Archivi categoria: URSS

Aleksander Aleksandrovic Blok – Una sfera arroventata, d’oro

Aleksander Aleksandrovic Blok

Una sfera arroventata, d’oro

A Boris Sadowskij

Una sfera arroventata, d’oro,
manderà nello spazio un raggio immenso,
e un lungo cono d’ombra tenebrosa
scaglierà nello spazio un’altra sfera.

Tale è il nostro mondo sempiterno.
Quel cono è la nostra notte terrena.
Di là da essa nuovamente l’etere
fonde un pianeta d’oro…

E mi fanno paura, amore mio,
i tuoi occhi splendenti:
più atroce del giorno, più terribile della notte
è lo splendore del non-essere.

6 gennaio 1912
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Aleksandr Aleksandrovic Blok – Come è penoso andare fra la gente

Aleksandr Aleksandrovic Blok

Come è penoso andare fra la gente

«Là l’uomo si è consunto»

Com’è penoso andare fra la gente
e fingere di non essere morto,
e raccontare a chi non ha vissuto
il tragico giuoco delle passioni.

E, contemplando il proprio incubo notturno,
trovare un ordine nel turbinio discorde
di sentimenti, perché nei pallidi bagliori dell’arte
si veda l’incendio rovinoso della vita.

10 maggio 1910

Aleksandr Aleksandrovic Blok – Tutto questo è stato, è stato

Aleksandr Aleksandrovic Blok

Tutto questo è stato, è stato

Tutto questo è stato, è stato,
s’è compiuto il turbine dei giorni.
Quale menzogna, quale forza
potrà revocarti, passato?

In un mattino cristallino e puro,
presso le mura del Cremino a Mosca,
potrà restituirmi la mia terra
l’entusiasmo iniziale dell’anima?

Oppure a Pasqua, sopra la Nevà,
sotto il vento, nel freddo, nel disgelo,
col bastone di notte una misera vecchia
muoverà il mio tranquillo cadavere?

O sulla mia radura prediletta
allo stormire dell’autunno canuto
il mio corpo nella nebbia piovosa
verrà a beccare un giovane nibbio?

O solo in un’ora d’angoscia senza stelle,
fra quattro pareti qualunque,
per una ferrea necessità
mi assopirò fra bianche lenzuola?

E in una vita nuova, diversa,
scorderò il sogno di prima.
e starò a ricordarmi dei dogi
come ora ricordo Kalità?

Ma non sarà passato senza traccia
tutto ciò che ho amato con passione,
tutto il palpito di questa povera vita,
tutto questo inesplicabile ardore!

agosto 1909

Aleksandr Aleksandrovic Blok Il silenzio fiorisce

Aleksandr Aleksandrovic Blok

Il silenzio fiorisce

Qui il silenzio fiorisce e spinge
il vascello pesante dell’anima,
e, cane ubbidiente, il vento
lecca i giunchi appena piegati.

Qui in un’oziosa insenatura il desiderio
conduce i suoi vascelli.
Ed è dolce il quieto non sapere
dei lontani mormorii della terra.

Qui a immagini lievi e pensieri
io consacro i miei versi,
e con un languido murmure li accolgono
le concordi correnti del fiume.

E, abbassando languidamente le ciglia,
voi, fanciulle, avete letto nei versi
come le gru di pagina in pagina
siano volate nella lontananza.

Ed ogni suono era per voi un’allusione
e ineffabile ogni mio verso.
Ed amavate nell’ampia largura
delle mie lievi rime.

E ciascuna ha conosciuto per sempre
e mai potrà dimenticare,
come abbracciava, come baciava,
come cantava l’acqua silenziosa.

ottobre 1906

Kation Istomin – Grandissimo Zar, devoto Pietro

Kation Istomin
Grandissimo Zar, devoto Pietro

Grandissimo zar, devoto Pietro

Alekseevié, signore felice.

Chiamato, eletto principe alle immagini celesti
ove indicibili sono innumerevoli gioie.
Autocrate della grande, piccola e bianca Russia

sovrano ortodosso e della Russia signore.

sii ìn salute, pace e salvezza e vivi a lungo
tu che proteggi tutti gli uomini di molti stati.
Dio bontà mostra la sua grazia
a te, o zar, annuncia il bene.
lo sono l’Alfa e l’Omega,
che protegge gli uomini dall’abisso del male.
Io sono il principio e la fine,
ti diedi o Pietro la corona imperiale.
Dammi, o figlio, questo tuo cuore,
spalancami la sua porta.
Ecco, stando alla soglia dell’intelletto,
busso affinché mi ami la tua anima.
Dato che sei nei tuoi giovanili anni,
apprenderai la sapienza della luce.

Peter Andreevic Vjazemskij – A un Italiano che sta tornando in Patria

Peter Andreevic Vjazemskij
A un Italiano che sta tornando in Patria
Sotto l’azzurro cielo dell’Italia bella,
Sul suol della speme e dei dolci, fausti sogni,
Là dove voluttuoso amor nell’aria spira,
Dove stormisce il mirto e dei dorati frutti il raggio
Nell’ombra densa dei rami con la luce gioca,
Sìati sempre serena la strada della vita,
Gioia ed amor incoronino sempre la tua fronte
Ma non scordar le nevi boreali!
*
Là nel paese dove scorre l’augusto Tevere dorato,
Dove il Campidoglio erge superbo il capo,
Le ceneri ricorda del Cremlino, di libertà memoria,
Ricorda Mosca, gloriosa nella sua caduta!
Va’ dove del padre tuo ti chiamano i preghi;
Nell’abbraccio riscalda il suo senile petto,
Ma nella prima gioia d’amore e d’emozione
Non ti scordar di noi, tuoi amici boreali.

Velimir Chlebnikov – Gli elefanti

Velimir Chlebnikov

Gli elefanti si battevano con le zanne così
Che sembravano una pietra bianca
Sotto la mano di un artista.
I cervi si intrecciavano con le corna così
Che sembravano uniti da un antico matrimonio
Con passioni reciproche e reciproca infedeltà.
I fiumi si riversavano nel mare così
Che la mano di uno pareva stringere il collo dell’altro.
1911