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Roberto Roversi – La violenza di 700 pecore

Roberto Roversi

La violenza di 700 pecore

Il legno è suscettibile, il legno è sensibile.
Il legno piange.
Il legno chiama la foresta (Via Telex?).
Chiama l’ultimo luogo che ha perduto.
Il legno ascolta le voci. È affondato nell’argilla.
*
Affondato nell’argilla è anche l’uomo che
vede intravede lungo i tralicci l’ombra del
legno chiusa dentro a un pugno verde.
Sotto, le pecore. Con indifferenza. Le pecore,
del sole caduto per terra, arroventato, non si può immaginare.
*
Poi c’è il vento in ginocchio.
Che cerca oro fra la torba.
Il vento fischia sperando di essere ascoltato.
Il vento grida.
Un vento sulla periferia con gli occhi di ferro.
Un vento lontano ferito alla mano. Un vento strano.
*
Parlo di sole di alberi di vento parlo di mare con
le sue ondate parlo di gerani parlo di rose
parlo parlo parlo parlo parlo
perché l’uomo massacrato dorme lì fra sole
mare vento aria acqua e un albero di mele
e sdraiato in un profumo di lillà
e grida senza voce.
Il cielo riceve fra le mani la sua ombra.
*
Cosa ti posso dire?
Che tutto può cambiare anche in un solo giorno.
Che cambia colore l’acqua colpita da un aereo
spaccatosi in volo.
Che mi sono accorto che la vita passava.
Cosa ti posso dire?
Una mano insanguinata può toccarele rose.
Quando tutto finisce la speranza comincia.
*
Post-scriptum:
Dicono: queste cose bisogna farle, dirle da giovani.
Dicono: queste cose bisogna ripeterle, sempre.
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Rebecca Matlou – Questo sentiero


Rebecca Matlou

Questo sentiero

Figlio del suolo
figlio destinato
ad attraversare questo sentiero
incrocia il ferro
sale in groppa ai leoni e afferra la criniera
in cammino le spalle alte
Il cielo nei cieli rischiara il sentiero
echi di cespugli spinosi guidano il cammino
Luthili Kotane, Mandela,Sisulul* calpestano questo sentiero
arrancano decisi, tagliano gli arbusti spinosi
fardello di perle sulla vostra fronte
Peso di pellegrino sulla tua schiena
porteranno sollievo al cuore torturato del popolo
e poteranno il prato per spargere i semi della libertà.

Nota
* Dirigenti dell’ ANc

Samuel Smiles – Il lavoro

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Samuele Smiles
Il lavoro

Non vi è per l’uomo pane più saporito
di quello che egli si procura
con il proprio lavoro fisico e intellettuale.
Nè vi è bene che non possa
essere acquistato con lavoro,
nè soddisfazione che non possa
essere data dal lavoro.
Il più umile operaio
contribuisce al benessere sociale.
Lodiamo la saggezza di quell’imperatore
che diceva: Per ogni uomo che non lavora
e per ogni donna
che si lascia andare alla pigrizia,
c’è qualcuno nell’impero
che soffre la fame e il freddo.

Giovanni Pascoli – La cucitrice

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Giovanni Pascoli

La cucitrice

L’alba per la valle nera
sparpagliò le greggi bianche:
tornano ora nella sera
e s’arrampicano stanche;
una stella le conduce.
Torna via dalla maestra
la covata e passa lenta;
c’è del biondo alla finestra
tra un basilico e una menta
è Maria che cuce e cuce.
Per chi cuci e per che cosa?
un lenzuolo? un bianco velo?
Tutto il cielo è color rosa,rosa e oro,
e tutto il cielo
sulla testa le riluce.
Alza gli occhi dal lavoro:
una lacrima? un sorriso?
Sotto il cielo rosa e oro,
chini gli occhi, chino il viso,
ella cuce, cuce, cuce.
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A Tutti Buona Pasqua 2017

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Paul Celan – Fuga di morte

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Paul Celan

Fuga di morte

Nero  latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo a mezzogiorno e al mattino lo beviamo la notte beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive ed esce dinanzi a casa e brillano le stelle e fischia ai suoi mastini
fischia ai suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda ora suonate alla danza.

*

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino e a mezzogiorno ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa abita un uomo che gioca con i serpenti che scrive
che scrive all’imbrunire in Germania i tuoi capelli d’oro Margarete
I tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria là non si giace stretti

*

Lui grida vangate più a fondo il terreno voi e voi cantate e suonate
impugna il ferro alla cintura lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
spingete più a fondo le vanghe voi e voi continuate a suonare alla danza

*

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith lui gioca con i serpenti

*

Lui grida suonate più dolce la morte la morte è un maestro tedesco
lui grida suonate più cupo i violini e salirete come fumo nell’aria
e avrete una tomba nelle nubi là non si giace stretti

*

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo a mezzogiorno la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e la mattina beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
ti colpisce con palla di piombo ti colpisce preciso
nella casa abita un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
aizza i suoi mastini contro di noi ci regala una tomba nell’aria
gioca con i serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

*

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Anomimo – Treblinka

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Anomimo
Treblinka
In una città polacca, quando albeggia
si sentono grida, urla e lamenti
gente impazzita che si agita attorno
e un ordine secco: «Ehi, Ebreo, fuori!»
Ucraini, milizia, polizia
uccidono gli ebrei, è la loro pace
c’è terrore e paura, massacrano e
[squartano
e portano gli ebrei ai treni
Nessuna penna può descrivere l’effetto
del suono di morte di quelle ruote
mentre stipati nel carro, straziati
gli ebrei vanno a morire, in nome di
[Dio
a Treblinka a Treblinka
I nostri fratelli che vivono al di là del
[mare
non possono capire dolore e
[disperazione
né come ci spoglino di tutto
ogni ora, ogni minuto davanti alla
[morte
Le lacrime della gente scorreranno
[presto
quando si saprà e si troverà là
la più grande tomba del mondo
ebrei, a milioni, sottoterra
a Treblinka, a Treblinka

Note

Canzone scritta da un anonimo nel

ghetto ebraico di Biala Podlanska, in

Polonia. A Treblinka furono uccisi

750.000 prigionieri ma nell’agosto del

1943 una rivolta distrusse gran parte

delle istallazioni, costringendo le auto-

rità tedesche a liquidare il lager.