Archivi categoria: Inghilterra

David Bowie – “EROI”

David Bowie

“EROI”

Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Anche se niente li porterà via
Li possiamo battere, solo per un giorno
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno

E tu, tu puoi essere meschino
E io, io berrò tutto il tempo
Perché siamo amanti, e questo è un fatto
Sì siamo amanti, è proprio così

Sebbene niente ci terrà uniti
Potremmo rubare un po’ di tempo,
per un solo giorno
Possiamo essere Eroi, per sempre
Che ne dici?

Io, io vorrei che tu sapessi nuotare
Come i delfini, come nuotano i delfini
Sebbene niente,
niente ci terrà uniti
Possiamo batterli, per l’eternita’
Oh possiamo essere Eroi,
anche solo per un giorno

Io, io sarò re
E tu, tu sarai la regina
Sebbene niente li porterà via
Possiamo essere Eroi, solo per un giorno
Possiamo essere noi, solo per un giorno

Io, io riesco a ricordare (mi ricordo)
In piedi accanto al Muro (accanto al Muro)
E i fucili sparavano sopra le nostre teste
(sopra le nostre teste)
E ci baciammo,
come se niente potesse accadere
(niente potesse accadere)
E la vergogna era dall’altra parte
Oh possiamo batterli, ancora e per sempre
Allora potremmo essere Eroi,
anche solo per un giorno

Possiamo essere Eroi
Possiamo essere Eroi
Possiamo essere Eroi
Solo per un giorno
Possiamo essere Eroi

Noi non siamo niente, e niente ci aiutera’
Forse stiamo mentendo,
allora è meglio che tu non rimanga
Ma potremmo essere più al sicuro,
solo per un giorno

Oh-oh-oh-ohh, oh-oh-oh-ohh,
anche solo per un giorno
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Dylan Thomas – Questo pane che rompo

Dylan Thomas

Questo pane che rompo

Questo pane che rompo un tempo fu frumento,
Questo vino su un albero straniero
Nel suo frutto fu immerso;
L’uomo di giorno o il vento nella notte
Gettò a terra le messi, la gioia dell’uva infranse.

Un tempo, in questo vino, il sangue dell’estate
Pulsò nella carne che vestì la vite;
Un tempo, in questo pane
il frumento fu allegro in mezzo al vento;
L’uomo spezzò allora il sole, abbattè allora il vento.

Questa carne che rompete, il sangue a cui lasciate
devastare per le vene, furono
Frumento ed uva, nati
Da radice e da linfa sensuali; voi
Bevete del mio vino, spezzate del mio pane.

Dylan Thomas – E la morte non avrà più dominio

Dylan Thomas

E la morte non avrà più dominio

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e
le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché impazziscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché pazzi e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà;
E la morte non avrà più dominio.

Dylan Thomas – E la morte non avrà più dominio

Dylan Thomas

E la morte non avrà più dominio

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e
le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché impazziscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
Giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
Cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
E l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
Mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché pazzi e morti stecchiti,
Le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
Irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà;
E la morte non avrà più dominio.

Anne Bronte – La colomba prigioniera

Anne Bronte
La colomba prigioniera

Infelice colomba, quando sento
il tuo incessante, tremulo lamento,
soffro per la tua triste prigionia
e le tue pene alleviano la mia.
*
Veder che ti prepari all’insicuro
volo agitando le ali inutilmente
guardando verso il cielo indifferente
commuoverebbe anche un cuore più duro.
*
Invano, invano! Tu non puoi levarti,
non puoi lasciare il tetto, tua prigione;
l’esile filo seguita a ingannarti
e alimenta la tua disperazione.
*
Eri nata per libera vagare
da prati in pieno sole a selve ombrose
e anche di là dal tempestoso mare
solcavi il cielo in lande favolose!
*
Avessi almeno una compagna pia
a consolarti il cuore dolorante,
a divider con te la prigionia,
la pena allevierebbe in un istante.
*
Se anche solo ci fosse ad ascoltarti
un compagno fedele, premuroso,
incantata al suo sguardo luminoso
del tuo bosco potresti anche scordarti.
*
Ma il tuo infelice, solitario cuore
inascoltato sparge il suo lamento;
creato per la gioia e per l’amore,
è costretto al più misero tormento.

Wystan Hugh Auden – Sotto un abietto salice

Wystan Hugh Auden
Sotto un abietto salice

Sotto un abietto salice
non ti affliggere più, innamorato:
segua al pensiero rapida azione.

A che serve pensare?
La tua incessante prostrazione
mostra quanto sei freddo;
alzati, su, e ripiega
la tua mappa di desolazione.

I rintocchi che scorrono sui prati
da quella fosca guglia
suonan per queste ombre senza amore
che all’amore non servono.

Ciò che è vivo può amare: perché ancora
piegarsi alla sconfitta
con le braccia incrociate?

Attacca e vincerai.
Stormi di anatre in volo sul tuo capo
e sanno dove andare,
freddi ruscelli in corsa ai tuoi piedi
e vanno verso l’oceano.

Cupa e opaca è la tua costernazione:
cammina, dunque, vieni,
non più così tarpato
in preda alla tua soddisfazione.

Wystan Hugh Auden – Malinconie di fuoriuscito

  Wystan Hugh Auden
Malinconie di fuoriuscito

Poniamo che in questa città siano dieci milioni di anime,
v’ è chi abita in palazzi, v’ è chi abita in tuguri:
ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto.

Avevamo una volta un paese e ci pareva bello,
tu guarda nell’atlante e lì lo troverai:
non ci possiamo – più andare, mia cara, non ci possiamo più andare.

Nel cimitero del villaggio si leva un vecchio tasso,
a ogni primavera s’ingemma di nuovo:
i vecchi passaporti non possono farlo, mia cara, i vecchi passaporti non
possono farlo.

Il console batté il pugno sul tavolo e disse:
« Se non avete passaporto voi siete ufficialmente morti»:
ma noi sIamo ancora vivi, mia cara, ma noi siamo ancora vivi.

Mi presentai a un comitato; m’offrirono una sedia;
cortesemente m’invitarono a ritornare l’anno venturo:
ma oggi dove andremo, mia cara, ma oggi dove andremo?

Capitai a un pubblico comizio, il presidente s’alzò in piedi e disse:
«Se li lasciamo entrare, ci ruberanno il pane quotidiano » :
parlava di te e di me, mia cara, parlava di te e di me.

Mi parve d’udire il tuono rombare nel cielo;
era Hitler su tutta l’Europa, e diceva: «Devono morire »;
ahimé, pensava a noi, mia cara, ahimé, pensava a noi.

Vidi un barbone, e aveva il giubbino assicurato con un fermaglio ,
vidi aprire una porta e un gatto entrarvi dentro:
ma non erano ebrei tedeschi, mia cara, ma non erano ebrei tedeschi.

Scesi al porto e mi fermai sulla banchina,
vidi i pesci nuotare in libertà:
a soli tre metri di distanza, mia cara, a soli tre metri di distanza .

Attraversai un bosco, vidi gli uccelli tra gli alberi,
non sapevano di politica, e cantavano a gola spiegata:
non erano la razza umana, mia cara, non erano la razza umana.

Vidi in sogno un palazzo di mille piani,
mille finestre e mille porte;
non una di esse era nostra, mia cara, non una di esse era nostra.

Mi trovai in una vasta pianura sotto il cader della neve;
diecimila soldati marciavano su e giù:
cercavano te e me, mia cara, cercavano te e me.