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Giuseppe Ungaretti – Accadrà?

Giuseppe Ungaretti

Accadrà?
Tesa sempre in angoscia
E: al limite di morte:
Terribile ventura;
Ma, anelante di grazia,
In tanta Tua agonia
Ritornavi a scoprire,
Senza darti mai pace,
Che, nel principio e nei sospiri sommi
D)a una stessa speranza consolati,
Gli uomini sono uguali,
Figli d’un solo, d’un eterno Soffio.
*
Tragica Patria, l’insegnasti prodiga
A ogni favella libera,
E ne ebbero purezza dell’origine
Le immagini remote,
Le nuove, immemorabile radice.
*
Ma nella mente ora avverrà dei popoli
Che non più torni fertile
La parola ispirata,
E che Tu nel Tuo cuore,
Più generosa quanto più patisci,
Non la ritrovi ancora, più incantevole
Guanto più ascosa bruci?
*
Da venti secoli T’uccide l’uomo
Che incessante vivifichi rinata,
Umile interprete del Dio di tutti.
*
Patria stanca delle anime,
Succederà, universale fonte,
Che tu non più rifulga?
*
Sogno, grido, miracolo spezzante,
Seme d’amore nell’umana notte,
Speranza, fiore, canto,
Ora accadrà che cenere prevalga?
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Giuseppe Ungaretti – Dannazione

Giuseppe Ungaretti

Dannazione
1931
Come il sasso aspro del vulcano,
Come il logoro sasso del torrente,
Come la notte sola e nuda,
Anima da fionda e da terrori
Perché non ti raccatta
La mano ferma del Signore?
*
Quest’anima
Che sa le vanità del cuore
perfide ne sa le tentazioni
del mondo conosce la misura
i piani della nostra mente Giudica tracotanza,
*
Perché non può soffrire Se non rapimenti terreni?
Tu non mi guardi più, Signore…
non cerco se non oblio
Nella cecità .della carne.

Giuseppe Ungaretti – Popolo

Giuseppe Ungaretti

Popolo
Fuggì il branco solo delle palme
e la luna
infinita su aride notti
*
La notte più chiusa
lugubre tartaruga
annaspa
*
Un colore non dura
*
La perla ebbra del dubbio
già sommuove l’aurora e
ai suoi piedi momentanei
la brace
*
Brulicano già gridi
d’un vento nuovo
*
Alveari nascono nei monti
di sperdute fanfare
*
Tornate antichi specchi
voi lembi celati d’acqua

E
Mentre ormai taglienti
I virgulti dell’alta neve orlano
la vista consueta ai miei vecchi
nel chiaro calmo
s’allineano le vele
*
O Patria ogni tua età s’è desta nel mio sangue
Sicura avanzi e canti sopra un mare famelico

Giuseppe Ungaretti – Chiaroscuro

Giuseppe Ungaretti

Chiaroscuro
Anche le tombe sono scomparse
Spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
*
Mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera
*
Rifà giorno
*
Tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro

Giuseppe Ungaretti – Folli i miei passi

Giuseppe Ungaretti
Folli i miei passi

Le usate strade
– Folli i miei passi come d’un automa ‑
Che una volta d’incanto si muovevano
Con la mia corsa,
Ora piú svolgersi non sanno in grazie Piene di tempo
Svelando, a ogni mio umore rimutate,
I segni vani che le fanno vive
Se ci misurano.
*
E quando squillano al tramonto i vetri,

– Ma le case piú non ne hanno allegria ‑

Per abitudine se alfine sosto
Disilluso cercando almeno quiete,
Nelle penombre caute
Delle stanze raccolte
Quantunque ne sia tenera la voce
Non uno dei presenti sparsi oggetti,
Invecchiato con me,
O a residui d’immagini legato
Di una qualche vicenda che mi occorse,

Può inatteso tornare a circondarmi

Sciogliendomi dal cuore le parole.
*
Appresero cosí le braccia offerte
– I carnali occhi
Disfatti da dissimulate lacrime,
L’orecchio assurdo, ‑
Quell’umile speranza
Che travolgeva il teso Michelangelo
A murare ogni spazio in un baleno
Non concedendo all’anima
Nemmeno la risorsa di spezzarsi.

Giuseppe Ungaretti – In dormiveglia

Giuseppe Ungaretti

In dormiveglia

Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916

Assisto la notte violentata
L’aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio
*
Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia

Giuseppe Ungaretti – Tutto ho perduto

Giuseppe Ungaretti
Tutto ho perduto

 

Tutto ho perduto dell’infanzia
E non potrò mai piú
Smemorarmi in un grido.
L’infanzia ho sotterrato

*

Nel fondo delle notti
E ora, spada invisibile,
Mi separa da tutto.

*

Di me rammento che esultavo amandoti,
Ed eccomi perduto
In infinito delle notti.
Disperazione che incessante aumenta

*

La vita non mi è piú,
Arrestata in fondo alla gola,
Che una roccia di gridi. –