Casi mentali

Non sanno d’essere morti
i morti come noi,
non hanno pace.
Ostinati ripetono la vita
e dicono parole di bontà
Vittorio Sereni

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Wilfred Owen
Casi mentali
Chi sono costoro? Perché siedono qui al crepuscolo?
Perché mai dondolano, ombre purgatoriali,
la lingua penzoloni da mascelle che sbavano il pasto,
scoprendo denti che ghignano come perfidi denti di teschi?
Fitte su fitte di dolore – ma quale lento panico,
cerchiò di tali abissi le loro logore occhiaie?
Dai loro capelli, dal palmo delle mani, trasuda
infinita miseria. Certo siamo morti dormendo
e ora traversiamo l’inferno; ma chi sono queste
creature infernali ?
– Sono uomini ai quali i Morti hanno rapito la mente.
La memoria fruga omicidi nei loro capelli.
Ne hanno visti di omicidi in massa.
Guadando pantani di carne questi inermi vagano,
calpestando sangue da polmoni che amavano ridere.
Per sempre sono dannati a vedere e sentire
cannoneggiamenti, muscoli che volano a brandelli,
supreme carneficine e spreco d’uomini
troppo fitti ammassati per districarli.
Se le loro pupille arretrano torturate
fin dentro il cervello, è perché ai loro occhi il sole
pare una macchia di sangue, nera di sangue la notte;
l’alba si schiude sanguinante come una ferita fresca.
– Perciò le loro teste vestono l’ilare, orrida,
terribile fissità dei finti sorrisi da cadavere.
– Perciò le loro mani si stringono l’una all’altra;
impigliandosi ai nodi delle loro sferze;
ghermendo noi che li colpimmo, fratello,
scalciando noi che demmo loro morte e follia.