Archivi categoria: Italia

Marco Masini – Una Piazzetta di Orosei

Marco Masini

Una Piazzetta di Orosei

Fori di proiettili

in un muro
scorticato dal tempo.
Tre croci di legno
marcite.
Seduta di spalle a quelle,
all’ombra profumata
d’alberi di mimosa,
povera gente ignara
guardando il vuoto.

Annunci

Alfonso Gatto – A mio padre

Alfonso Gatto

A mio padre

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
– Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno – Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

Trilussa – Er sorcio de città e er sorcio de campagna

Trilussa
Er sorcio de città e er sorcio de campagna

Un Sorcio ricco de la capitale
invitò a pranzo un Sorcio de campagna.
– Vedrai che bel locale,
vedrai come se magna…
– je disse er Sorcio ricco – Sentirai!
Antro che le caciotte de montagna!
Pasticci dorci, gnocchi,
timballi fatti apposta,
un pranzo co’ li fiocchi! una cuccagna! –
L’intessa sera, er Sorcio de campagna,
ner traversà le sale
intravidde ’na trappola anniscosta;
– Collega, – disse – cominciamo male:
nun ce sarà pericolo che poi…?
– Macché, nun c’è paura:
– j’arispose l’amico – qui da noi
ce l’hanno messe pe’ cojonatura.
In campagna, capisco, nun se scappa,
ché se piji un pochetto de farina
ciai la tajola pronta che t’acchiappa;
ma qui, se rubbi, nun avrai rimproveri.
Le trappole so’ fatte pe’ li micchi:
ce vanno drento li sorcetti poveri,
mica ce vanno li sorcetti ricchi!

Marco Masini – Alle ville dei Roti

Marco Masini
Alle ville dei Roti

Ruba lo spazio all’occhio

un susseguirsi fitto di colline.
L’una rincorre l’altra

come quando
in una casa vengono le disgrazie.

Con gli occhi gialli

per la poca luce dalle finestre,

appaiono civette

i casolari fatti di grigio

perso nella notte;

e al mattino,
quando i fantasmi della solitudine

s’alzano verso le vette in nebbie fumose,
rivedi il susseguirsi di colline;
e i prati, all’occasione, hanno la barba rasa,
e gli alberi hanno tagliate l’unghie;
e là, dove il tempo si mostra più ingordo,
vedi le nude rocce colorate,
come la confusione d’una tavolozza,
serrar la gola ad un torrente vivo,
grigio di madreperla e verde.
La primavera qui non tarderà.

Neri Tanfucio – O prete vegetale,

Neri Tanfucio

O prete vegetale,
Negromante cipresso.
Sia ch’ io ti miri austero
Lanciar sdegnosa la tua cima accanto
Al salice del pianto
Nel cimitero;
O ch’ io ti vegga in lunghe file doppie,
Processionante immobile drappello
Di non feconde coppie,
Fiancheggiare i sentieri aridi e muti
Di pauroso castello;
Sia che l’astro del giorno
O la pallida luna
Trepida con un raggio ti saluti,
Spira sinistra un’ aura a te d’ intorno
Di misteriosa quiete,
Ch’ io penso: Ah! m’ ingannai, non v’ è lacuna;
Anco le piante han tra di loro il prete.
Mi è grata l’ ombra negli estivi ardori,
Ma per me l’ ombra tua non ha conforti:
Ella m’ affligge; ella è ombra pei morti.
Grata m’ è pur la vista
D’ erbe feraci e di leggiadri fiori:
Mai non ne vidi crescere al tuo piede,
O longevo egoista;
Presso a te non alligna
Che strisciante, clorotica gramigna.
Quando miro le selve ove, raccolti
In amica famiglia,
Giovani faggi, àlbatri e pioppi annosi
Veggo uniti intrecciarsi in amorosi
Nodi coi rami folti,
Penso: il Cipresso a quelli non somiglia!….
Tu perfino all’innesto,
Ribelle e ad ogni lieta compagnia,
Ipocrita funesto,
Solo, freddo, composto, minaccioso
Ombreggi cupo la deserta via.
Guai se uno stanco arbusto
Cerca fra i rami tuoi dolce riposo!
Tu non ti pieghi, accogli le sue fronde
Tra la tenebra fitta
Che la tua densa chioma a lui nasconde;
Non piangi e non sorridi,
Ma lento, inesorato,
Dopo una vita afflitta ,
Soffocato lo uccidi.
Va’, chè Drùida, Dervis, Bonzo o Fachiro,
Spandi un’ aura letale a un modo istesso,
O Prete vegetale,
Negromante Cipresso.
Firenze, 1875.

Trilussa – La cornacchia libberale

Trilussa

La cornacchia libberale

Una cornacchia nera come un tizzo,

nata e cresciuta drento ’na chiesola,

siccome je pijo lo schiribbizzo1

de fa’ la libberale e d’uscì sola,

s’infarinò le penne e scappò via

dar finestrino de la sacrestia.

Ammalappena se trovò per aria

coll’ale aperte in faccia a la natura,

sentì quant’era bella e necessaria

la vera libbertà senza tintura:

l’intese così bene che je venne

come un rimorso e se sgrullò2 le penne.

Naturarmente, doppo la sgrullata,

metà de la farina se n’’agnede,

ma la metà rimase appiccicata

come una prova de la malafede.

– Oh! – disse allora – mo’ l’ho fatta bella!

So’ bianca e nera come un purcinella…

– E se resti così farai furore:

– je disse un Merlo – forse te diranno

che sei l’ucello d’un conservatore,

ma nun te crede che te faccia danno:

la mezza tinta adesso va de moda

puro fra l’animali senza coda.

Oggi che la coscenza nazzionale

s’adatta a le finzioni de la vita,

oggi ch’er prete è mezzo libberale

e er libberale è mezzo gesuita,

se resti mezza bianca e mezza nera

vedrai che t’assicuri la cariera.

Pier Paolo Pasolini – Alla mia Nazione

Pier Paolo Pasolini

Alla mia Nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.