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Gianni Rizzo – Senza proclami

Gianni Rizzo

Senza proclami

Fra tante notti, tanti scogli, tanti morti,
tu rivoluzionario hai aperto le dure strade dei nostri versi,
per un incontro di tutti gli uomini.

Nel buio sto ad ascoltare i passi,
ascolto i passi. Vengono. Sono vicini. Ci avviciniamo.

Se nient’altro abbiamo guadagnato, sappiamo però
che domani ci incontreremo. Questo andiamo predicando,
questo insegniamo, senza stilare proclami,
poiché colui che dice di amare ciò che ama,
non fa un proclama,
dice soltanto ciò che non potrebbe non dire.

Geo Milev – Vox populí: Vox Dei.

Geo Milev

Vox populí:
Vox Dei.

Da mille lame trafitto
umiliato
deturpato
più povero del povero
rimasto senza nervi
e senza cervello
dalle inquietanti tenebre
della sua vita
un popolo
è insorto
e ha scritto col sangue
questa parola:
LIBERTA!

Settembre.
Voce di popolo:
Voce di Dio.
O Dio
sostieni l’opera sacra
delle rozze mani annerite
e metti coraggio
nel nostro cuore che esplode!
Tu non vuoi gli uomini schiavi
ed ecco: ti giuriamo sulla nostra fosca
che per noi
un uomo libero rinascerà
al mondo.
Davanti a noi sta la morte:
e sia!
Ma oltre
fiorisce la terra di Canaan
a noi
promessa dalla giustizia
eterna primavera di un sogno vivo…

Questo è ciò che crediamo
ciò che sappiamo
questo è il nostro desiderio.
Dio è con noi!

Geo Milev – Settembre! Settembre!

Geo Milev
Settembre! Settembre!

H popolo insorge
col martello
in pugno
tra scorie fuliggine scintille…
con la falce
nei campi
macerato di fredda umidità:
uomini
di nera fatica
muti e pazienti:

non geni
o ingegni
credenti
oratori
agitatori
fabbricanti
pedanti
scrittori
aviatori
generali
proprietari
di locali
musicanti
e filistei
ma
braccianti
operai
diseredati
analfabeti
profani
teppisti
i forza
animale:
migliaia
massa
popolo!
migliaia di fedi
— fede nell’ascensione popolare
migliaia di volontà
— volontà di vita serena
migliaia di cuori selvaggi
— e fuoco in ogni cuore
migliaia di mani nere
migliaia
nel cerchio vermiglio dello spazio
sollevano con impeto
in su
rosse bandiere
sventolate
in alto
in largo
su tutto il paese sconvolto
dal fremito della riscossa
frutto dell’uragano e della furia:
migliaia
massa
popolo!

Nikos Mikellidis – Deus ex machina

 

Nikos Mikellidis
Deus ex machina
Un gabbiano attrezzato pe l’eternità
volò nel cuore dell’infinito
Una madre apre il seno
alle piccole bocche che attendono,
perchè le madri di tutto il mondo sappiano
aprire il seno
a tutte le piccole bocche,
perchè gli uomini apprendano
a spalancare le braccia
ai fratelli che muoiono ogni giorno.
Un sasso ingiallito sulla spiaggia
annuncia l’imminente autunno.
Siede sopra le nubi a gambe incrociate
il vecchio sole e sbadiglia;
da tempo il mare non canta più,
è cominciato il suo lacerante lamento;
sulla strada del cimitero
vanno due vecchie, mute, vestite di nero,
che piangono sommesse – a visitare
i figli caduti per la Patria.
Le porte del vostro cuore sprangate di ferro
attendono un deus ex machina
che venga ad aprirle, per farvi penetrare
un po’ d’amore, il sorriso d’un bambino che poppa
il pianto di una madre per il figlio
morto in combattimento
e un po’ di mare d’autunno
per il nostro riscatto

Kulis Avgherinos – Pace

 

Kulis Avgherinos
 Pace
Sarebbe davvero un bello scherzo
poter dire
che Makros Krallis è diventato grasso,
è il più magro della compagnia,
il più patito della gloriosa brigata
(Sarebbe davvero un bello scherzo)
Poter dire
che il suo volto rugoso s’è rasserenato
e una pallida luna
ha disteso
l’impassibilità della morte sulla sua fronte disperata
(Sarebbe un bello scherzo)
Poter dire….tu che non sai
che Makros Krallis
il più magro della compagnia,
il più patito della gloriosa brigata,
è affogato ieri nel fiume
mentre tentava
di salvare un nemico ferito
che gridava
Pace…Pace.

Kristos Rumeliotakis – Dietro le palpebre

Kristos Rumeliotakis
Dietro le palpebre
Dietro le palpebre dell’uomo è nascosto
il volto del dolore
gremito di lacrime
Dietro le palpebre del poeta è nascosto
il volto dello spasimo
gremito di versi

Gianni Rizzo – In attesa

Gianni Rizzo
 In attesa
E’ notte nel quartiere. Non possiamo dormire.
Aspettiamo che faccia giorno,Aspettiamo
che il sole picchi come un forte martello sulle lamiere dei tetti,
che colpisca la nostra fronte, il nostro cuore,
che diventi tuono, che si oda un fragore. Un diverso suono,
poiche il silenzio è popolato di colpi, di oscuri presagi.
Gianni Rizzo
Senza proclami
Fra tante notti, tanti scogli, tanti morti,
tu rivoluzionario hai aperto le dure strade dei nostri versi,
per un incontro di tutti gli uomini
Nel buio sto ad ascoltare i passi,
ascolto i passi. Vengono. Sono vicini. Ci avviciniamo.
Se nient’altro abbiamo guadagnato, sappiamo però
che domani ci incontreremo. Questo andiamo predicando,
questo insegnamo, senza stilare proclami,
poiché colui che dice di amare ciò che ama,
non fa un proclama,
dice soltanto ciò che non potrebbe dire.

Nikiforos Vrettacos – Il lamento dell’ucciso

Dietro le palpebre dell’uomo è nascosto
il volto del dolore
gremito di lagrime
Dietro le palpebre del poeta è nascosto
il volto dello spasimo
gremito di versi.
Kristos Rumeliotakis


Il lamento dell’ucciso

Nikiforos Vrettacos
Poeta Cipriota
Mi hanno ucciso per una rosa.
Per un sorriso mi hanno ammazzato.
Videro un giorno, all’alba,
un colombo avvilito
posare sul mio tetto.
Videro in me l’amore:
non potevo nasconderlo.
Era un bianco messaggio
scritto dagli dei,
ritti sulla mia culla:
avrai la certezza del grano,
del pane.
Scoprirono,
nascosta nel mio corpo,
una speranza: e per questo
mi hanno ucciso.
Per questo –
non erano ancora tramontate le stelle,
e l’alba s’era appena tinta di rosa – quando
mi fecero alzare
sono cresciuto
sono cresciuto
sono cresciuto
apparvi come una colonna
criniera di leone
davanti a venti bocche
di fucile.
Per un ” buon giorno ”
mi hanno fatto morire.
Nel mio sbiadito ricordo
rotea ancora il sole.
Errando fra le ombre
rivedo appena come
aprivo la finestra
e il mondo intero guardavo.
Con dolcezza mi parlava ed io
replicavo con dolcezza.
Con un cuore gremito d’amore, di sogni.
Ma ditemi,
se non m’era possibile vivere
senza amare
che cosa dovevo fare?

Kostas Kulufakus – Testamento

Dietro le palpebre dell’uomo è nascosto
il volto del dolore
gremito di lagrime
Dietro le palpebre del poeta è nascosto
il volto dello spasimo
gremito di versi.
Kristos Rumeliotakis
Testamento

Kostas Kulufakus
Poeta Cipriota
 

All’adolescente del 2052

Con l’erba sei nato
sopra le tombe dei nemici
e dei fratelli.

Tra le vigne il mare
puoi distinguere
e le macchine elettriche.

So che hai cervello nel cranio
e che il tuo cuore batte.

Con l’uno e con l’altro impara
ama solo col secondo.

Forse cosi potrai un po’
perdonare anche i nostri nemici.

Quel che non potemmo concederci
a te sarà consentito.

Non ce la prenderemo se ci criticherai.
Un tempo
fummo soli a combattere.

E non occorre che tu ci conosca per nome.
Venimmo
facemmo il nostro dovere e partimmo.

Volontari in Spagna – E non occorre che tu ci conosca per nome.
Venimmo facemmo il nostro dovere e partimmo

Kostas Kulufakus – Notturno

Dietro le palpebre dell’uomo è nascosto
il volto del dolore
gremito di lagrime
 

Dietro le palpebre del poeta è nascosto
il volto dello spasimo
gremito di versi.

Kristos Rumeliotakis

 

Notturno

Kostas Kulufakus
Poeta Ciriota


E’
buio. 

Le tazze, le coperte e la terra
conservano i loro colori in attesa del giorno.

Una bisaccia pende dal palo della tenda,
dentro dormono
il pane e il coltello
affratellati.

In cerchio gli inseparabili respiri
dei compagni.
Tra poco la luna
penetrerà scivolando dalle fessure
a tagliare uguali parti di sogno.

In ogni tenda dieci di noi.
I giacigli e gli anni d’esilio, uno accanto all’altro.