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Charles Baudelaire – Elevazione

Charles Baudelaire

Elevazione

Al di sopra degli stagni, al di sopra delle valli,
delle montagne, dei boschi, delle nubi, dei mari,
oltre il sole e l’etere, al di là dei confini delle sfere stellate,
anima mia tu ti muovi con agilità,

e, come un bravo nuotatore che fende l’ onda,
tu solchi gaiamente, l’immensità profonda
con indicibile e maschia voluttà.

Via da questi miasmi putridi,
va’ a purificarti nell’aria superiore,
e bevi come un puro e divin liquore
il fuoco chiaro che riempie i limpidi spazi.

Alle spalle le noie e i molti dispiaceri
che gravano col loro peso sulla grigia esistenza
felice chi può con un colpo d’ala vigoroso
slanciarsi verso campi luminosi e sereni;

colui i cui pensieri, come allodole,
verso i cieli al mattino spiccano un volo
– che plana sulla vita. e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

Baudelaire – Il Morto lieto

Baudelaire

Il Morto lieto

In un terreno grasso e di lumache
pieno, voglio scavarmi una profonda
fossa, dove distendere a mio agio
le mie vecchie ossa e nell’oblio dormir
come fa il pescecane in mezzo all’onda.
Detesto i testamenti, odio i sepolcri;
preferirei, piuttosto che implorare dagli uomini
una lacrima, da vivo invitare a far scempio i corvi sopra
tutte le parti della mia carcassa
immonda. O vermi, miei neri compagni
senza orecchie e senza occhi, a voi venire
guardate un morto libero e gioioso;
filosofi gaudenti, figli della
putrefazione, mandate dunque senza
rimorso per la mia rovina e ditemi
se qualche altra tortura ancora esiste
per questo vecchio corpo ormai senza anima
è morto tra un gran numero di morti

Arthurt Rimbraud – Canto di guerra parigino

 

Rimbraud

Canto di guerra parigino

La Primavera è evidente poiché,
Dal cuore delle verdi Proprietà,
I bei voli di Thiers e di Picard
Ad ali aperte splendenti si librano!

Quanti straccioni deliranti, oh Maggio!
Meudon e Sèvres, Asnières e Bagneux,
Sentite dunque i cari benvenuti
Spargere su di voi primaverine!

Hanno cheppí, sciaboloni e tam-tam,
e non la scatolaccia di candele;
L’e yole che giammai non han giàm, giàm…
Solcano il lago dall’acqua arrossata!

Noialtri piú che mai gozzovigliamo
Quando sui tetti delle nostre tane
S’abbatton quelle zucche di un bel giallo
Che fanno albe un po’ particolari!

Thiers e Picard sono piccoli Eroti
Che rapiscono ovunque i girasoli;
Col petrolio dipingon dei Corot :
Sentite un po’ ronzare i loro tropi…

Sono dei familiari del Gran Trucco !…
Sdraiato fra i giaggiuoli, ecco qui Favre
Che sbatte le sue ciglia lagrimifere,
E tira su col naso per il pepe!

Ha il selciato rovente la metropoli
Malgrado i vostri bagni, di petrolio,
E voi decisamente ci obbligate
A stimolarvi nella vostra parte…

E i rurali che simile ai prelati
Stan li comodamente accovacciati
Sentiranno spezzarsi i ramoscelli
Un giorno tra i sibili rossastri

dell’ariete instancabile e pesante.
Da quel tonfo monotono cullato
, mi sembra che si inchiodi in qualche luogo
in gran fretta una bara. Per chi?
Ieri era l’estate; ed ecco già l’autunno
Suona, questo rumore misterioso,
come il cupo rimbombo di un distacco.

II
Amo dei tuoi socchiusi occhi la luce
verdastra, ed oggi tutto mi è amaro,
o dolce beltà, e nulla, né il tuo amore,
né l’alcova e il camino non mi valgono
il sole che dardeggia sopra il mare.
Amami, tuttavia, tenero cuore;
come una madre, anche se un ingrato
ed un perfido sono;
amante oppure sorella, sii l’effimera dolcezza
d’un autunno glorioso o d’un tramonto.
Breve còmpito: avida la tomba
attende! Con la fronte riposata
sopra le tue ginocchia e rimpiangendo
l’estate bianca e torrida, gustare
lasciami il giallo raggio dell’autunno!

Charles Baudelaire – Canto di Autunno

Baudelaire

Canto d’autunno
I
Presto ci immergeremo nelle fredde
tenebre: addio vivo chiarore, estati
troppo brevi! Digià cade la legna
con i funebri colpi e sul selciato
risuona dei cortili. Dentro al mio essere
già l’inverno fa ritorno:
odio, collera, brividi ed orrore,
forzato duro affanno, e, come il sole
nell’inferno polare, questo cuore
non sarà più che massa rossa e ghiaccia.
Fremendo ascolto ceppo dietro ceppo
cadere; ed un patibolo che sorge
non ha eco più sorda. La mia anima
è una torre che frana sotto i colpi
dell’ariete instancabile e pesante.
Da quel tonfo monotono cullato
, mi sembra che si inchiodi in qualche luogo
in gran fretta una bara. Per chi?
Ieri era l’estate; ed ecco già l’autunno
Suona, questo rumore misterioso,
come il cupo rimbombo di un distacco.

II
Amo dei tuoi socchiusi occhi la luce
verdastra, ed oggi tutto mi è amaro,
o dolce beltà, e nulla, né il tuo amore,
né l’alcova e il camino non mi valgono
il sole che dardeggia sopra il mare.
Amami, tuttavia, tenero cuore;
come una madre, anche se un ingrato
ed un perfido sono;
amante oppure sorella, sii l’effimera dolcezza
d’un autunno glorioso o d’un tramonto.
Breve còmpito: avida la tomba
attende! Con la fronte riposata
sopra le tue ginocchia e rimpiangendo
l’estate bianca e torrida, gustare
lasciami il giallo raggio dell’autunno!

Baudelaire – Il cattivo Frate

Baudelaire

Il cattivo Frate

I chiostri antichi sopra i vasti muri
mostravano dipinto il santo Vero
I cui effetti, scaldando le pie viscere,
temperavano il gelo della loro austerità.
In quei tempi in cui fioriva
di Cristo il seme, più di un frate illustre,
oggi poco citato ormai, la Morte
con gran semplicità glorificava
scegliendo il camposanto come studio d’artista.

La mia anima è una tomba
che dall’eternità percorro ed abito come un cattivo cenobita nulla
di questo odioso chiostro adorna i muri.
Monaco fannullone! saprò un giorno
far sí che lo spettacolo vivente
di mia triste miseria sia il lavoro
delle mie mani e m’innamori gli occhi?

Boudelaire – Duellum

Boudelaire

Duellum
Avventati si sono due guerrieri
l’uno sull’altro, e l’aria hanno chiazzato
le armi loro di sangue e di bagliori.
Quei colpi, quello strepito del ferro
sono schiamazzi di giovani preda
di un amore che vagisce.
Infrante
sono le spade, o cara, cosi come
la nostra gioventú! Ma i denti e le unghie aguzze
quanto prima vendicare sapranno sia la spada che la daga
traditrice. O furore di maturi cuori ulcerati dall’amore i I nostri
eroi son rotolati nel burrone
frequentato da tigri e lonze, stretti
brutalmente, e la loro pelle gli aridi roveti infiorerà.
Quella voragine è l’inferno, con tutti i nostri amici!
O amazzone inumana, rotoliamovi senza rimorsi,
al fine di eternare l’ardore di quest’odio che ci strugge.

Luis Aragon – La rosa e la reseda

Luis Aragon

La rosa e la reseda

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Entrambi adoravano la bella prigioniera dei soldati
Colui che saliva sulla scala e colui che aspettava in basso

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Che importa come si chiama questa chiarezza sui loro passi
Che uno fosse di chiesa e l’altro si defilasse

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Entrambi erano fedeli nelle labbra nel cuore nelle braccia
Ed entrambi dicevano che essa viva e chi vivrà vedrà

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Quando il grano è sotto la grandine è pazzo chi fa il difficile
E’ pazzo colui che si occupa dei suoi litigi nel cuore della lotta comune

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Dall’alto della cittadella la sentinella sparò
per due volte e l’uno cancella l’altra tomba che morirà

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Sono in prigione l’uno ha il più triste giaciglio
L’uno più dell’altro si congela, l’altro preferisce i topi

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Un ribelle è un ribelle due singulti fanno un solo rintocco funebre
E quando viene l’alba crudele passano dalla vita al trapasso

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Ripetendo il nome di colei che nessuno dei due sbagliò
E il loro sangue gronda con uno stesso colore con uno stesso scoppio

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
Gronda, gronda, si mescola alla terra che amò
Affinché alla nuova stagione maturi un’uva moscata

Colui che credeva al cielo e colui che non ci credeva
L’unico corre e l’altro ha delle ali della Bretagna o del Jura
E lampone o mirabella il grillo canterà di nuovo
dite flauto o violoncello il doppio amore che bruciò
l’allodola e la rondine la rosa e la reseda.