Charles Baudelaire – Canto di Autunno

Baudelaire

Canto d’autunno
I
Presto ci immergeremo nelle fredde
tenebre: addio vivo chiarore, estati
troppo brevi! Digià cade la legna
con i funebri colpi e sul selciato
risuona dei cortili. Dentro al mio essere
già l’inverno fa ritorno:
odio, collera, brividi ed orrore,
forzato duro affanno, e, come il sole
nell’inferno polare, questo cuore
non sarà più che massa rossa e ghiaccia.
Fremendo ascolto ceppo dietro ceppo
cadere; ed un patibolo che sorge
non ha eco più sorda. La mia anima
è una torre che frana sotto i colpi
dell’ariete instancabile e pesante.
Da quel tonfo monotono cullato
, mi sembra che si inchiodi in qualche luogo
in gran fretta una bara. Per chi?
Ieri era l’estate; ed ecco già l’autunno
Suona, questo rumore misterioso,
come il cupo rimbombo di un distacco.

II
Amo dei tuoi socchiusi occhi la luce
verdastra, ed oggi tutto mi è amaro,
o dolce beltà, e nulla, né il tuo amore,
né l’alcova e il camino non mi valgono
il sole che dardeggia sopra il mare.
Amami, tuttavia, tenero cuore;
come una madre, anche se un ingrato
ed un perfido sono;
amante oppure sorella, sii l’effimera dolcezza
d’un autunno glorioso o d’un tramonto.
Breve còmpito: avida la tomba
attende! Con la fronte riposata
sopra le tue ginocchia e rimpiangendo
l’estate bianca e torrida, gustare
lasciami il giallo raggio dell’autunno!

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