Bert Klesser

Bert Klesser

Colpii all’ala l’uccello
nonostante volasse contro il sole morente;
ma appena echeggiò lo sparo lui si levò
più su, più su nei frantumi di luce d’oro,
fin che girò su se stesso, le piume arruffate,
e qualcuna del petto gli fluttuava vicino,
e cadde come un piombo nell’erba.
Qualche passo lì intorno, scostando i cespugli,
e vidi uno schizzo di sangue su un tronco
e la quaglia giaceva accanto alle radici fradice.
Allungai una mano, non vidi né rovi né spine,
ma qualcosa la punse e la forò e l’immobilizzò.
Allora, in un attimo, scoprii il serpente a sonagli —
le grandi palpebre sopra i suoi occhi gialli,
la testa arcuata, affondata nelle sue spire,
un cerchio di schifo, colore della cenere,
o di foglie di quercia sbiadite sotto strati di foglie.
Restai di sasso mentre si contraeva e srotolava
e cominciava a strisciare sotto il tronco
quando mi afflosciai nell’erba.