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Bertold Brect – In morte di un combattente per la pace

Bertold Brect
In morte di un combattente per la pace

Chi non si era arreso
è stato ucciso.
*
Chi è stato ucciso
non si era arreso.
*
La bocca che ammoniva
l’hanno empita di terra
Comincia
l’avventura di sangue.
Sulla fossa di colui che amò la pace
battono il passo i battaglioni.
*
Fra inutile, allora, la lotta?
*
Quando a venire ucciso è chi non da solo lottava,
il nemico
ancora non ha vinto.
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Bertold Brecht – Ballata dell’incendio del Reíchstag

Bertold Brecht
Ballata dell’incendio del Reíchstag

I.
Dopo che il grancassa per tredici anni
a tutto il mondo aveva annunciato
i misfatti dei comunisti, non uno
si era ancora avverato.
2.

E i tamburini irati rullano:
qualcosa deve succedere alfine.
Gli assassini, vedete, non vogliono
commettere assassinii.
3•
Un giorno, era ancora inverno,
sulle rive della Panke si sostava —
il Fiihrer disse: oggi si sente
un incendio del Reichstag nell’aria.
4•

E quel lunedì sera un grande
edificio era avvolto nel fuoco.
Era tremendo il crimine
e l’incendiario ignoto.

5

Fu trovato un ragazzo
Con i calzoni e basta
e in tela, rilegata,
la tessera comunista.
6.
Chi gli ha dato quella tessera?
Perché stava li in giro?
Le SA stavano nei pressi,
ma a loro non si chiede il motivo.
7•

Per incendiare quell’edificio
dovevano essere in dodici:
era quasi tutto di pietra e i punti
che ardevano erano dodici.
8.
In mezzo ai dodici incendi
c’erano in dodici delle S.A
, indicavano con mani annerite
quel gracile ragazzo là.
9•

E così, per merito del Führer
fu scoperta la congiura,
certo, quello che veniva alla luc
e a più d’uno ha messo paura.

10
Nella casa dove la congiura
deve essere passata per forza,
abitava un certo Góring
all’oscuro della cosa.
II.
Lui, il presidente del Reichstag, aveva
mandato in permesso tutte le guardie,
e non è in casa quanto sente
che il Reichstag è in fiamme.
12
Perché tu, presidente, hai mandato
oggi in permesso le tue guardie?
Oggi è proprio il lunedí
che il tuo Reichstag è in fiamme! ‘I
13
Se il giudice lo interrogasse,
non avrebbe la risposta facile,
ma non puoi incriminarlo,
perché lui stesso è il giudice.
14
Lui non interroga Hermann Góring,
così non scopre il vero e il falso,
ma conclude che la colpa
è dei comunisti. Chiaro.
15
E prima che fosse trascorsa la notte
di questo sanguinoso febbraio,
ogni nemico di Hitler
fu ucciso o imprigionato.
16.
Quando a Roma Nerone del sangue
dei cristiani aveva sete,
diede la sua Roma alle fiamme
e la ridusse in cenere.
17-
Cosí Nerone forni la prova
che i cristiani erano canaglie.
Questa lezione un certo Hermann Góring
l’imparò che era in fasce.
18
A Berlino nel millenove‑
centotrentatre, un lunedí sera,
c’era il palazzo dell’ultimo
Reichstag che ardeva.
19.
Chi cantò questo fattaccio, si chiamava
Oberfohren e non visse più a lungo:
quando il mondo lo venne a sapere
gli hanno sparato subito.

Bertold Brecht – Al momento di marciare molti non sanno

Bertold Brecht

Al momento di marciare molti non sanno

Che alla loro testa marcia il nemico
La voce che li comanda
È la voce del loro nemico
E chi parla del nemico
È lui stesso il nemico

Martin Niemöller – Prima vennero per i comunisti

Martin Niemöller

Prima vennero per i comunisti

Prima vennero per i comunisti,
e io non dissi nulla
perché non ero comunista.
*
Poi vennero vennero per i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico
*
Poi vennero per i sindacalisti,
e io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
*
Poi vennero per gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
*
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno

che potesse dire qualcosa.

Martin Niemöller – Il triangolo giallo

Martin Niemöller
Il triangolo giallo

Triangolo nero, triangolo rosa, triangolo verde
triangolo rosso, triangolo blu, triangolo lillà
loro portavano il triangolo giallo.
Prima vennero per i criminali, e non parlai.
Poi cominciarono a prendere gli ebrei
e quando presero i sindacalisti
io non parlai.
Quando presero gli studenti di teologia
ammassarono gli omosessuali
e poi raccolsero gli immigranti e gli zingari.
Io non parlai.
Poi vennero per me
e non c’era più nessuno che potesse parlare.

Paul Celan – Parla anche tu

Paul Celan

Parla anche tu

Parla anche tu

parla per ultimo,

di’ cosa pensi.

Parla –

ma non dividere il sì dal no.

Da’ senso anche al tuo pensiero:

dagli ombra.

Dagli ombra che basti, tanta

quanta tu sai

attorno a te divisa fra

mezzanotte e mezzodì e mezzanotte.

Guardati intorno:

vedi come in giro si rivive –

Per la morte! Si rivive!

Dice il vero, chi parla di ombre.

Ma ora si stringe il luogo dove stai:

adesso dove andrai, spogliato dell’ombre, dove?

Sali. A tasto innàlzati.

Più sottile divieni, quasi altro, più fine!

Più fine: un filo, lungo il quale

vuole scendere, la stella:

per giù nuotare, giù, dove essa

si vede brillare: nel mareggiare

di errabonde parole.

Paul Celan – Mandorla

Paul Celan

Mandorla

Nella mandorla – cosa sta nella mandorla?

Il nulla.

Nella mandorla sta il nulla.

Lì sta e sta.

Nel nulla – chi sta? Il re.

Lì sta il re, il re.

Lì sta e sta.

Ricciolo ebreo, non diventare grigio.

E il tuo occhio – per dove sta il tuo occhio?

Il tuo occhio sta davanti al nulla.

Sta verso il re.

Così sta e sta.

Ricciolo d’uomo, non diventare grigio.

Mandola vuota, blu regale.