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Nicolás Guillén (Cuba) Una canzone in coro

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Nicolás Guillén
(Cuba)
Una canzone in coro
Tutti noi la strada conosciamo;
già sono puliti i fucili;
e sono pronte le nostre, braccia:
avanti, marciamo!
*
Non importa alla fine morire,
perché morire non è gran cosa;
brutto è l’esser libero e in catene,
brutto è l’esser libero e schiavo!
*
C’è chi muore sul proprio letto,
per dodici mesi agonizzando,
e altri che muoiono cantando
con dieci palle dentro il petto!
*
I uttì noi la strada conosciamo;
già sono puliti i fucili;
e sono all’erta le nostre braccia:
avanti, marciamo!
*
Cosi dobbiamo marciare,
severamente marciare, avvolti nel giorno
che nasce. Le nostre rozze scarpe, risuonando,
diranno al tremulo bosco: " é il futuro che passa!
Ci perderemo in lontananza… Scomparirà la oscura massa
di uomini, ma all’orizzonte, ancora
come in sogno, si udrà la nostra compatta voce che vibra:
*
… La strada conosciamo..
… Puliti i fucili…
… E sono all’erta le nostre braccia…
FI la canzone allegra navigherà come una nube sulla
[rossa lontananza!

Nelly Sachs – Coro dei superstiti

27 GENNAIO

Nelly Sachs
Coro dei superstiti

Noi superstiti

dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,

sui nostri tendini ha già passato il suo archetto –

I nostri corpi ancora si lamentano

col loro canto mozzato.

Noi superstiti

davanti a noi, nell’aria azzurra,

pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli –

le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.

Noi superstiti,

ancora divorati dai vermi dell’angoscia –

la nostra stella è sepolta nella polvere.

Noi superstiti

vi preghiamo:

mostrateci lentamente il vostro sole.

Guidateci piano di stella in stella.

Fateci di nuovo imparare la vita.

Altrimenti il canto di un uccello,

il secchio che si colma alla fontana

potrebbero far prorompere il dolore

a stento sigillato

e farci schiumare via –

Vi preghiamo:

non mostrateci ancora un cane che morde

potrebbe darsi, potrebbe darsi

che ci disfiamo in polvere

davanti ai vostri occhi.

Ma cosa tiene unita la nostra trama?

Noi, ormai senza respiro,

la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte

molto prima che il nostro corpo si salvasse

nell’arca dell’istante –

Noi superstiti,

stringiamo la vostra mano,

riconosciamo i vostri occhi –

ma solo l’addio ci tiene ancora uniti,

l’addio nella polvere

ci tiene uniti a voi.

Franco Fortini – Coro di deportati –

Franco Fortini

Coro di deportati –

Quando il ghiaccio striderà
Dentro le rive verdi e romperanno
Dai celesti d’aria amara
Nelle pozze delle carraie
Globi barbari di primavera

Noi saremo lontani.

Vorremmo tornare e guardare
Carezzare il trifoglio dei prati
Gli stipiti della casa nuova
Piangere di pietà
Dove passò nostra madre

Invece saremo lontani.

Invece noi prigionieri
Rideremo senza requie
E odieremo fin dove le lame
Dei coltelli s’impugnano.
Maledetto chi ci conduce

Lontano sempre lontano.

*

E quando saremo tornati
L’erba pazza sarà nei cortili
E il fiato dei morti nell’aria.
Le rughe sopra le mani
La ruggine sopra i badili

E ancora saremo lontani.

Saremo ancora lontani
Dal viso che in sogno ci accoglie
Qui stanchi d’odio e d’amore.
Ma verranno nuove le mani
Come vengono nuove le foglie

Ora ai nostri campi lontani.

Ma la gemma s’aprirà
E la fonte parlerà come una volta.
Splenderai pietra sepolta
Nostro antico cuore umano
Scheggia cruda legge nuda

All’occhio del cielo lontano.

F