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Arthurt Rimbraud – Canto di guerra parigino

 

Rimbraud

Canto di guerra parigino

La Primavera è evidente poiché,
Dal cuore delle verdi Proprietà,
I bei voli di Thiers e di Picard
Ad ali aperte splendenti si librano!

Quanti straccioni deliranti, oh Maggio!
Meudon e Sèvres, Asnières e Bagneux,
Sentite dunque i cari benvenuti
Spargere su di voi primaverine!

Hanno cheppí, sciaboloni e tam-tam,
e non la scatolaccia di candele;
L’e yole che giammai non han giàm, giàm…
Solcano il lago dall’acqua arrossata!

Noialtri piú che mai gozzovigliamo
Quando sui tetti delle nostre tane
S’abbatton quelle zucche di un bel giallo
Che fanno albe un po’ particolari!

Thiers e Picard sono piccoli Eroti
Che rapiscono ovunque i girasoli;
Col petrolio dipingon dei Corot :
Sentite un po’ ronzare i loro tropi…

Sono dei familiari del Gran Trucco !…
Sdraiato fra i giaggiuoli, ecco qui Favre
Che sbatte le sue ciglia lagrimifere,
E tira su col naso per il pepe!

Ha il selciato rovente la metropoli
Malgrado i vostri bagni, di petrolio,
E voi decisamente ci obbligate
A stimolarvi nella vostra parte…

E i rurali che simile ai prelati
Stan li comodamente accovacciati
Sentiranno spezzarsi i ramoscelli
Un giorno tra i sibili rossastri

dell’ariete instancabile e pesante.
Da quel tonfo monotono cullato
, mi sembra che si inchiodi in qualche luogo
in gran fretta una bara. Per chi?
Ieri era l’estate; ed ecco già l’autunno
Suona, questo rumore misterioso,
come il cupo rimbombo di un distacco.

II
Amo dei tuoi socchiusi occhi la luce
verdastra, ed oggi tutto mi è amaro,
o dolce beltà, e nulla, né il tuo amore,
né l’alcova e il camino non mi valgono
il sole che dardeggia sopra il mare.
Amami, tuttavia, tenero cuore;
come una madre, anche se un ingrato
ed un perfido sono;
amante oppure sorella, sii l’effimera dolcezza
d’un autunno glorioso o d’un tramonto.
Breve còmpito: avida la tomba
attende! Con la fronte riposata
sopra le tue ginocchia e rimpiangendo
l’estate bianca e torrida, gustare
lasciami il giallo raggio dell’autunno!

Charles Baudelaire – Canto di Autunno

Baudelaire

Canto d’autunno
I
Presto ci immergeremo nelle fredde
tenebre: addio vivo chiarore, estati
troppo brevi! Digià cade la legna
con i funebri colpi e sul selciato
risuona dei cortili. Dentro al mio essere
già l’inverno fa ritorno:
odio, collera, brividi ed orrore,
forzato duro affanno, e, come il sole
nell’inferno polare, questo cuore
non sarà più che massa rossa e ghiaccia.
Fremendo ascolto ceppo dietro ceppo
cadere; ed un patibolo che sorge
non ha eco più sorda. La mia anima
è una torre che frana sotto i colpi
dell’ariete instancabile e pesante.
Da quel tonfo monotono cullato
, mi sembra che si inchiodi in qualche luogo
in gran fretta una bara. Per chi?
Ieri era l’estate; ed ecco già l’autunno
Suona, questo rumore misterioso,
come il cupo rimbombo di un distacco.

II
Amo dei tuoi socchiusi occhi la luce
verdastra, ed oggi tutto mi è amaro,
o dolce beltà, e nulla, né il tuo amore,
né l’alcova e il camino non mi valgono
il sole che dardeggia sopra il mare.
Amami, tuttavia, tenero cuore;
come una madre, anche se un ingrato
ed un perfido sono;
amante oppure sorella, sii l’effimera dolcezza
d’un autunno glorioso o d’un tramonto.
Breve còmpito: avida la tomba
attende! Con la fronte riposata
sopra le tue ginocchia e rimpiangendo
l’estate bianca e torrida, gustare
lasciami il giallo raggio dell’autunno!

Arthur Rimbaud – Canto di guerra parigino

Arthur Rimbaud
Canto di guerra parigino

La Primavera è evidente poiché,
Dal cuore delle verdi Proprietà,
I bei voli di Thiers e di Picard
Ad ali aperte splendenti si librano!
*
Quanti straccioni deliranti, oh Maggio!
Meudon e Sèvres, Asnières e Bagneux,
Sentite dunque i cari benvenuti
Spargere su di voi primaverine!
*
Hanno cheppí, sciaboloni e tam-tam,
E non la scatolaccia di candele;
Le yole che giammai non han giàm, giàm…
Solcano il lago dall’acqua arrossata!
*
Noialtri piú che mai gozzovigliamo
Quando sui tetti delle nostre tane
S’abbatton quelle zucche di un bel giallo
Che fanno albe un po’ particolari!
*
Thiers e Pícard sono piccoli Eroti
Che rapiscono ovunque i girasoli ;
Col petrolio dipingon dei Corot:
Sentite un po’ ronzare i loro tropi…
*
Sono dei familiari del Gran Trucco !…
Sdraiato fra i giaggiuoli, ecco qui Favre
Che sbatte le sue ciglia lagrimifere,
E tira su col naso per il pepe!
*
Ha il selciato rovente la metropoli
Malgrado i vostri bagni di petrolio,
E voi decisamente ci obbligate
A stimolarvi nella vostra parte…
*
E i Rurali che simili a prelati
Stan lí comodamente accovacciati,
Sentiranno spezzarsi i ramoscelli,
Un giorno, di fra i sibili rossastri!

Bertold Brecht – Canto, della pace

Bertold Brecht
Canto, della pace

(Libera versione da Neruda)

Pace alla nostra terra!
Pace alle nostre campagne!
Che appartengano sempre
a chi le sa coltivare!
*
Pace nel nostro paese!
Pace nella nostra città!
Offra a chi l’ha costruita
la sua ospitalità!
*
Pace nella nostra casa!
Pace nella casa vicina!
Pace al vicino pacifico
perché ogni casa fiorisca!
*
Pace alla Piazza Rossa!
e al monumento di Lincoln!
Alla porta di Brandeburgo e
alla sua bandiera di fuoco!
*
Pace ai bimbi della Corea!
Ai minatori della Neisse e della Ruhr!
Pace agli autisti di New York
e ai coolies di Singapore!
*
Pace ai contadini tedeschi!
E a quelli del grande Banato!
Pace ai buoni studiosi della vostra
città di Leningrado!
*
Pace alle donne e agli uomini!
Pace ai vecchi e ai bambini!
Pace al mare e alla terra
che ci siano propizi!

Carlo Michelstaedter – Alba. Il canto del gallo

Carlo Michelstaedter
Alba. Il canto del gallo

Salve, o vita! dal cielo illuminato
dai primi raggi del sorgente sole
all’azzurra campagna!
*
Salve, o vita! potenza misteriosa
fiume selvaggio, poderoso eterno
ragione e forza a tutto l’universo
salve o superba!
*
Te nel silenzio gravido di suoni
te nel piano profondo o palpitante
cui nuovi germi agitano il seno
te nel canto lontano degli uccelli
nel frusciar delle nascenti piante;
te nell’astro che sorge trionfante
ed in fra muti sconsolati avelli
sento vibrare
*
E ribollir ti sento nel mio sangue
mentre il sole m’illumina la faccia
e dalle labbra mi prorompe il grido:
viva la vita!

1° giugno 1905

Carlo Michelstaedte – Il canto delle crisalidi

Carlo Michelstaedte

Il canto delle crisalidi

Vita, morte,
la vita nella morte;
morte, vita,
la morte nella vita.

*

Noi col filo
col filo della vita
nostra sorte filammo
a questa morte.

*

E più forte è
il sogno della vita –
se la morte a
vivere ci aita

*

ma la vita la vita
non è vita se
la morte la morte
è nella vita

*

e la morte morte
non è finita se
più forte per lei
vive la vita.

*

Ma se vita sarà
la nostra morte
nella vita viviam
solo la morte

*

morte, vita,
la morte nella vita;
vita, morte, la vita
nella morte.

Khalil Gibran – Il canto dell’anima

Khalil Gibran

Il canto dell’anima
*
Nel fondo dell’anima mi risuona
un canto senza voce: un canto che vive
alla radice del mio cuore.
*
Esso non vuole fondersi con l’inchiostro
sulla pergamena; ammanta
di trasparenza il mio sentimento e scorre,
ma non sulle mie labbra.
*
Come posso esalarlo in sospiri? Temo
che nell’aere terrestre si disperda;
A chi posso cantarlo? Esso dimora
nella casa della mia anima: ha paura
che orecchie indelicate
lo ascoltino.
*
Se mi osservo con l’occhio interiore
vedo l’ombra della sua ombra;
nel toccarmi la punta delle dita
avverto le sue vibrazioni.
*
I gesti delle mie mani lo rispecchiano
come un lago e’ costretto a riflettere
il luccichio delle stelle; le mie lacrime
lo rivelano, come il brillio della rugiada
rivela il segreto di una rosa che appassisce.
*
E’ un canto scritto dalla contemplazione,
e’ proclamato dal silenzio,
e’ un canto che rifugge il clamore,
e si amalgama alla realtà,
e’ un canto che ritorna nei sogni
ed e’ composto dall’amore
e’ un canto che al risveglio si nasconde
e risuona soltanto nell’anima.
*
E’ il canto dell’amore;
quale Caino o Esaù potrebbero intonarlo?
E’ piu’ fragrante del gelsomino;
quale voce potrebbe asservirlo?
E’ rinchiuso nel cuore, come il segreto di una vergine;
quali corde lo faranno vibrare?
*
Chi osera’ accostare il ruggito del mare
al canto dell’usignolo?
Chi osera’ paragonare l’urlo della tempesta
al sospiro di un neonato?
Chi osera’ pronunciare le parole
concepite per essere dette con il cuore?
*
Quale uomo oserà dare voce
al canto di Dio?