Il prologo

per consolarlo del suo dolore,
infatti quell’uomo vuol morire a tutti i costi,
e poiché odia l’obbedienza,
la disciplina e la vita ordinata,
non posso compiangerlo.
Andrò dal re,
W. B. YEATS


 

clip_image001

Wilfred Owen
I. Il prologo
Salutandolo con una pacca sulla spalla, dissero certo al
ragazzo
di affrontare sempre il tedesco con volto da coraggioso;
suo padre l’avrebbe preferito morto che disonorato –
tanto era fiero e felice di vederlo partire.
La madre, forse, piagnucolò di non darsi pace,
finché una bella ferita non lo riportasse alle sue cure.
Le sorelle si dolsero che alle ragazze non toccasse
sparare, caricare, imprecare…
i fratelli – promisero di spedirgli le sigarette preferite.
Ogni settimana, per mesi, gli scrissero le stesse cose,
credendolo al riparo in una baracca della Y.M.C.A.,
poiché cosi scriveva lui, poggiando il foglio sul calcio
del fucile dove un proiettile all’ora mancava il bersaglio
e i colpi mancati stuzzicavano la fame del suo cervello.
I suoi occhi invecchiarono a furia di trasalire, la mano
prese a tremare di febbre, il coraggio a scemare come la
sabbia dai sacchetti meglio confezionati, dopo anni di pioggia.
Ma mai una licenza, una ferita, la febbre, il piede di trincea, .
uno choc, liberarono il meschino. E la morte tardava a
interrompere la tortura meccanica dei bombardamenti,
in balia delle potenze di questo mondo, scatenate.
Aveva visto uomini di pattuglia la notte spararsi sulle mani.
In patria non si seppe mai. Restavano comunque dei
vigliacchi. «Meglio morti che disonorati, tienilo a mente!»
diceva suo Padre.
Il. L’azione
Un’alba, la nostra pattuglia al filo spinato
lo riportò. Stavolta la Morte non lo aveva mancato.
Non restò che pulirgli la bava sanguinolenta.
Fu incidente? Un colpo di fucile può scappare…
Un cecchino? No. (Era inglese il proiettile che poi ritrovarono).
!lI. La poesia
Fu la lucida crisi della sua anima,
contro altri giorni d’inesorabile schiavitù,
contro il cieco, infrangibile muro di filo spinato
della trincea, cinta e chiusa da lingue di fuoco,
fuoco lento e radente, che non l’avrebbe arso tutto
per serbarlo alle promesse e allo scherno della morte,
alle mezze promesse della vita, e alla rabbia di entrambe.
IV. L’epilogo
Assieme a lui seppellirono la museruola che aveva baciato coi denti,
e scrissero sinceramente alla Madre: «Tim è morto sorridendo».

Annunci