Insensibilità

Beato il soldato in patria, che neppure s’immagina
come, da qualche parte, ad ogni alba degli uomini
muovano all’attacco,e molti sospiri si esalino.

cimitero francia 1° linea

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Wilfred Owen

Insensibilità
I.
Beati quelli che prima ancora di venire uccisi
sanno freddare il sangue nelle vene.
Quelli ai quali la compassione non fa scherzi
né indolenzisce i piedi
lungo i sentieri lastricati con i loro fratelli.
La prima linea avvizzisce.
Ma sono truppe ad appassire, non fiori,
per lacrimose sciocchezze di poeti:
uomini, vuoti da riempire,
perdite, che avrebbero potuto
combattere più a lungo; ma nessuno se ne cura.
II.
E alcuni smettono di sentire
persino se stessi o per se stessi.
Il torpore è il rimedio migliore
all’importuno rovello dei bombardamenti,
e la strana aritmetica del Caso
torna loro più facile da computare
che non lo scellino dell’arruolamento.
Non tengono piu il conto della decimazione degli eserciti.
III.
Beati quelli che perdono l’immaginazione:
ne hanno di munizioni da trasportare.
Il loro spirito non trascina zaino,
le loro vecchie ferite, solo il freddo può farle dolere.
A furia di vedere solo rosso,
i loro occhi si sono sbarazzati
della pena del colore del sangue, per sempre.
E superata la prima stretta di terrore,
i loro cuori restano rimpiccioliti.
I loro sensi, ormai da tempo cicatrizzati
al rovente cauterio di qualche battaglia,
possono ridere fra chi muore, indifferenti.
IV.
Beato il soldato in patria, che neppure s’immagina
come, da qualche parte, ad ogni alba degli uomini
muovano all’attacco,e molti sospiri si esalino.
Beato il ragazzo la cui mente non fu mai addestrata:
i suoi giorni sono piuttosto da dimenticare.
Canta lungo il cammino
che noi percorriamo in silenzio, perché scende
il crepuscolo,il lungo, disperato, inesorabile corso
da un giorno più lungo a una notte più sconfinata.
V.
Saggi noi, che con un pensiero
insozziamo di sangue tutta l’anima,
come potremmo vedere il nostro compito
se non con i suoi ottusi occhi senza ciglia?
Da vivo, non sprizza vivacità;
quando muore, non è troppo mortale;
né triste, né fiero,
per niente curioso.
Non sa distinguere
la placidità dei vecchi dalla propria.
VI.
Ma gli ottusi che nessun cannone stordisce
san condannati ad essere come le pietre.
Sono abietti e meschini
della pochezza che non fu mai ingenuità.
Per scelta si resero immuni
alla pietà e a tutto ciò che piange nell’uomo
davanti all’ultimo mare e alle stelle sventurate;
a ciò che piange quando molti abbandonano queste sponde;
a tutto ciò che condivide
l’eterna reciprocità del pianto.