Il Commiato

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Wilfred Owen

Il commiato
Giù per stretti sentieri, all’imbrunire, marciavano cantando
verso la tettoia sul binario di raccordo,
e lungo il treno schieravano volti sinistramente festosi.
Avevano il petto tutto bianco di ramoscelli e ghirlande
come, da morti, gli uomini.
Torpidi facchini li stavano a guardare, e un vagabondo
restò fisso a scrutarli,
dispiaciuto di perderli dal campo di addestramento sulle alture.
Poi, indifferenti, i segnali annuirono, e una luce
ammiccò al capotreno.
Così, di nascosto, come colpe messe a tacere, se ne andarono.
Non erano dei nostri:
mai sapemmo a quale fronte li destinarono.
Né se là ancora ridono di quel che auguravano
le donne nell’infiorarli.
Ritorneranno ai solenni rintocchi di campane
su treni esultanti e stracarichi?
Pochi, pochi, troppo pochi per fanfare e grida,
ne riverranno, forse, trascinandosi muti verso quieti
pozzi di villaggio su per strade poco note.

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