuti per distruggere noi del Vietnam…
e dare valore al loro potere, di fronte agli occhi della Russia.
*
Trovo altri ragazzi come me.. chiedo se si uniscono,
per attaccare con amore e pace..
*
dai loro capelli biondi, dalle loro mani sporche,
e dagli occhi consumati dalle lacrime,
mi stringono la mano e avanziamo,
contro i figli del diavolo.
*
Vediamo un fiume lì vicino.. è quasi rosso..
pieno di corpi morti..
*
Risentiamo le marce dei soldati…
carri armati, fucilazioni, aerei, mine nascoste,
e la paura di vivere ancora per poco.
*
Guardo i miei nuovi compagni, ci teniamo per mano e…
cantiamo e avanziamo… i soldati ci raggiungono..
un carro armato ci viene all’incontro..
*
Noi ci fermiamo..
siamo circondati..
pronti alla nostra fucilazione..
nessuno piange.. non abbiamo più speranza..
*
Trovo la forza per avanzare.. mi avvicino
ad un soldato americano già pronto a far fuoco
, e gli do la mia rosa che avevo raccolta e nascosta frà le mani…
*
Il soldato mi guarda…

Piange,
e io seguo il suo pianto.
Si inginocchia e..
mi stringe la mano..
cosa vuol dire tutto questo?..
C’è sempre qualcuno che non ama la guerra?..
ecco la fine della speranza…
arriva un altro soldato, sparando contro di me, i miei nuovi amici,
e contro il soldato,
che un attimo prima mi strinse la mano e pianse con me.
*
Un tipo famoso disse in quegli anni:
Anche la guerra, un giorno s’inginocchierà al suono di una chitarra.

Nguyven Chi Trung – Venti

Nguyven Chi Trung

Venti del cielo, che il cielo separate,
del cielo che stanotte sarà strappato
non a causa d’un essere umano
vuoto ancora di passato.
Si sono smarrite per sempre
quelle vite vicinissime all’arte?
vicinissime come il fiume al pescatore,
la foresta al suo guardiano…
Lo spazio del Qui e dell’Ora è senza
gratitudine, senza considerazione alcuna.
Dalle origini la terra porta il suo dolore,
lo porta? Lo deve.

*

Venti del sogno, un sogno
che vita non può diventare,
e il suo ululato trafigge
questa notte e il mare insensibile.
La pioggia. Piove come avesse
da sempre atteso proprio questo.
Come se uno avesse sempre atteso
l’altro, la Sarta del Cielo
e il Pastore del Bufalo indiano,
guardandosi sopra il ponte di pietra.
Pietra su pietra costruito
da innumerevoli gru,
cuore a cuore per non scordarsi
l’uno dell’altro.

*

Venti dei seguaci, che ci guidate
e accompagnate nella ricerca senza stelle.
Non sappiamo dove, non conosciamo nulla,
ipotizziamo solo probabili
spazi di solitudine
il cui regno nelle buche di terra
si spande come ciottoli.
Del vuoto. Infinita quantità di cose.
Incommensurabili. L’anima non dovrebbe
scomparire?

*

Venti oltre il corpo vacillante
passando accanto alle immobili colonne blu
degli occhi, con l’ombra fissa
d’un ricordo senza fine. Quando.
Quando sapremo di questo Quando.
Oh memoria, come raffiche di venti
vaghi oltre vicinanze e lontananze
e lasci la tragedia indietro.
Solitamente qui nella parola.

*

Venti che l’amore
fate scomparire, che come
ogni accadimento umano
in una vita
si basa sul fraintendimento.
Non mi hai più nel cuore
che ora è divenuto blu, e
ho ancora qui la tua immagine,
rimasta dalle notti consumate,
stretta sul petto aperto
come finestra aperta sull’oceano,
in mezzo all’argine della vita,
dove qualcosa di recente s’è inciso.

*

Venti che trapassate gli spazi del vuoto,
che è dovunque dall’inizio della vita,
un tempo in villaggi anonimi,
protetti da foreste senza fine,
in città stracolme ora di sfortuna,
rinchiusi nella pancia del maiale.
Il cuore è una pietra umana
logorata. E questo dire
è da un’ulteriore pietra dorata
che è indistruttibile come la parola.

 

Ho-Chi-Minh – Miserie

MISERIE

Ho-Chi-Minh

Che miseria 

perdere la libertà !

Anche nei bisogni più crudi

si è limitati.

Quando è aperta la porta,

il ventre non fa male.

E quando poi fa male

la porta è incatenata

Ho-Chi-Minh – Lontano dalla lotta

 

LONTANO DALLA LOTTA

Piuttosto morire

che vivere servi !

Quando le libere bandiere

si spiegano

che gran dolore

stare in fondo 

a una cella

senza potersi battere

in campo aperto.

Ho-chi-Minh

Ho-Chi-Minh – La rosa

Ho-Chi-Minh

LA ROSA

La rosa s’apre, la rosa

appassisce senza sapere

quello che fa.

Basta il profumo

di rosa

smarrito in un carcere

perchè nel cuore

del carcerato

urlino tutte le ingiustizie

del mondo.