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Adonis – La rosa dell’alchimia

Adonis

La rosa dell’alchimia

Nel paradiso della cenere dovrei viaggiare
tra i suoi alberi nascosti,
nella cenere vi sono fiabe,
diamanti e un vello d’oro.
Nella fame dovrei viaggiare, nelle rose,
verso la mietitura dovrei viaggiare,
riposare sotto l’arco delle labbra orfane,
nelle labbra orfane, nella loro ombra ferita
è la rosa dell’alchimia.

Adonis

Canto

T’invoco, o fine della notte,
sul mio letto prolungati o inebriati,
sul mio letto sii maga,
a dire t’esorto che cosa dice l’amore all’amante
alla fine delle stagioni.

Dialogo

Un sipario fra me e te, non mi vedrai,
schiettezza e rivelazione da dove ti arriveranno?
La morte è calata nel tuo cuore,
allora fa’ che la morte ti illumini.
Come violare potresti la consuetudine?
Deliri, vaneggi
le mie regole non han presa su te.
– Sono le tue fondamenta
il mio sole ti ha maturato
anello, ti ho infilato a sigillo del tempo.

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Adonis – Pace

Adonis

Pace

Pace
ai volti che, soli, vanno nella solitudine del deserto,
all’oriente vestito d’erba e fuoco.

Pace alla terra lavata dal mare
al tuo amore, pace…
la tua nudità folgorante le sue piogge mi ha dato
il tuono consacrato nel petto
è maturato il tempo
avanza il mio sangue
prendimi e sparisci splendore d’oriente
perdimi hai cosce d’eco e lampo
prendimi del mio corpo copriti
favore il mio fuoco
astro la mia ferita è guida
m’infiammo…
stella divampo,
la disegno
dalla mia patria fuggendo nella mia patria,
divampo stella,
la disegna nella traccia dei suoi giorni perduti
oh cenere della parola
la mia storia ha un figlio nella tua notte?

Nizar Qabbani – O poeti della terra occupata!

. Nizar Qabbani

O poeti della terra occupata!

O poeti della terra occupata!

O voi! Le pagine dei vostri quaderni sono

immerse nel sangue e nel fango.

O voi! Le voci delle vostre gole sono

simili al rantolo degli impiccati.

O voi!I colori dei vostri calamai

sembrano quelli del collo degli sgozzati.

Sono anni che apprendiamo da voi.

Noi siamo i poeti sconfitti,

noi siamo estranei alla storia,

siamo estranei alle pene degli afflitti.

Apprendiamo da voi

come lo scritto può avere la forma del coltello!

O poeti della terra occupata.

O uccelli bellissimi che venite a noi

dalla notte della prigionia.

O dolore dagli occhi velati,

puro come la preghiera dell’alba.

O rosai che crescete in seno ai carboni ardenti.

O pioggia che cade

malgrado l’oppressione,

malgrado la violenza….

Apprendiamo da voi

come può cantare chi è immerso

nel fondo di un pozzo

Nazih Abu Afash, – Grazie

Nazih Abu Afash,

Grazie

“a Muzaffar… martire di questo tempo”
Grazie al dolore
che rende i nostri cuori più delicati e forti.
Grazie al piombo
che c’insegna il valore del canto
e ci ricorda l’appuntamento fuggente e il bacio dimenticato.
Grazie alle prigioni
che fan tornare alla mente l’azzurro del cielo e il tocco delle erbe vaghe.
E grazie al mondo…
sui suoi aspetti più neri scriviamo questi incliti poemi.
Grazie a Nerone, a Caligola, a Hiroshima,
alla cella sbarrata e alla croce uncinata,
alle bare, alle epidemie, ai cancri del sangue;
essi ci ricordano la vita che fu… e gli imminenti oblii.
Grazie agli incubi – dice l’uomo timoroso –
essi aprono le strade chiuse e guidano al tempo pacifico.
E grazie alla notte
che i volti dei tiranni rende più laidi e neri.
Ai pugnali schifosi e alle zanne ben fisse.
E grazie al pianto…
E grazie ai nazisti e ai tribunali dell’inquisizione… e a Ponzio Pilato.
E grazie al mio cuore…
che continua ad amarvi.

1977

Nazim Abu Afash – Questioni

.

Nazim Abu Afash

Questioni

Voglio chiedere ai passeri
come piangono quando il piombo li colpisce.
Voglio chiedere agli alberi della foresta
come si lamentano quando li abbatte il taglialegna costringendoli a dormire.
Perfino della pietra, quando è frantumata,
voglio conoscere i reali sentimenti.
E le campane… com’è che non versano sangue e pianto?
Voglio chiedere ai vermi della terra
sulle profonde tenebre sinistre… e sul freddo privo di misericordia.
All’asino sulla sua paternità.
E i segnali delle strade che conducono alle lontane città,
voglio conoscere i segreti della loro solitudine serale coperta di ruggine,
d’umidità, e dei fremiti del quieto metallo.
Voglio intrufolarmi nel cuore di tutto ciò che si muove
e gridare a suo nome.
Ogni animale è condotto al macello dal suo padrone… eppur continua a
pascolare.
Ogni corpo inanimato è disperato. Ogni insetto.
Ogni piccola mandorla che cade quando non vorrebbe
voglio che abbia la sua giusta parte nel mio cuore in cui ritrovarsi.
… Quanto all’uomo
quanto all’uomo…
la grande creatura che parla d’amore, che conosce la coniugazione dei verbi,
la guida delle locomotive
e la meditazione
e la bianca menzogna e la menzogna nera
e la scelta delle scarpe adatte
e le maniglie delle porte
e i quaderni
e il grado di concentrazione degli acidi chimici velenosi…
L’uomo…
l’uomo che sorride e manifesta i propri sentimenti,
che canta comunque vada.
L’uomo che produce morte copiosa,
e le feste che a malapena dan sollievo alla mano solinga!!
Con tutto ciò, non voglio chiedergli
se sono le fruste che si abbattono sul suo corpo
a costringerlo, forse, talvolta, a gridare a gola spiegata
“Ah… madre mia…”

Damasco 1975

Nazih Abu Afash – Un posto adatto

Nazih Abu Afash
Un posto adatto
Mi chiese il boia:

dove vuoi che ti tagli la testa?
Risposi: non so.
Suvvia, cerchiamo un posto adatto.
Girammo per le strade,
entrammo nei caffè,
ci intrufolammo nelle baracche dei comandanti gli eserciti,
bussammo alle porte di conoscenti.
Cercammo nelle piazze, nei libri, nelle foci dei fiumi…
ma non trovammo un luogo adatto per uccidere un uomo!!
Al mio compagno non restò
che uccidermi in mezzo alla strada.
Per questo… oggi son triste.

Nazìh Abu Afash Interrogativo a Eros

Nazìh Abu Afash

Interrogativo a Eros

i pugnali, le spade, le baionette, i coltelli

le scuri, gli strumenti per tagliar colli e lingue…

tutti questi "gentili" strumenti son chiamati

dagli scienziati della morte: ARMI BIANCHE!!…

Allora, cos’è che nei loro lessici può chiamarsi

ARMI NERE?!

Forse… queste poesie.

8 ottobre 1999