Archivi categoria: Italia – Giusepppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti – Popolo

Giuseppe Ungaretti

Popolo
Fuggì il branco solo delle palme
e la luna
infinita su aride notti
*
La notte più chiusa
lugubre tartaruga
annaspa
*
Un colore non dura
*
La perla ebbra del dubbio
già sommuove l’aurora e
ai suoi piedi momentanei
la brace
*
Brulicano già gridi
d’un vento nuovo
*
Alveari nascono nei monti
di sperdute fanfare
*
Tornate antichi specchi
voi lembi celati d’acqua

E
Mentre ormai taglienti
I virgulti dell’alta neve orlano
la vista consueta ai miei vecchi
nel chiaro calmo
s’allineano le vele
*
O Patria ogni tua età s’è desta nel mio sangue
Sicura avanzi e canti sopra un mare famelico

Giuseppe Ungaretti – Chiaroscuro

Giuseppe Ungaretti

Chiaroscuro
Anche le tombe sono scomparse
Spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
*
Mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera
*
Rifà giorno
*
Tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro

Giuseppe Ungaretti – Folli i miei passi

Giuseppe Ungaretti
Folli i miei passi

Le usate strade
– Folli i miei passi come d’un automa ‑
Che una volta d’incanto si muovevano
Con la mia corsa,
Ora piú svolgersi non sanno in grazie Piene di tempo
Svelando, a ogni mio umore rimutate,
I segni vani che le fanno vive
Se ci misurano.
*
E quando squillano al tramonto i vetri,

– Ma le case piú non ne hanno allegria ‑

Per abitudine se alfine sosto
Disilluso cercando almeno quiete,
Nelle penombre caute
Delle stanze raccolte
Quantunque ne sia tenera la voce
Non uno dei presenti sparsi oggetti,
Invecchiato con me,
O a residui d’immagini legato
Di una qualche vicenda che mi occorse,

Può inatteso tornare a circondarmi

Sciogliendomi dal cuore le parole.
*
Appresero cosí le braccia offerte
– I carnali occhi
Disfatti da dissimulate lacrime,
L’orecchio assurdo, ‑
Quell’umile speranza
Che travolgeva il teso Michelangelo
A murare ogni spazio in un baleno
Non concedendo all’anima
Nemmeno la risorsa di spezzarsi.

Giuseppe Ungaretti – In dormiveglia

Giuseppe Ungaretti

In dormiveglia

Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916

Assisto la notte violentata
L’aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio
*
Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia

Giuseppe Ungaretti – Tutto ho perduto

Giuseppe Ungaretti
Tutto ho perduto

 

Tutto ho perduto dell’infanzia
E non potrò mai piú
Smemorarmi in un grido.
L’infanzia ho sotterrato

*

Nel fondo delle notti
E ora, spada invisibile,
Mi separa da tutto.

*

Di me rammento che esultavo amandoti,
Ed eccomi perduto
In infinito delle notti.
Disperazione che incessante aumenta

*

La vita non mi è piú,
Arrestata in fondo alla gola,
Che una roccia di gridi. –

Giuseppe Ungaretti – Annientamento

Giuseppe Ungaretti
Annientamento
Versa il 21 maggio 1916

Il cuore ha prodigato le lucciole
s’è acceso e spento
di verde in verde
ho compitato
*
Colle mie mani plasmo il suolo
diffuso di grilli
mi modulo
di
sommesso uguale
cuore
*
M’ama non m’ama
mi sono smaltato
di margherite
mi sono radicato
nella terra marcita
sono cresciuto
come un crespo
sullo stelo torto
mi sono colto
nel tuffo
di spínalba
*
Oggi
come l’Isonzo
di asfalto azzurro
mi fisso
nella cenere del greto
scoperto dal sole
e mi trasmuto
in volo di nubi
*
Appieno infine
sfrenato
il solito essere sgomento
non batte più il tempo col cuore
non ha tempo né luogo
è felice
*
Ho sulle labbra
il bacio di marmo

Giuseppe Ungaretti – Valloncello di Cima Quattro

 

Giuseppe Ungaretti

 

Valloncello di Cima Quattro
il 6 agosto 1916

 

Assisto la notte violentata
L’aria e’ crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio
Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia