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Chaim) – Se il cielo fosse bianco di carta

(Chaim)

Se il cielo fosse bianco di carta

Se il cielo fosse bianco di carta
e tutti i mari neri d’inchiostro
non potrei dire a voi miei cari
quanta tristezza ho in fondo al cuore
quale il pianto quale il dolore
intorno a me
*
Ci sveglia l’alba nel livore
di noi sparsi nella foresta
a tagliar legna seminudi
coi piedi scalzi e sanguinanti
ci hanno tolto scarpe e mantello
dormiamo in terra
*
Quasi ogni notte come un rito
ci danno la sveglia a bastonate
Franz ride e lancia una carota
e noi come larve affamate
ci si contende unghie e denti
l’ultima foglia
*
Due ragazzi sono fuggiti
ci hanno raccolti in un quadrato
uno su cinque han fucilato
e anche se io non ero il quinto
non ha domani questo campo
e io non vivo
*
Questo è l’addio a tutti voi
genitori cari
fratelli amici
vi saluto e piango
Chaim

Note
La canzone è l’adattamento della lettera
che il quattordicenne ebreo Chaim,
ucciso nel campo di concentramento
di Pustkòv, riuscì a consegnare
a un contadino polacco attraverso il filo
spinato. È compresa tra le «Lettere
dei condannati a morte della Resistenza europea».
L’adattamento del testo e
la musica sono di Ivan Della Mea.
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Wislawa Szymborska – Scrivere il curriculum

Wislawa Szymborska

Scrivere il curriculum

“Cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
*
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.
*
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e ricordi incerti in date fisse.
*
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
*
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
*
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
*
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
*
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
*
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.”

Wislawa Szymborska – Figli dell’epoca

Wislawa Szymborska

Figli dell’epoca

 

“Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.
*
Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.
*
Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.
*
Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.
*
Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.
*
Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.
*
Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.
*
Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.”

Wisława Szymborska – La fine e l’inizio.

Wisława Szymborska

La fine e l’inizio.
Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.

Ma presto lì si aggireranno altri
che troveranno il tutto
un po’ noioso.

C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con una spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

Wislawa Szymborska – Le lettere dei morti

Wislawa Szymborska

Le lettere dei morti

Leggiamo le lettere dei morti come dèi impotenti,
ma dèi, comunque, perché conosciamo il seguito.
Sappiamo quali debiti non furono pagati.
Con chi corsero a rimaritarsi le vedove.
Poveri morti, morti accecati,
ingannati, fallibili, goffamente previdenti.
Vediamo le smorfie e i segni fatti alle loro spalle.
Cogliamo il fruscio dei testamenti stracciati.
Ci siedono davanti buffi come su tartine al burro,
o rincorrono i cappelli portati via dal vento.
Il loro cattivo gusto, Napoleone, il vapore
e l’elettricità,
*
le loro cure micidiali per malattie guaribili,
la sciocca apocalisse secondo san Giovanni,
il falso paradiso in terra secondo Jean-Jacques…
Osserviamo in silenzio i loro pedoni sulla scacchiera,
però spostati tre caselle più in là.
Ogni loro previsione è andata in modo
totalmente diverso,
o un po’ diverso, il che significa anche
totalmente diverso.
I più zelanti ci fissano fiduciosi negli occhi,
perché secondo i loro calcoli vi troveranno
la perfezione.

Wislawa Szymborska – Impressioni teatrali

Wislawa Szymborska
Impressioni teatrali
Per me l’atto più importante della tragedia è
il sesto:
il risorgere dalle battaglie della scena,
l’aggiustare le parrucche, le vesti,
l’estrarre il coltello dal petto,
il togliere il cappio dal collo,
l’allinearsi tra i vivi
con la faccia al pubblico.
*
Inchini individuali e collettivi:
la mano bianca sulla ferita al cuore,
la riverenza della suicida,
il piegarsi della testa mozzata.
*
Inchini in coppia:
la rabbia porge il braccio alla mitezza,
la vittima guarda beata gli occhi del carnefice,
il ribelle cammina senza rancore a fianco
del tiranno.
*
Il calpestare l’eternità con la punta della scarpina
dorata.
Lo scacciare le morali con le falde del cappello.
L’incorreggibile intento di ricominciare domani
da capo.
L’entrare in fila indiana di morti già da un pezzo,
e cioè negli atti terzo, quarto, e tra gli atti.
Il miracoloso ritorno di quelli spariti senza tracce.
Il pensiero che abbiano atteso pazienti dietro
le quinte,
senza togliersi il costume,
senza levarsi il trucco,
mi commuove più delle tirate della tragedia.
*
Ma davvero sublime è il calare del sipario
e quello che si vede ancora nella bassa fessura:
ecco, qui una mano si affretta a prendere un fiore
là un’altra afferra la spada abbandonata.
Solo allora una terza, invisibile,
fa il suo dovere
e mi stringe alla gola.

Wislawa Szymborska – Lode della cattiva considerazione di sé

Wislawa Szymborska
Lode della cattiva considerazione

di sé

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà
delle proprie azioni.
Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell’orca pesa cento chili
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c’è nulla di più animale
della coscienza pulita
sul terzo pianeta del Sole.