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Federico Garcia Lorca – Canzone d’Autunno

Federico Garcia Lorca

Canzone d’Autunno

Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell’anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell’idea.
*
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.
*
La neve cade dalle rose,
ma quella dell’anima resta
e l’artiglio degli anni
ne fa un sudario.
*
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose piú perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c’insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
*
E se l’amore c’inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
*
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
*
Se l’azzurro è un sogno,
che ne sarà dell’innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l’Amore non ha frecce?
*
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che piú nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.

Rafael Alberti – Primo Maggio nella Spagna repubblicana del 1938

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Rafael Alberti
Primo Maggio nella Spagna repubblicana del 1938

Corale di primavera

Primo di Maggio.
Inni, sangue, fiori.
Primavera di guerra dei lavoratori.
*
" Dimmi, che farai il Primo Maggio? "
Il mio paese è in guerra, contadina.
Io, da vero buon soldato dei mari,
farò che la bandiera di marina
s’agiti sopra i venti regolari. "
*
" Dimmi, che farai il Primo Maggio? "
– Il mio paese è in guerra. Una gran pioggia
di fuoco i campi vuole flagellare.
lo, come contadina, o marinaio,
offrirò le mie braccia per falciare.
*
" Dimmi, che farai il Primo Maggio? "
" Il mio paese è in guerra. Le officine
raddoppiano, veloci, la giornata.
Fianco a fianco degli uomini, le donne
presteranno il loro polso affrettato. "
*
Dimmi, che farai il Primo Maggio? "
II mio paese è in guerra. Nel suo cielo
vedo ali d’uccelli predatori.
Io di gloria incoronerò il volo,
o repubblica, dei nostri aviatori.
*
Dimmi, che farai il Primo Maggio?"
" Il mio paese è in guerra. Duramente
farò parlare all’arma quel linguaggio
che porti la mia Spagna eroicamente
a conquistare ancora il suo paesaggio.

Primo di Maggio.
Inni, sangue, fiori.
Primavera di vittoria dei lavoratori.

Miguel Hernández – Canzone dello sposo soldato

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Miguel Hernández
Canzone dello sposo soldato

Ho popolato il tuo ventre d’amore e di sementi,
ho prolungato l’eco di sangue a cui rispondo
e attendo sopra il solco come l’aratro attende:
sono giunto fino al fondo.
*
Bruna di alte torri, alta luce e occhi alti,
sposa della mia pelle, gran sorso di mia vita,
i tuoi folli seni crescono verso di me a sussulti
come di cerva fecondata.
*
Già mi sembra che tu sia cristallo delicato,
che tu possa andare in pezzi all’urto più lieve,
e a rinsaldarti le vene la mia pelle di soldato
farebbe come il ciliegio.
*
.Specchio della mia carne, sostegno alle mie ali,
ti dò vita nella morte che mi dànno e non prendo.
Donna, donna mia, così circondato dai proiettili,
bramato dal piombo, ti amo.
*
Sopra i feretri crudeli in agguato,
sopra gli stessi morti senza scampo e senza fossa
io ti amo, e ti vorrei abbracciare con tutto il petto
fin nella polvere, sposa.
*
Quando presso i campi di battaglia ti pensa
la mia fronte che non raffredda né placa la tua figura,
m t’avvicini a me come una bocca immensa
d’affamata dentatura.
*

Parlami nella lotta, sentimi nella trincea:
io qui con il fucile il tuo nome evoco e imprimo,
e difendo il ventre tuo, povera che m’aspetti,
e difendo tuo figlio.
*
Con il pugno chiuso nascerà nostro figlio,
avvolto in un clamore di vittoria e chitarre:
lascerò sulla tua porta la mia vita di soldato
senza incisivi e senz’artigli.
*
E’ necessario uccidere per vivere ancora.
Un giorno verrò all’ombra dei tuoi capelli lontani,
e dormirò nel lenzuolo d’amido e di lusso
cucito dalle tue mani.

Le tue gambe implacabili al parto vanno diritte,
e la tua implacabile bocca d’indomite labbra,
e dinanzi alla mia solitudine di scoppi e di breccia
percorri una via d’implacabili baci.
*
Al figlio è destinata la pace che sto forgiando.
E alla fine in un oceano d’irreparabili ossa
il tuo cuore e il mio naufragheranno, e saremo
una donna e un uomo consunti dai baci.

Rafael Alberti – Galoppo

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Rafael Alberti
Galoppo
Le terre, le terre, le terre di Spagna,
le vaste, le sole, deserte pianure.
Galoppa, cavallo balzano,
cavaliere del popolo,
al sole e alla luna.
*
Sotto, a galoppare;
a galoppare,
fino a sprofondarli nel mar !
*
Come un cuore risuonano e risuonano
sotto gli zoccoli le terre di Spagna.
Galoppa, cavaliere del popolo,
cavallo balzano,
cavallo di spuma.
*
Sotto, a galoppare;
A galoppare,
fitto a sprofondarli nel mare!
*
Nessuno, nessuno, di fronte nessuno;
perche è nessuno la morte sulla tua sella.
cavallo balzano,
cavaliere del popolo,
poi che la terra è tua.
*
Sotto a galoppare;
fino a sprofondarli nel mare!

Rafael Alberti – Sono del Quinto Reggimento

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Rafael Alberti
Sono del Quinto Reggimento

Domani lascio la mia casa,
lascio i buoi e il villaggio.
Salve ! Dimmi: dove vai?
Vado al Quinto Reggimento.

Camminare senz’acqua, a piedi.
Sopra i monti, o in campo aperto.
Voci di gloria e di trionfo.
Sono del Quinto Reggimento!

Juan Miguel Roma – A Manuela Sánchez

 

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Juan Miguel Roma
A Manuela Sánchez

 

Al lume d’un doppio sonno vegliavi
gli uomini, presaghi già di vittoria,
e le tue mani, grani d’oro e gloria,
per vincere te stessa col tuo impegno.
*
La tua fronte, increspata come il ciglio
del rovere che è unito con la storia,
ha una rosa di sangue, alta memoria
di cruda volontà e volto scarno.
*
Giallastri e verdi, sgraziati e curvi,
coti manti neri, come funebri panni,
giunsero in ordine sparso i tricorni.*

 

F. a spari tu iniziasti l’epopea
che le tue nobili gesta proclama
e le tue virtù alla Spagna affida.

 

* 1 ” tricorni ” sono i cappelli d’incerata
dei ” carabineros,” ossia glì stessi ” carabineros.”

José Herrera Petere – L’esperienza

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José Herrera Petere
L’esperienza
Ho veduto bruciare le labbra
d’un cadavere,
la mascella tesa come chitarra;
e nelle fiamme ho visto un mulo in fuga
mordere il vento,
scalciare alla brezza.
Ilo veduto un uomo morto
lungo una strada:
dal cielo l’avevano mitragliato,
e ho scorto in un crepuscolo d’allume
un avvoltoio grigio.
E l’orizzonte fuggiva.
*
Ho ascoltato la. voce dei pittori
disegnarsi in terra e polvere
in un lamento.
Cantava ancora García Lorca ferito
E la torre nella pianura
era ancora un’alta torre.
*
Ho contemplato il vasto incendio
della notte
in un’aurora artificiale
di benzina
e come s’infrangevano le finestre
d’un casamento di pietra
senza più abitanti.
*
Passavano gli aerei
e il silenzio
nella campagna diventava stupore
che ci fosse un cielo azzurro.
*
Avvicinatevi alla morte:
laggiù ci chiama
la violacea lavanda, tutta tremante!
E un organo di sole erano i campi
e un bue addormentato e grasso
il cimitero.
*
Noi abbiamo fede. Brillano i poggi, sodano
le fronti sopra i fucili.
0 cuore dell’uomo,
si muovevano le tue dita
e un cannone puntava la sua bocca
in mezzo ai cardi.
*
Si smorzano le voci
E si schianta
un olmo verde
e cade in un fossato.
*
Si spengano le luci: e tutto resti
Sommerso
come in un lago nero!