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Anna Achmatova – Ah, tu pensavi che anch’io fossi una

Anna Achmatova

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

Il Gatto, il gatto – Canti Popolari Russi

Il Gatto, il gatto

Il gatto, il gatto
La culla ha d’oro
Ma il mio bimbetto
Ce l’ha migliore
. Una culla rifinita Bella indorata!
Il gatto, il gatto
Ha il cuscino bianco
Ma il mio bimbetto
Ce l’ha strabianco.
Il gatto, il gatto
Ha morbido il lettino
Il mio bimbetto
Ce l’ha più morbidino.
Il gatto, il gatto
Ha una copertuccia
Il mio bimbetto
Ha una trapunta.

Boris Pasternak – Natale

Boris Pasternak

Natale

Era pieno inverno.

Soffiava il vento dalla steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
sul pendio della collina.
L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.
Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori…
E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d’un lucignolo
alla finestrella d’un capanno,
tremava una stella sulla strada di Betlemme…

Anna Andreevna Achmatova – Tutto fu depredato, tradito, venduto

Anna Andreevna Achmatova

Tutto fù depredato, tradito, venduto
a Nataljá Rykova
Tutto fu depredato, tradito, venduto,
nera balenava l’ala della morte,
tutto fu consumato da un’ansia famelica,
perché allora siamo sereni?
*
Aromi di visciole attorno alla città
spande di giorno un bosco incredibile,
splende con nuove stelle di notte l’abisso
dei cieli diafani di luglio,
*
ed a sudice case in rovina
si avvicina talmente il prodigio…
che nessuno, nessuno conosce
ma che abbiamo bramato per un secolo.

Anna Andreevna Achmatova – C’è nel contatto umano un limite fatale

Anna Andreevna Achmatova

C’è nel contatto umano un limite fatale
a N V. N.
C’è nel contatto umano un limite fatale,
non lo varca né amore né passione,
pur se in muto spavento si fondono le labbra
e il cuore si dilacera d’amore.
*
Perfino l’amicizia vi è impotente,
e anni d’alta, fiammeggiante gioia,
quando libera è l’anima ed estranea
allo struggersi lento del piacere.
*
Chi cerca di raggiungerlo è folle,
se lo tocca soffre una sorda pena…
ora hai compreso perché il mio cuore
non batte sotto la tua mano.

Canti Popolari – Nel bosco, nel bosco tenebroso

Canti Popolari
Nel bosco, nel bosco tenebroso

Nel bosco, nel bosco tenebroso
Ci canta, ci canta un usignolo
Ed il cuculo triste fa cu-cu;
Ma la sua voce nessuno la sente.
Una sola ce n’è che l’ascolta
Un’orfanella, una serva domestica:
«Signora madre, madre genitrice!
Riscattami da questa schiavitù,
Schiavitù nella casa padronale:
Gli agili piedi fermi si stanno
Le bianche mani in su e giù vanno
Il padroncino sempre a cullare».
«O tu, figlia, figliola cara!
Casse di oro per te non abbiamo.
Sopporta il male, non ti lagnare,
Se lo sopporti ti piacerà;
Tienti il vestito, non lo levare:
Se lo consumi da solo cadrà,
Sopporta il male, potrai parlare».

Josif Brodskij – Odisseo a Telemaco

Josif Brodskij

Odisseo a Telemaco

Telemaco mio,
la guerra di Troia è finita.
Chi ha vinto non ricordo.
Probabilmente i greci: tanti morti
fuori di casa sanno spargere
i greci solamente. Ma la strada
di casa è risultata troppo lunga.
Dilatava lo spazio Poseidone
mentre laggiù noi perdevamo il tempo.
*
Non so dove mi trovo, ho innanzi un’isola
brutta, baracche, arbusti, porci e un parco
trasandato e dei sassi e una regina.
Le isole, se viaggi tanto a lungo,
si somigliano tutte, mio Telemaco:
si svia il cervello, contando le onde,
lacrima l’occhio – l’orizzonte è un bruscolo –,
la carne acquatica tura l’udito.
Com’è finita la guerra di Troia
io non so più e non so più la tua età.
*
Cresci Telemaco. Solo gli Dei
sanno se mai ci rivedremo ancora.
Ma certo non sei più quel pargoletto
davanti al quale io trattenni i buoi.
Vivremmo insieme, senza Palamede.
Ma forse ha fatto bene: senza me
dai tormenti di Edipo tu sei libero,
e sono puri i tuoi sogni, Telemaco.