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Ahmed Yussef Daud Siria – Vino

Ahmed Yussef Daud
Siria
Vino
Questa parola somiglia alla mia libertà.
La scopro perché so che il mio gioco
non è che un esame dell’abilità dei tavoli,
i suoi risultati sono raccolti nel rimpianto.
Hai esagerato seppellendomi, Oh Signore
aspettavo sempre che i tuoi miracoli arrivassero dal mare!
Questo mare enigmatico come una donna
lascia il tuo miracolo triste per la mia libertà,
le briciole di una torta di un pranzo sontuoso,
quando bevo a lungo il vino di queste promesse
lo verso dannato tra il mio desiderio della rugiada
la secchezza della mia attesa del tuo frutto che non arriva.
Ogni fiamma che spunta dal mio cuore
la lascio spegnere nella polvere del tuo giudizio
sulla mia capacità di andare in fumo
la polvere fine attraversa la nostra vecchia finestra in una cascata
di sole in fuga verso l’assenza…
tu che mi ha messo nell’errore di questo desiderio
non altro mi hai concesso che la dignità di spezzarmi
sotto il più semplice e stupido colpo di vento!

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Adonis (Siria) – Stupore prigioniero

Adonis
(Siria)
STUPORE PRIGIONIERO

Vado via, rifugiandomi nell’ombra,
tra gemme ed erbe, costruisco un’isola,
collego i rami con i rivi
e quando i porti si perdono e le linee si oscurano
indosso lo stupore prigioniero
nelle ali della farfalla
dietro la cittadella delle spighe
e la luce nella zona della fragilità.

Ahmed Yussef Daoud – (Siria) – L’immagine del fuoco

Ahmed Yussef Daoud
(Siria)
L’immagine del fuoco
Mi conosci bene, o glorioso residente nel suo vuoto?
Non mi ha bruciato il carbone ardente ancora, ma mi ha toccato:
orizzonte rossastro…
un ragazzino libera la sua tristezza col passero
un passero libera le sue penne verso il sole
un sole libera le lacrime sull’orizzonte del paesaggio.
Lo so lo so
Che una distanza era tra la mia occasione e quello che ho preparato:
questo passero che si è bruciato non ravviva che un solo motivo ricorrente
dell’inno.
Se tu mi avessi colpito allora, oppure ti avessi colpita io
che ero morto nel vuoto della mia sottomissione a te,
avresti appiccato il fuoco e io avrei guardato le scintille.
Mi accarezza questo fuoco…
ma Oh la delusione!
Sono ancora sotto la tua tutela
In piedi per sempre…
Timoroso di irradiare luce!
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Ahmed Yussef Daud – Siria – Un uomo di parole

Ahmed Yussef Daud
Siria

Un uomo di parole-
Non ti ho trovato nel fragore del carro del guerriero
non ti ho trovato nell’estensione del nostro radicamento in una patria
la mia attesa per te è durata, in questo riposo salto qualche bindolo:
la mia mitezza è nuda, la luna è lontana…
e il tuo vino che mi assediava non mi ha aperto che la schiuma del racconto…
Quest’eco è un orizzonte dei gradi del silenzio
oppure è tintinnio di un amore che mi crocifigge in una assenza?
Ci sarà una corona di spine per il mio cuore,
non mi ferisce che il tuo vino neutro.
Sei il sultano della foglia delle fragole nel nostro gioco dimenticato
E io sono il ragazzino spezzato
Che fugge nelle strade che non mi portano forse in alcun luogo.

Adonis – La rosa dell’alchimia

Adonis

La rosa dell’alchimia

Nel paradiso della cenere dovrei viaggiare
tra i suoi alberi nascosti,
nella cenere vi sono fiabe,
diamanti e un vello d’oro.
Nella fame dovrei viaggiare, nelle rose,
verso la mietitura dovrei viaggiare,
riposare sotto l’arco delle labbra orfane,
nelle labbra orfane, nella loro ombra ferita
è la rosa dell’alchimia.

Adonis

Canto

T’invoco, o fine della notte,
sul mio letto prolungati o inebriati,
sul mio letto sii maga,
a dire t’esorto che cosa dice l’amore all’amante
alla fine delle stagioni.

Dialogo

Un sipario fra me e te, non mi vedrai,
schiettezza e rivelazione da dove ti arriveranno?
La morte è calata nel tuo cuore,
allora fa’ che la morte ti illumini.
Come violare potresti la consuetudine?
Deliri, vaneggi
le mie regole non han presa su te.
– Sono le tue fondamenta
il mio sole ti ha maturato
anello, ti ho infilato a sigillo del tempo.

Adonis – Pace

Adonis

Pace

Pace
ai volti che, soli, vanno nella solitudine del deserto,
all’oriente vestito d’erba e fuoco.

Pace alla terra lavata dal mare
al tuo amore, pace…
la tua nudità folgorante le sue piogge mi ha dato
il tuono consacrato nel petto
è maturato il tempo
avanza il mio sangue
prendimi e sparisci splendore d’oriente
perdimi hai cosce d’eco e lampo
prendimi del mio corpo copriti
favore il mio fuoco
astro la mia ferita è guida
m’infiammo…
stella divampo,
la disegno
dalla mia patria fuggendo nella mia patria,
divampo stella,
la disegna nella traccia dei suoi giorni perduti
oh cenere della parola
la mia storia ha un figlio nella tua notte?

Nizar Qabbani – O poeti della terra occupata!

. Nizar Qabbani

O poeti della terra occupata!

O poeti della terra occupata!

O voi! Le pagine dei vostri quaderni sono

immerse nel sangue e nel fango.

O voi! Le voci delle vostre gole sono

simili al rantolo degli impiccati.

O voi!I colori dei vostri calamai

sembrano quelli del collo degli sgozzati.

Sono anni che apprendiamo da voi.

Noi siamo i poeti sconfitti,

noi siamo estranei alla storia,

siamo estranei alle pene degli afflitti.

Apprendiamo da voi

come lo scritto può avere la forma del coltello!

O poeti della terra occupata.

O uccelli bellissimi che venite a noi

dalla notte della prigionia.

O dolore dagli occhi velati,

puro come la preghiera dell’alba.

O rosai che crescete in seno ai carboni ardenti.

O pioggia che cade

malgrado l’oppressione,

malgrado la violenza….

Apprendiamo da voi

come può cantare chi è immerso

nel fondo di un pozzo