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Sergej Aleksandrovič Esenin – Confessione di un teppista

Sergej Aleksandrovič Esenin –

Confessione di un teppista

Non a tutti è dato cantare,
Non a tutti è dato cadere
Come una mela ai piedi altrui.

È questa la più grande confessione
Che possa fare un teppista.
Io vado a bella posta spettinato,
Col capo, come un lume a petrolio, sulle spalle.
Mi piace rischiarare nelle tenebre
Lo spoglio autunno delle vostre anime.
Mi piace che i sassi dell’ingiuria
Mi volino addosso come grandine
Di eruttante bufera.

Allora stringo solo con le mani più forte
La bolla dondolante dei capelli.
M’è così dolce allora ricordare
Lo stagno erboso e il fioco stormire dell’alno,
Che ho un padre e una madre lontani,
Cui non importa di tutti i versi miei,
Cui son caro come un campo e la carne,
Come la pioggerella,
Che a primavera fa soffici i verdi.
Loro verrebbero a infilzarvi
Con le forche per ogni vostro grido
Scagliato contro me.

Poveri, poveri genitori contadini!
Siete di certo diventati brutti,
Temete Iddio
E le viscere palustri.
Poteste almeno capire
che vostro figlio in Russia
è il miglior poeta!
Non vi brinava il cuore
Per la sua vita,
Quando coi piedi nudi si bagnava
Nelle pozze autunnali?
Ora invece cammina in cilindro
E scarpe di vernice.
Ma vive ancora in lui l’antica foga
Del monello campagnolo,
Che ogni cosa vuol rimettere a posto.
Ad ogni mucca sulle insegne di
macelleria
Egli manda un saluto di lontano.
E incontrando in piazza i vetturini
E ricordando l’odore di letame
Dei campi natali,
È pronto a reggere la coda a ogni
cavallo,
Come lo strascico d’un abito nuziale.
Io amo la patria,
Amo molto la patria!
Anche se copre i suoi salici
Rugginosa mestizia.
Mi sono cari i grugni imbrattati dei maiali
E nella quiete notturna la voce
Risonante dei rospi.
Io sono teneramente malato
Dei ricordi d’infanzia,
Sogno la bruma
Delle umide sere d’aprile
come per riscaldarsi
Il nostro acero si è accoccolato
Al rogo del tramonto.
Quante volte mi sono arrampicato sugli
rami
a rubare le uova dai nodi dei corvi!
È sempre lo stesso, anche ora,
Con la sua cima verde?
La sua corteccia è dura come allora?
E tu, mio prediletto,
Fedele cane pezzato?!
Per la vecchiaia ora sei stridulo e cieco
E vaghi nel cortile,
Trascinando la coda penzolante,
Senza più ricordare
Dove sia la porta e dove la stalla.
Come mi son care quelle birichinate,
Quando ho rubato alla mamma un
cantuccio di pane,
Lo mordevamo insieme, uno alla volta,
Senza lasciar cadere una briciola
L’uno all’altro.
Io non sono mutato.
Non è mutato il mio cuore
Come i fiordalisi nella segala,
Fioriscono gli occhi nel viso.
Stendendo stuoie dorate di versi,
Sì, voglio dirvi una parola tenera.
Buona notte!
A tutti, buona notte!
Più non tintinna nell’erba del crepuscolo
La falce del tramonto.
La sera ho tanta voglia di pisciare
Dalla finestra mia contro la luna.
Azzurra luce, luce tanto azzurra!
In quest’azzurro anche il morir
Non duole. Che importa
Se ho l’aria d’un cinico
Dal cui sedere penzola un fanale!
Mio vecchio, bravo Pegaso spossato,
M’occorre forse il tuo morbido trotto?
Io son venuto come un maestro austero
A decantare e celebrare i sorci.
E la mia testa, simile a un agosto,
S’effonde in vino di capelli ribelli.

E voglio essere una gialla vela
Per quel paese verso cui navighiamo.
[1920]
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Vladimir Majakovskij – A voi

Vladimir Majakovskij

A voi

Voi che passate da un’orgia all’altra,
che avete il bagno e il gabinetto caldo!
Non provate vergogna a leggere sui giornali
le proposte per la croce di San Giorgio?!

Sapete voi, incapaci, numerosi,
voi che pensate al mondo di rimpinzarvi meglio, —
che forse or ora una bomba ha dilaniato
le gambe al tenente Petròv?…

Se egli, condotto al macello,
vedesse a un tratto, crivellato di ferite,
come canticchiate lascivi Severjànin
con il labbro unto di cotoletta!

A voi dunque, amatori di donne e di pietanze,
dare la vita per farvi piacere?!
Piuttosto nel bar servirò alle puttane
succo d’ananasso!

Vladimir Majakovskij – Frammenti

Vladimir Majakovskij
Frammenti

Io non conosco le forze delle parole
conosco della parole il suono a stormo.
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia.
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli
e i treni strisciando s’apprestano
a leccare
le mani callose della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo con l’anima,
con l’anima, con le labbra, con lo scheletro…
*
Mi ama – non mi ama.
Io mi torco le mani
e sparpaglio le dita spezzate.
Così si colgono,
esprimendo un voto,
così si gettano in maggio
corolle di margherite sui sentieri.
La rasatura
e il taglio dei capelli
svelino le canizie.
Tintinni a profusione
l’argento degli anni!
Spero,
ho fiducia
che non verrà mai da me
l’ignominioso bonsenso.
*
Sono già le due.
Forse ti sei coricata.
Nella notte la Via Lattea
è come un’Oka d’argento.
Io non m’affretto
e non ho ragione
di svegliarti e turbarti
coi lampi dei telegrammi.
Come suol dirsi,
l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore
s’è infranta contro la vita.
Tu ed io siamo pari
A che scopo riandare
afflizioni,
sventure
ed offese reciproche.
Guarda
che pace nel cosmo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo di stelle.
In ore come questa
ci si leva e si parla
ai secoli,
alla storia
e all’universo…

Aleksandr Aleksandrovic Blok – Preludio

Aleksandr Aleksandrovic Blok

Preludio

Ti sei allontanata nei campi senza ritorno.
Sia consacrato il Tuo Nome!
Di nuovo le rosse lance del tramonto
hanno volto aguzze verso me.

Solo alla Tua dorata zampogna
stringo le labbra nel nero giorno.
Se tutte le preghiere cesseranno,
oppresso, mi assopirò nel campo.

Passerai nella propria d’oro, – e io non potrò aprire gli occhi.poeta,
Fammi respirare in questo mondo assonnato,
baciare l’irradiato cammino…

Oh,s trappa via l’anima arrugginita!
Dammi la pace coi santi,
tu, Reggitrice dell’immobile mondo e del mare
con la Mano sottile!

16 aprile 1905

Vladimir Vladimirovic Majákovskij~ – Marcia di sinistra

Vladimir Vladimirovic Majákovskij~

Marcia di sinistra
Ai marinai
Dispiegatevi in marcia!
Non c’è posto per cavilli di parole.
Oratori, silenzio!
A voi
la parola,
compagno mauser.
Basta di vivere
secondo la legge di Adamo e di Eva!
Sposseremo la rozza della storia.
A sinistra!
A sinistra!
A sinistra!
*
Ehi, bluse azzurre!
Sventolate!
Oltre gli oceani!
O forse
si sono smussate nella rada
le taglienti chiglie delle corazzate?
Lasciate che,
digrignando la corona,
ruggisca il leone britannico.
La Comune non può essere domata.
A sinistra!
A sinistra!
A sinistra!
*
Là,
oltre montagne di dolore,
un intatto paese di sole.
Oltre la fame,
oltre un mare di peste,
segna milioni di passi!
Ci assedino le bande mercenarie, riversino torrenti d’acciaio!
La Russia non cederà all’Intesa. A sinistra!
A sinistra! A sinistra!
S’oscurerà l’occhio d’aquila? Sgraneremo gli occhi sul vecchiume? Serrano
la gola del mondo
le dita del proletariato!
Col petto in avanti, alla brava!
Il cielo ricopri di bandiere!
Chi marcia a destra laggiù?
A sinistra! A sinistra! A sinistra!

Aleksandr Aleksandrovic Blok – La sconosciuta

Aleksandr Aleksandrovic Blok

La sconosciuta

Nelle serate sui ristoranti
l’aria ardente è sorda e selvaggia
e governa le grida degli ubriachi
lo spirito insano della primavera.

Lontano, sulla polvere dei vicoli,
sulla noia delle ville suburbane,
s’indora la ciambella s’un fornaio,
e riecheggia un pianto infantile.

E ogni sera, oltre le barriere,
con il cappello sulle ventitrè,
passeggiano fra i borri con le dame
i navigati bontemponi.

Sopra il lago scricchiolano gli scalmi,
e risuona uno strillo femminile,
mentre nel cielo, avvezzo a tutto,
stupidamente il disco s’incurva.

Ed ogni sera l’unico mio amico
si riflette nel mio bicchiere
e dall’aspro e misterioso liquido
è come me stordito e sottomesso.

Mentre di fianco, ai tavoli vicini,
sonnolenti lacché stanno impalati,
e gli ubriachi con occhi di coniglio
gridano: «In vino veritas!»

E ogni sera, all’ora stabilita,
(o è soltanto un sogno?)
una figura di fanciulla avvolta di seta
si muove nella nebbiosa finestra.

E, passando fra gli ubriachi, lentamente,
sempre senza compagni, sempre sola,
esalando nebbia e profumi,
va a sedersi vicino alla finestra.

Ed emanano antiche credenze
le sue elastiche vesti di seta,
e il cappello con piume di lutto
e la sottile mano inanellata.

E, avvinto dalla strana vicinanza,
guardò di là della scura veletta,
e vedo una riva incantata
e una incantata lontananza.

Cupi misteri mi sono confidati,
mi è affidato un sole sconosciuto,
e un vino aspro ha permeato
tutti i meandri dell’anima mia.

E le oblique piume di struzzo
si dondolano nel mio cervello,
e gli occhi turchini senza fondo
fioriscono su una remota riva.

Nella mi anima giace un tesoro,
la cui chiave è affidata solo a me!
Tu hai ragione, mostro ubriaco!
Lo so, nel vino è la verità.

Ozerki, 24 aprile 1906

Aleksandr Aleksandrovic Blok – Io trascino la mia vita

Aleksandr Aleksandrovic Blok

Io trascino la mia vita

Io trascino la mia vita,
la mia vita sorda, dissennata:
oggi esulto con animo sereno,
domani invece piango e canto.

Ma se è imminente la rovina?
Ma se mi sta dietro la schiena
colui che con la mano immensa
ha coperto lo specchio?…

Dallo specchio sfolgorerà una luce
e, socchiudendo gli occhi nell’orrore,
arretrerò in quel regno della notte
donde non c’è ritorno…

27 settembre 1910