Archivi categoria: Spagna

Pablo Neruda ( Cile ) Madrid 1936

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Pablo Neruda
( Cile )
Madrid 1936

Madrid sola e solenne, Luglio t’ha sorpresa
nel pieno della tua allegria di povero alveare:
chiara era la tua strada,
chiaro il tuo sogno.
*
Un nero rancore
di generali, un’onda
di rabbiose sottane
ha franto alle tue ginocchia
le sue acque pantanose, i suoi fiumi di spurgo.
*
Con gli occhi feriti ancora di sogno,
con fucili e pietre, Madrid, con piaga aperta,
ti sei difesa. Correvi
per le vie
depositando stelle del tuo santo sangue,
chiamando a raccolta con una voce d’oceano,
con un viso per sempre mutato
dalla luce del sangue, come una montagna
vendicatrice, come una sibilante
stella di coltelli.
*
Quando nei tenebrosi accampamenti, quando nelle sacrestie
del tradimento penetrò la tua spada in fiamme,
non ci fu che silenzio d’aurora, non ci fu
che il tuo passo di bandiere,
e una gloriosa goccia di sangue sul tuo sorriso.
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Il’ja Erenburg (URSS) Cinematografo

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Il’ja Erenburg
(URSS)
Cinematografo
In un misero borgo di Castiglia,
dove erano soltanto pietre e guerra,
quella notte fu stridula e rovente,
da sbalordire.
In lontananza come una bufera
rimbombava l’artiglieria.
Gli occhi s’aggrappavano ai fucili,
e la mitragliatrice picchiava sulle tempie.
Ma in una chiesa — che stramberia —
ci proiettavano un film.
In mezzo aì santi del barocco
tremolava una macchina smagliante.
Annuvolati e saldi come pietre,
tacevano qui inquieti combattenti.
D’un tratto tintinnarono gagliardi
i sonagli d’una trojka russa,
ed estenuandomi con il ricordo,
facendosi largo fra i santi,
sul muro infuriava Capaev,
convocando i vivi e gli scomparsi.
Quanta forza c’è in quello che si perde!
Come i giorni trapassano negli anni!
Sì dibatte per la fulva sierra
l’ombra gigantesca dì Capaev.
Terra mia, sei piú larga della terra,
paese mio, sei uscito dal paese,
sei diventato aria, e per il mondo
ti respirano i figli del valore.
Ma tu per me sin dalla culla
sei mia terra, contrada natia,
ed io so come odorano gli abeti
di cui era amico Capaev.

Langston Hughes (Usa) Eroica Brigata Internazionale

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Langston Hughes
(Usa)
Eroica Brigata Internazionale
Il sangue,
o una bandiera,
o una fiamma,
o la vita stessa
sono forse tutt’uno
come il nostro sogno?
Sono accorso. Dietro di me un oceano
E mezzo continente.
Frontiere,
e montagne alte all’orizzonte,
e governi che mi dicevano NO,
NON PUOI ANDARE!
Sono accorso.
Sulle frontiere splendenti di domani
ho deposto la forza e la saggezza
dei miei anni.
Non molta,
giovane come sono.
(Ero giovane,
è forse meglio dire,
ché adesso sono morto.)
*
Ma fossi vissuto cent’anni
la vita non avrebbe potuto
avere termine migliore.
Ho dato ciò che desideravo
E quanto avevo da dare
perché altri vivessero.
*
E quando le pallottole
m’hanno spezzato il cuore,
e il sangue m’è salito a fiotti in gola
mi chiesi s’era sangue
che a fiotti arrivava.
O era una fiamma rossa?
Oppure soltanto la mia morte
che si mutava in vita?
Sono tutt’uno:
il nostro sogno,
la mia morte,
la tua vita,
il nostro sangue,
un’unica fiamma.
Sono tutt’uno!

Frantisele Halas – Cecoslovacchia – Mirate

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Frantisele Halas
(Cecoslovacchia)
Mirate

Mirate mirate bene
con un amore che annienta
mirate mirate bene
*
Nella corrida della morte
le sanguisughe degli ultimi anéliti
il miserere d’un rantolo
echeggia nel nero silenzio
*
Sotto lo zenit dell’Apocalisse
spumeggia nei pozzi l’eternità
corpi straziati
biasimo per i vivi
*
L’ombra degli scoppi impiaga la tua effigie luna
chiaroveggente guida per il sogno
ora non soffri piú morto Unamuno
e i caduti l’eternità sotto l’ala
*
entrano in cielo
per l’ossario del campo di battaglia
col diamante della fede incidono
ignoti nomi
nelle tenebre dei poveri
*
Ondeggiano ì biodi dei fronti
e Madrid con le ali fiammeggianti
disperde l’angoscia dei giusti
Gli anelli di rame delle granate
fidanzano i bambini con la morte
*
Mirate mirate bene
con un amore che aumenta
mirate mirate bene

Pablo Neruda ( Cile ) – Madrid 1936

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Pablo Neruda
( Cile )
Madrid 1936

 

Madrid sola e solenne, Luglio t’ha sorpresa
nel pieno della tua allegria di povero alveare:
chiara era la tua strada,
chiaro il tuo sogno.
*
Un nero rancore
di generali, un’onda
di rabbiose sottane
ha franto alle tue ginocchia
le sue acque pantanose, i suoi fiumi di spurgo.
*
Con gli occhi feriti ancora di sogno,
con fucili e pietre, Madrid, con piaga aperta,
ti sei difesa. Correvi
per le vie
depositando stelle del tuo santo sangue,
chiamando a raccolta con una voce d’oceano,
con un viso per sempre mutato
dalla luce del sangue, come una montagna
vendicatrice, come una sibilante
stella di coltelli.
*
Quando nei tenebrosi accampamenti, quando nelle sacrestie
del tradimento penetrò la tua spada in fiamme,
non ci fu che silenzio d’aurora, non ci fu
che il tuo passo di bandiere,
e una gloriosa goccia di sangue sul tuo sorriso.

Eugène Guillevic (Francia) – In memoriam

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Eugène Guillevic
(Francia)
In memoriam
Poema dialogato alla memoria di quelli di Spagna

– Il vento, il freddo, le bandiere, la notte,
i proiettili, il freddo, le bandiere,
la fuliggine, gli sputi veloci tra gli spari.
*
– Stanotte nei cortili e nelle aie
restiamo in attesa della morte
della minaccia, della venuta dei. frutti.
*
— Li conosci, cantavano mentre
bruciava la città, erba mangiavano
sul ciglio dei fossati, cadevano
a mucchi andando incontro agli spari.
*
— La fatica è calata pesante
sulle palpebre delle donne ed esse
partoriranno prima dell’alba soltanto
se il pozzo sarà colmo di sudore,
se la tua mano premerà il mio fianco.
*
— Ma nella notte la marcia
interminabile al rogo.
*
— Vuole dilatarsi il tuo sangue. Ricordo:
nel prato verde camminavi e il grido
del cuculo implacabile rammentava
il tuo collo caldo ove il sangue
non allignava più
.*
— Il sole carnivoro, le sponde che gridano per fame,
l’urlo degli uccelli sgozzati
l’anno rizzare gli alberi in riva alla palude
ove i pesci si squamano nell’assetato fango.

Federico Garcia Lorca – Canzone d’Autunno

Federico Garcia Lorca

Canzone d’Autunno

Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell’anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell’idea.
*
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.
*
La neve cade dalle rose,
ma quella dell’anima resta
e l’artiglio degli anni
ne fa un sudario.
*
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose piú perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c’insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
*
E se l’amore c’inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
*
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
*
Se l’azzurro è un sogno,
che ne sarà dell’innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l’Amore non ha frecce?
*
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che piú nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.