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Baudelaire – Il Morto lieto

Baudelaire

Il Morto lieto

In un terreno grasso e di lumache
pieno, voglio scavarmi una profonda
fossa, dove distendere a mio agio
le mie vecchie ossa e nell’oblio dormir
come fa il pescecane in mezzo all’onda.
Detesto i testamenti, odio i sepolcri;
preferirei, piuttosto che implorare dagli uomini
una lacrima, da vivo invitare a far scempio i corvi sopra
tutte le parti della mia carcassa
immonda. O vermi, miei neri compagni
senza orecchie e senza occhi, a voi venire
guardate un morto libero e gioioso;
filosofi gaudenti, figli della
putrefazione, mandate dunque senza
rimorso per la mia rovina e ditemi
se qualche altra tortura ancora esiste
per questo vecchio corpo ormai senza anima
è morto tra un gran numero di morti

SAMIR AL-QASIM (Giordania, 1939) Lettera di un morto in esilio

SAMIR AL-QASIM
(Giordania, 1939)
Lettera di un morto in esilio
Un giorno mi sorpresero:
spinsero via la madre e la sorella
mi arrestarono.
*
Erano quali statue di polvere,
dei visi che han perduto la luce degli occhi,
quando vennero all’improvviso
mi arrestarono.
*
Mio padre era allora lì a pregare
il Signore della terra:
pregava nel podere da noi ereditato dai nonni
quando vennero all’improvviso e mi arrestarono.
*
Mi portarono lontano
mi buttarono nel buio di un carcere dove m’incoronarono di spine.
Ciò malgrado, la mia fronte rimase alta.
*
Sul fango e sui fili spinati
mi trascinarono tutta la notte;
Ciò malgrado la mia fronte rimase alta.
*
Sfregarono con sabbia e con sale le mie ferite
in un angolo odioso mi scalciarono.
Le loro scarpe nere erano estranee:
erano dei resti dei maledetti schutztaffel dei Nazisti (di Bonn)…

Diventai un giardino di ferite

Giulio Stocchi L’amico che è morto

Giulio Stocchi

L’amico che è morto
di notte mi torna a parlare

Mi chiede notizie del mondo
che ha dovuto abbandonare

Ascolta ciò che dico

Poi scuote la testa sospira
e scompare

Alfonso Gatto – Idillio del piccolo morto

Alfonso Gatto
Idillio del piccolo morto

La villa silenziosa che raccoglie
dalla riviera docile i suoi lumi
scopre fluenti d’inquiete foglie
viali argentei, siderali fiumi.
*
In dolorosa esilità mi chiami,
piccolo morto intirizzito d’aria:
la notte calma con pazienti rami
il sonno bianco della Solitaria.
*
Ma nello slancio rapido dei pini
culmina il cielo delle vette, azzurro,
ed incantati tremano ai vicini
boschi dell’aria gli alberi al susurro
*
che ti lambisce in una vana pace.
Ora sei bianco e come inteso al vivo
della tua cieca trasparenza. Tace,
rannicchiato, l’erompere giulivo
*
d’una suprema volontà di spazio:
piccolo morto svincoli le forme
ora che s’è rinchiuso nel tuo strazio
in un silenzio intenso il mondo e dorme.
*
Esorbiti: cautela del tuo volto
l’aria trasale, illimpidita. Lento,
ripiegato su te, quasi in ascolto
del tuo silenzio, ti rassegni al vento.
*
Doloroso inesperto alla tua pena,
invaghito monotono di stento,
t’illumini di te: notte serena
spacca troni di roccia al firmamento.
*
Puro del cielo, e nell’odore stretto
al tuo respiro d’anima fiorita,
il mondo si rannicchia nel tuo petto
nel desiderio caldo della vita.
*
Così la strada addormentata sale
odorosa di tombe incontro all’aria
nuova del volto, al tuo dolore uguale
per ogni tempo che verrà. Non varia
*
luna al silenzio che stupì la bara.
Traforata da ruderi celesti
la notte stacca serenata e chiara
l’ora profonda: nel silenzio resti
*
come un’eco di foglie inquiete, rara.

, 1929-1932

Bob Dylan – Uomo morto, uomo morto

Bob Dylan

Uomo morto, uomo morto
Articolando parole inutili da una mente reproba,
aggrappandoti a strane promesse, morente sulla vite,
Mai capace di separare il bene dal male,
Ohh, non lo sopporto, non lo sopporto,
mi fa sentire così male
*
Uomo morto, uomo morto,
quando risorgerai?
Ragnatele nella testa
Polvere sugli occhi
*
Satana ti tiene per il tallone, c’è un nido di uccelli nei tuoi capelli,
Non hai dunque alcuna fede? Nessun amore da dividere?
Il modo in cui muovi la testa, insultando Dio con ogni movenza,
Ohh, non lo sopporto, non lo sopporto,
Che cosa cerchi di dimostrare?
*
Uomo morto, uomo morto,
quando risorgerai?
Ragnatele nella testa
Polvere sugli occhi
*
Il fascino e le luci splendenti e la politica del peccato
Il ghetto che hai costruito per me è lo stesso in cui sei finito
La corsa del motore che sovrasta il tuo cuore
Ohh, non lo sopporto, non lo sopporto,
fingi di essere così intelligente
*
Uomo morto, uomo morto,
quando risorgerai?
Ragnatele nella testa
Polvere sugli occhi
*
Con che cosa stai cercando di sopraffarmi, con la dottrina o con il fucile?
Ho già le spalle al muro, dove potrei fuggire?
Lo smoking che indossi, il fiore nel bavero,
Ohh, non lo sopporto, non lo sopporto
Vuoi trascinarmi all’inferno
*
Uomo morto, uomo morto,
quando risorgerai?
Ragnatele nella testa
Polvere sugli occhi

Francesco Guccini – Dio è morto

Francesco Guccini
Dio è morto

Ho visto la gente della mia età andare via
lungo le strade che non portano mai a niente,
cercare il sogno che conduce alla pazzia
nella ricerca di qualcosa che non trovano
nel mondo che hanno già,
dentro alle notti che dal vino son bagnate,
dentro alle stanze da pastiglie trasformate,
lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,
essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
e un dio che è morto,
ai bordi delle strade dio è morto,
nelle auto prese a rate dio è morto,
nei miti dell’ estate dio è morto…
*
Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede
in ciò che spesso han mascherato con la fede,
nei miti eterni della patria o dell’ eroe
perché è venuto ormai il momento di negare
tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,
una politica che è solo far carriera,
il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,
l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
e un dio che è morto,
nei campi di sterminio dio è morto,
coi miti della razza dio è morto
con gli odi di partito dio è morto…
*
Ma penso che questa mia generazione è preparata
a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,
ad un futuro che ha già in mano,
a una rivolta senza armi,
perché noi tutti ormai sappiamo
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,
in ciò che noi crediamo dio è risorto,
in ciò che noi vogliamo dio è risorto,
nel mondo che faremo dio è risorto..

Corrado Govoni – Nuovo lamento su mio figlio morto.

Corrado Govoni

 

Nuovo lamento su mio figlio morto.

Più non mi incanti, stella della sera,
Da un diluvio di grandine stroncate,
Anche il tempo verrà che la Galassia
Questa croce di carne trucidata
Sessanta duri inverni ho già scontati
E il cielo col suo pallido cobalto,
Esiste solo questo dramma o farsa
Perché sian delle stelle nuove appena nate,
Perché ogni mondo è solo ed isolato:
O dolce, vieni! Non la notte maschera
Passa, maggio! Non sai che crepacuore
Lascia fare alla terra che non sbaglia,
La sola lettera che attendo sempre
Se, vincendo il ribrezzo, fermo appena
II Gesù del “Quo Vadis”?
La bella quercia che s’apriva al sole
Se n’è andato lontano, è andato via.