Archivi categoria: Argentina

Juan Gelman – Arte poetica

Juan Gelman
Arte poetica
come un martello la realtà/batte
le membrane dell’anima o cuore/foggia
a caldo o a freddo/non suppone/inaridisce
marce illusioni/pensa
*
come un uccello rauco/delira
nel suo rovescio/ruggisce tale quale
la tigra di Pasquale/calpesta
le membrane dell’anima o cuore/scoppiettava
*
il domani nel tuo calore/suonerà
come uno sparo sulla fronte del compagno morto ieri
e su tutto ciò in cui bisognerà ancora nascere e morire
come un martello
Annunci

Josè Louis Cavalieri – Nostalgia

Josè Luis Cavalieri
Argentina

Nostalgia

Lasciarsi abbracciare
e piangere
per quel che abbiamo
perso.
Lasciarsi mordere
da tutto quel
che manca.
Sentire i bianchi
denti
affondare fino alle ossa
di un impossibile scheletro
di ricordi.

Josè Louis Cavalieri – Nada

Josè Luis Cavalieri
Argentina

Nada
Niente è cambiato
lo stesso ordine regna,
lo stesso spettro.
Le voci continuano a gridarci
e a raccontarci, mute,
della morte e delle mani vuote, s
upplicanti.

Niente è cambiato
i figli prigionieri
come i padri.
Una sola cella,
mille sbarre,
è lo stesso:
un continente.
Il fuoco spento
e solo, il fumo.
Niente è cambiato
lo stesso sole scalda
sempre la stessa
polvere
e solo lei riposa soddisfatta
con la vita
nelle viscere

Josè Louis Cavalieri–Miedo

Josè Luis Cavalieri
Argentina
Miedo
Una dietro l’altra, l
e steste basse,
si addentravano
nella notte fredda.
Le spalle strette,
i baveri alzati
e le mani nascoste
nelle tasche.
Ed il vento piegava
la schiena e le ginocchia
e la polvere annebbiava
tutti i sensi.
Il cielo si tingeva
di nubi color carne
e sulla terra nera
pioveva solo sangue.

Josè Louis Cavalieri – Demasiado tarde

Josè Luis Cavalieri
Argentina

Demasiado tarde

Un potente manipolo
di governi indignati
si batte per punire
qualche vecchio
tiranno pensionato.
Straripano parole
di etica e morale
lezioni di diritto
e di equilibrio mondiale.
Gli specialisti di sempre
nei diritti altrui violati
fanno la conta dei morti,
di scomparsi e torturati.
Dimostrano grande forza,
volontà nel perseguire
lottando con tutti i mezzi
per un così nobile fine.
Con la stessa volontà
quando il tiranno era forte
lasciarono che uccidesse,
che seminasse la morte.
Come amico fu trattato
(era un ottimo cliente)
ogni credito arrivava
mentre massacrava gente.
Tutti i corpi martoriati
e le vite e le morti e tutte
le anime, offese gridano:
Ipocriti!
Troppo tardi!

Che Guevara – Vecchia Maria

 Vecchia María

Che Guevara

Vecchia Maria, stai per morire,
voglio dirti qualcosa di serio:
la tua vita è stata un rosario completo di agonie.
Non hai avuto amore d’uomo, salute e denaro,
soltanto la fame da dividere con i tuoi;
Voglio parlare della tua speranza,
delle tre diverse speranze
costituite da tua figlia senza sapere come.
Prendi questa mano d’uomo che sembra di bambino
tra le tue levigate dal sapone giallo.
strofina i tuoi calli duri e le pure nocche
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Ascolta, nonna proletaria:
credi nell’uomo che sta per arrivare
credi nel futuro che non vedrai.
Non pregare il dio inclemente
che per tutta la vita ha deluso la tua speranza.
E non chiederà clemenza alla morte
per veder crescere le tue grigie carezze;
i cieli sono sordi e sei dominata dal buio,
su tutto avrai una rossa vendetta,
lo giuro sull’esatta dimensione dei miei ideali
tutti i tuoi nipoti vivranno l’aurora,
muori in pace vecchia combattente.
Stai per morire vecchia Maria,
trenta progetti di sudario
ti diranno addio con lo sguardo
il giorno che te ne andrai.
Stai per morire vecchia Maria
rimarranno mute le pareti della sala
quando la morte si unirà all’asma
e consumerà il tuo amore nella tua gola.
Queste tre carezze fuse nel bronzo
(l’unica luce che rischiara la tua notte)
questi tre nipoti vestiti di fame,
sogneranno le nocche delle tue vecchie dita
in cui sempre trovavano un sorriso.
Questo sarà tutto, vecchia Maria.
La tua vita è stata un rosario di agonie,
non hai avuto amore d’uomo, salute, allegria,
soltanto la fame da dividere coi tuoi.
È stata triste la tua vita vecchia Maria.
Quando l’annuncio dell’eterno riposo
velerà di dolore le tue pupille,
quando le tue mani di sguattera perpetua
riceveranno l’ultima ingenua carezza,
penserai a loro. . . e piangerai,
povera vecchia Maria. No non lo fare!
Non pregare il dio indolente che per tutta una vita
ha deluso la tua speranza
e non domandare clemenza alla morte,
la tua vita ha portato l’orribile vestito della fame
e ora, vestita di asma, volge alla fine.
Ma voglio annunciarti,
con la voce bassa e virile delle vendette,
voglio giurarlo sull’esatta
dimensione dei miei ideali.
Prendi questa mano d’uomo che sembra di bambino
tra le tue levigate dal sapone giallo.
strofina i tuoi calli duri e le pure nocche
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Riposa in pace vecchia Maria,
riposa in pace vecchia combattente,
i tuoi nipoti vivranno nell’aurora,

lo giuro!

Jorge Louis Borge – Il generale Quiroga…..

 

 

 

 

Jorge Louis Borge
Il generale Quiroga si avvia in carrozza al massacro

Risecco ormai il pantano senza piu sete d’acqua,
vagabonda la luna per il gelo dell’alba
e famelici i campi, poveri come un ragno.

La carrozza traballa bofonchiando in salita:
un galeone enfatico, enorme, funerario.
Quattro bài pezzati di morte nel negrore
bistrattano sei animule e un intrepido insonne.

Accosto ai postiglioni caracolla un mulatto.
Che smargiassata avviarsi in carrozza alla morte!
Il general Quiroga volle entrare nell’ombra
prendendo come scorta da sei a sette sgozzati.

Tutto quel cordovume turbolento e meticcio
(rifletteva Quiroga) come può soverchiarmi?
Qui me ne sto imperterrito e confitto alla vita
come il piatto piuòlo ben confitto nel suolo.

lo che ho sopravvissuto a migliaia di sere
e al suono del cui nome fremono le alabarde
non lascerò la vita per questi ghiareti.
Muore forse il pampero, muoiono mai le spade?

Ma al’rilucer del giorno sopra Barranca Yaco
sciabole a taglio e a punta gli mulinaron sopra:
morte di mala morte si portò via il riojano
e una a pugnalate eternò Juan Manuel.

Già freddo, già risorto, già immortale, già spettro
si presenta all’inferno che Dio gli ha decretato
e ai suoi ordini vanno, forate e dissanguate,
le anime dolenti di uomini e cavalli.