Chi sono e perchè

Nato Io fui nel secolo passato, circa TRENTAMILADUECENTOSESSANTA giorni o giù di li

Città tu se’ la Venere Firenze Patria dell’Allighier, salve, e mia Patria Allor che a salutar venni col pianto La valle de lo giglio, ed alla vita De ‘l sole i raggi a illuminar lo mondo

Presentazione

Su i quaderni di scolaro su i miei banchi e gli alberi su la sabbia su la neve scrivo il tuo nome Libertà
Poeti e Libertà
Le parole dei poeti sono segni indelebili ma spesso da decifrare, senza preconcetti ideologici, nelle pieghe della vita, come le orme lasciate dai combattenti per la Libertà sui balzi delle montagne e delle colline, nelle strade e nelle piazze dei paesi e delle città . La storia di riferimento diventa per i poeti quella intima e soggettiva rispetto al documento oggettivo e al fatto pubblico. Cosi nella poesia il dramma umano, vissuto all’interno della esperienza storica invita a rileggere il mito e l’esemplarità della lotta per la Libertà
L’assassinio di un poeta riempie il mondo di orrore. Il muro contro cui i franchisti hanno fucilato Garcia Lorca gronda ancora di sangue. Il francese Desnos. il tedesco Haushofer, l’ungherese Radnoti, lo jugoslavo Goran Kovacic, ogni poeta che la violenza sopprime, lascia un vuoto incolmabile sulla terra, perchè il poeta è la voce stessa dell’uomo nei suoi accenti più alti e più intensi, è la perennità stessa dei suoi sentimenti, della sua gioia, della sua disperazione, della sua collera.
Se poi un poeta è diventato coscienza di tutto un popolo, allora il delitto che ne provoca la scomparsa scava nell’ anima della nazione una ferita che resterà aperta per sempre. Quanti poeti ha ucciso il fascismo? Ogni paese d’Europa, credo, ha la sua tomba dove giace, grande o minore, un poeta-vittima, un poeta-martire, di cui la ferocia fascista ha troncato brutalmente le parole di civiltà .
Ho fatto una ricerca su Poeti e Libertà ed è mia intenzione postare poesie di tutte le parti del mondo dove i poeti, sono scesi in lotta per la libertà . vi saranno molte liriche tolte da canzoni che tutti conosciamo De Andrè, Celentano, Stormi Six, Guccini, Victor Jara, Jannacci, Fossati e altri
Toscano

 

Da oggi partiamo con i Poeti e Libertà che questa volta riguardano i Poeti di stati africani, dell’Angola, Benin, Burkina Faso, Burundi, Camerum,Repubblica centroafricana, SudAfrica, Ruanda, sono poesie nella maggior parte scritte quando l’apartheid era in pieno regime di segregazione, al giorno di oggi alcune cose sono cambiate ma credo che non si potesse ignorare il contributo che i Poeti Africani hanno dato per la Libertà
Le Poesie saranno accompagnate da foto non sempre di soggetto felice, mi scuso ma credo che delle bruttezze della vita non si debba nascondere nulla.
Toscano
Annunci

David Bowie – “EROI”

David Bowie

“EROI”

Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Anche se niente li porterà via
Li possiamo battere, solo per un giorno
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno

E tu, tu puoi essere meschino
E io, io berrò tutto il tempo
Perché siamo amanti, e questo è un fatto
Sì siamo amanti, è proprio così

Sebbene niente ci terrà uniti
Potremmo rubare un po’ di tempo,
per un solo giorno
Possiamo essere Eroi, per sempre
Che ne dici?

Io, io vorrei che tu sapessi nuotare
Come i delfini, come nuotano i delfini
Sebbene niente,
niente ci terrà uniti
Possiamo batterli, per l’eternita’
Oh possiamo essere Eroi,
anche solo per un giorno

Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Sebbene niente li porterà via
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno
Possiamo essere noi, solo per un giorno

Io, io riesco a ricordare (mi ricordo)
In piedi accanto al Muro (accanto al Muro)
E i fucili sparavano sopra le nostre teste
(sopra le nostre teste)
E ci baciammo,
come se niente potesse accadere
(niente potesse accadere)
E la vergogna era dall’altra parte
Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
Allora potremmo essere Eroi,
anche solo per un giorno

Possiamo essere Eroi
Possiamo essere Eroi
Possiamo essere Eroi
Solo per un giorno
Possiamo essere Eroi

Noi non siamo niente, e niente ci aiutera’
Forse stiamo mentendo,
allora è meglio che tu non rimanga
Ma potremmo essere più al sicuro,
solo per un giorno

Oh-oh-oh-ohh, oh-oh-oh-ohh,
anche solo per un giorno

Dylan Thomas – Questo pane che rompo

Dylan Thomas

Questo pane che rompo

Questo pane che rompo un tempo fu frumento,
Questo vino su un albero straniero
Nel suo frutto fu immerso;
L’uomo di giorno o il vento nella notte
Gettò a terra le messi, la gioia dell’uva infranse.

Un tempo, in questo vino, il sangue dell’estate
Pulsò nella carne che vestì la vite;
Un tempo, in questo pane
il frumento fu allegro in mezzo al vento;
L’uomo spezzò allora il sole, abbattè allora il vento.

Questa carne che rompete, il sangue a cui lasciate
devastare per le vene, furono
Frumento ed uva, nati
Da radice e da linfa sensuali; voi
Bevete del mio vino, spezzate del mio pane.

Dylan Thomas – E la morte non avrà più dominio

Dylan Thomas

E la morte non avrà più dominio

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e
le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché impazziscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché pazzi e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà;
E la morte non avrà più dominio.

Pablo Neruda ( Cile ) – Madrid 1936

clip_image002

 

Pablo Neruda
( Cile )
Madrid 1936

 

Madrid sola e solenne, Luglio t’ha sorpresa
nel pieno della tua allegria di povero alveare:
chiara era la tua strada,
chiaro il tuo sogno.
*
Un nero rancore
di generali, un’onda
di rabbiose sottane
ha franto alle tue ginocchia
le sue acque pantanose, i suoi fiumi di spurgo.
*
Con gli occhi feriti ancora di sogno,
con fucili e pietre, Madrid, con piaga aperta,
ti sei difesa. Correvi
per le vie
depositando stelle del tuo santo sangue,
chiamando a raccolta con una voce d’oceano,
con un viso per sempre mutato
dalla luce del sangue, come una montagna
vendicatrice, come una sibilante
stella di coltelli.
*
Quando nei tenebrosi accampamenti, quando nelle sacrestie
del tradimento penetrò la tua spada in fiamme,
non ci fu che silenzio d’aurora, non ci fu
che il tuo passo di bandiere,
e una gloriosa goccia di sangue sul tuo sorriso.

Eugène Guillevic (Francia) – In memoriam

clip_image002

Eugène Guillevic
(Francia)
In memoriam
Poema dialogato alla memoria di quelli di Spagna

– Il vento, il freddo, le bandiere, la notte,
i proiettili, il freddo, le bandiere,
la fuliggine, gli sputi veloci tra gli spari.
*
– Stanotte nei cortili e nelle aie
restiamo in attesa della morte
della minaccia, della venuta dei. frutti.
*
— Li conosci, cantavano mentre
bruciava la città, erba mangiavano
sul ciglio dei fossati, cadevano
a mucchi andando incontro agli spari.
*
— La fatica è calata pesante
sulle palpebre delle donne ed esse
partoriranno prima dell’alba soltanto
se il pozzo sarà colmo di sudore,
se la tua mano premerà il mio fianco.
*
— Ma nella notte la marcia
interminabile al rogo.
*
— Vuole dilatarsi il tuo sangue. Ricordo:
nel prato verde camminavi e il grido
del cuculo implacabile rammentava
il tuo collo caldo ove il sangue
non allignava più
.*
— Il sole carnivoro, le sponde che gridano per fame,
l’urlo degli uccelli sgozzati
l’anno rizzare gli alberi in riva alla palude
ove i pesci si squamano nell’assetato fango.

Rocco Scotellaro – Giovani come te

Rocco Scotellaro
Giovani come te

Quanti ne fissi negli occhi
superbi della strada, erranti
giovani come te.
Non hanno in ogni tasca
che mozziconi neri
di sigarette raccattate.
Non sanno che sperdersi
davanti alle lucide vetrine
alle dicende dei bar
ai tram in rapida corsa
alla pubblicità
padrona delle piazze.
Tanto perché il tempo si ammazzi
cantano una qualsiasi canzone,
in cui si chiamano fuorviati, si dicono
amanti del bassifondi
e si ripagano di comprensione.
Una canzone è per covare insano amore
contro le ragazze cioccolato
che sono un po’ le stelle sempre vive
che sono la speranza
d’una vita sorpresa in un sorriso.
E quanti, ma quanti
vorrebbero la luna nel pozzo
una loro strada sicura
che non si rompa tuttora nei bivi.
Quando compiono un gesto il solo gesto
son lì coi mietitori
addormentati ai monumenti
che aspettano la mano sulla spalla
del datore di lavoro.
Sono coi facchini di porto
contenti della faccia sporca
e le braccia penzoloni
dopo che il peso è rovesciato.
Son sprofondati talvolta in salotti
a far orgia di fumo e d’esistenzialismo
giovani malati come te di niente.
Spiriti pronti a tutte le chiamate
angeli maledetti
coscritti e vagabondi,
compagni dei cani randagi,
la nostra è la più sporca bandiera
la nostra giovinezza è
il più crudo dei tormenti.
Or quando la terra accaldata
ci mette addosso la smania del fuoco
nei lunghi meriggi d’estate,
è tempo di crucciarsi
di dir di sì all’Uomo che saremo
e che ci aspetta
alla Cantonata
con falce e libro in mano!
Napoli, giugno 1946

Antonio Gazzoletti – Cristoforo Colombo

Antonio Gazzoletti
Cristoforo Colombo

Ecco stormi d’augelli che a ponente
volano alacremente;
ed alghe e tronchi incisi,
da vicin suoI divisi…
Terra! Terra! – Qual grido!
Si ridesta
l’abbattuto coraggio… alzo la testa…
E’ la terra! E’ la terra! – Or chi
potria
narrar la gioia mia?
Un lume, all’aer scuro
veduto da lontano,
dà forza al cor sicuro.
Avanti… avanti!… Ecco l’aurora.
Un sogno
il mio fors’è?…No, non è sogno, è
quellala, terra disiata,
vergin, rorida, bella,
come sposa al valore in premio
data:
bella e feconda al par della speranza
tanti lustri nutrita.
Ecco il sol che la bacia e l’esultanza
vi raddoppia e la vita!
Ammainate le vele… il palischermo
gittate! O terra, alfin ti premio!
O mio
lungo sospiro, o non invan creduto
mondo del mio pensiero, io ti saluto!