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Giuseppe Ungaretti – Defunti su montagne

Giuseppe Ungaretti

Defunti su montagne

Poche cose mi restano visibili
E, per sempre, l’aprile
Trascinante la nuvola insolubile,
Ma d’improvviso splendido:
Pallore, al Colosseo
Su estremi fumi emerso,
Col precipizio alle orbite
D’un azzurro che sorte più non eccita
Né turba.
*
Come nelle distanze
Le apparizioni incerte trascorrenti
Il chiarore impegnando
A limiti d’inganni,
Da pochi passi apparsi
I passanti alla base di quel muro
Perdevano statura
Dilatando il deserto dell’altezza,
E la sorpresa se, ombre, parlavano.
*
Agli echi fondi’ attento
Dello strano tamburo,
A quale ansia suprema rispondevo
Di volontà, bruciante
Quanto appariva esausta?
Non, da remoti eventi sobbalzando,
M’allettavano, ancora familiari
Nel ricordo, i pensieri dell’orgoglio:
Non era nostalgia, né delirio;
Non invidia di quiete inalterabile.
*
Allora fu che, entrato in San Clemente,
Dalla crocefissione di Masaccio
M’accolsero, d’un alito staccati
Mentre l’equestre rabbia
Convertita giù in roccia ammutoliva,
Desti dietro il biancore
Delle tombe abolite,
Defunti, su montagne
Sbocciate lievi da leggere nuvole.
*
Da pertinaci fumi risalito
Fu allora che intravvidi
Perché m’accende ancora la speranza.
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Giuseppe Ungaretti – Accadrà?

Giuseppe Ungaretti

Accadrà?
Tesa sempre in angoscia
E: al limite di morte:
Terribile ventura;
Ma, anelante di grazia,
In tanta Tua agonia
Ritornavi a scoprire,
Senza darti mai pace,
Che, nel principio e nei sospiri sommi
D)a una stessa speranza consolati,
Gli uomini sono uguali,
Figli d’un solo, d’un eterno Soffio.
*
Tragica Patria, l’insegnasti prodiga
A ogni favella libera,
E ne ebbero purezza dell’origine
Le immagini remote,
Le nuove, immemorabile radice.
*
Ma nella mente ora avverrà dei popoli
Che non più torni fertile
La parola ispirata,
E che Tu nel Tuo cuore,
Più generosa quanto più patisci,
Non la ritrovi ancora, più incantevole
Guanto più ascosa bruci?
*
Da venti secoli T’uccide l’uomo
Che incessante vivifichi rinata,
Umile interprete del Dio di tutti.
*
Patria stanca delle anime,
Succederà, universale fonte,
Che tu non più rifulga?
*
Sogno, grido, miracolo spezzante,
Seme d’amore nell’umana notte,
Speranza, fiore, canto,
Ora accadrà che cenere prevalga?

Giuseppe Ungaretti – Dannazione

Giuseppe Ungaretti

Dannazione
1931
Come il sasso aspro del vulcano,
Come il logoro sasso del torrente,
Come la notte sola e nuda,
Anima da fionda e da terrori
Perché non ti raccatta
La mano ferma del Signore?
*
Quest’anima
Che sa le vanità del cuore
perfide ne sa le tentazioni
del mondo conosce la misura
i piani della nostra mente Giudica tracotanza,
*
Perché non può soffrire Se non rapimenti terreni?
Tu non mi guardi più, Signore…
non cerco se non oblio
Nella cecità .della carne.

Giuseppe Ungaretti – Popolo

Giuseppe Ungaretti

Popolo
Fuggì il branco solo delle palme
e la luna
infinita su aride notti
*
La notte più chiusa
lugubre tartaruga
annaspa
*
Un colore non dura
*
La perla ebbra del dubbio
già sommuove l’aurora e
ai suoi piedi momentanei
la brace
*
Brulicano già gridi
d’un vento nuovo
*
Alveari nascono nei monti
di sperdute fanfare
*
Tornate antichi specchi
voi lembi celati d’acqua

E
Mentre ormai taglienti
I virgulti dell’alta neve orlano
la vista consueta ai miei vecchi
nel chiaro calmo
s’allineano le vele
*
O Patria ogni tua età s’è desta nel mio sangue
Sicura avanzi e canti sopra un mare famelico

Giuseppe Ungaretti – Chiaroscuro

Giuseppe Ungaretti

Chiaroscuro
Anche le tombe sono scomparse
Spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
*
Mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera
*
Rifà giorno
*
Tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro

Giuseppe Ungaretti – Folli i miei passi

Giuseppe Ungaretti
Folli i miei passi

Le usate strade
– Folli i miei passi come d’un automa ‑
Che una volta d’incanto si muovevano
Con la mia corsa,
Ora piú svolgersi non sanno in grazie Piene di tempo
Svelando, a ogni mio umore rimutate,
I segni vani che le fanno vive
Se ci misurano.
*
E quando squillano al tramonto i vetri,

– Ma le case piú non ne hanno allegria ‑

Per abitudine se alfine sosto
Disilluso cercando almeno quiete,
Nelle penombre caute
Delle stanze raccolte
Quantunque ne sia tenera la voce
Non uno dei presenti sparsi oggetti,
Invecchiato con me,
O a residui d’immagini legato
Di una qualche vicenda che mi occorse,

Può inatteso tornare a circondarmi

Sciogliendomi dal cuore le parole.
*
Appresero cosí le braccia offerte
– I carnali occhi
Disfatti da dissimulate lacrime,
L’orecchio assurdo, ‑
Quell’umile speranza
Che travolgeva il teso Michelangelo
A murare ogni spazio in un baleno
Non concedendo all’anima
Nemmeno la risorsa di spezzarsi.

Giuseppe Ungaretti – In dormiveglia

Giuseppe Ungaretti

In dormiveglia

Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916

Assisto la notte violentata
L’aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio
*
Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia