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Ben Maddow (USA) – Fortificazioni

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Ben Maddow
(USA)
Fortificazioni

Cielo bianco, e luce di luna splendida nei nostri occhi;
abbracciati presso l’albero, contorti, ci baciammo,
sperduti nel nostro ardente immaginoso amore.
*
Poi nel mattino celeste la luna si fa calma e trasparente;
e noi andiamo al lavoro, parlando dolcemente o sorridendo,
*
scrivendo in libertà, e il pensiero si muove tra i fogli
come un uccello familiare; oppure guarda, o interroga;
il viso di ciascuno è illuminato come da temi d’amore.
*
E allora: ma la radio gioiosa cessa la musica,
l’orologio continua i suoi semplici secondi, e le mani
ci crollano a metà del pranzo: — che è stato?
E sentiamo il brivido raccapricciante del disastro.

Leggevamo ad alta voce in una stanza della città e
[arrivavano
le notizie straordinarie a mezzanotte come un violento
anche noi, talvolta, dobbiamo, si, dobbiamo
[batticuore:
piazzare i fucili sulle soglie di marmo dell’università;
e i nostri amici, morti; e i fascisti attestati nel manicomio;
e gli occhi pallidi dei nostri uomini; e l’amara ritirata;
la difesa dello spiazzo d’erba bruciata nel parco;
*
E quella notte le facce spaccate, le bende nere di ferite,
i vivi che lentamente muovevano indietro, trincerati dietro
[i sassi, oltre i ruscelli,
maledicendo la luna fatale che porta bombardamenti.
*
Si, ci baciammo, presso quest’albero, che i proiettili ricercano
minuto per minuto, che potrebbero trovare e distruggere.
O città al di là di un oceano, Yenan, Ciungking, con
[acciaio scuro difendetevi)
E tu, capitale del nostro mondo,
Madrid, Madrid! — le tue vaste trincee tengono
la morte lontana dall’amore; e se resistono, fanno salvi
i nostri alberi, i nostri porti, e la nostra felicità.
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Walt Whitman – Noi due, quanto a lungo fummo ingannati

Walt Whitman

Noi due, quanto a lungo fummo ingannati

Noi due, quanto a lungo fummo ingannati,
ora metamorfosati fuggiamo veloci come fa la Natura,
noi siamo Natura, a lungo siamo mancati, ma ora torniamo,
diventiamo piante, tronchi, fogliame, radici, corteccia,
siamo incassati nel terreno, siamo rocce,
siamo querce, cresciamo fianco a fianco nelle radure,
bruchiamo, due tra la mandria selvaggia, spontanei come chiunque,
siamo due pesci che nuotano insieme nel mare,
siamo ciò che i fiori di robinia sono, spandiamo profumi
nei sentieri intorno i mattini e le sere,
siamo anche sterco di bestie, vegetali, minerali,
siamo due falchi, due predatori, ci libriamo in alto nell’aria e guardiamo sotto,
siamo due soli splendenti, siamo noi che ci bilanciamo
sferici, stellari, siamo come due comete,
vaghiamo con due zanne e quattro zampe nei boschi, ci lanciamo sulla preda,
siamo due nuvole che mattina e pomeriggio avanzano in alto,
siamo mari che si mescolano, siamo due di quelle felici
onde che rotolano una sull’altra e si spruzzano l’un l’altra,
siamo ciò che l’atmosfera è, trasparente, ricettiva, pervia, impervia,
siamo neve, pioggia, freddo, buio, siamo ogni prodotto, ogni influenza del globo,
abbiamo ruotato e ruotato sinchè siamo arrivati di nuovo a casa, noi due
abbiamo abrogato tutto fuorché la libertà, tutto fuorché la gioia.

Mark Strand – Il cunicolo

Mark Strand

Il cunicolo

Un uomo sta fermo

davanti a casa mia
da giorni. Lo spio
dalla finestra del
salotto e la sera,
non riuscendo a prendere sonno,
con la torcia elettrica
illumino il prato.
È sempre lì.
Dopo un po’
socchiudo appena
la porta e gli ingiungo
di andarsene dal giardino.
Strizza gli occhi
e geme. Sbatto
la porta e mi precipito
in cucina, poi su
in camera, poi di nuovo giù.
Piango come una scolaretta
e faccio gesti osceni
alla finestra. Scrivo
messaggi enormi sul proposito
di suicidarmi e li espongo
in modo che li legga facilmente.
Distruggo gli arredi
del salotto per dimostrare
che non posseggo nulla di valore.
Lui resta impassibile
e allora decido di scavare un cunicolo
che sbocchi nel giardino del vicino.
Separo lo scantinato
dai piani superiori
con un muro di mattoni. Scavo
come un matto e il cunicolo
è subito finito. Lascio sotto
il piccone e la pala,
sbuco davanti a una casa
e resto lì troppo stanco
per muovermi o parlare, sperando
che qualcuno mi aiuti.
So di essere osservato
e a tratti sento
la voce di un uomo,
ma non succede niente
e sono giorni che aspetto.
da “Dormendo con un occhio aperto”

Mark Strand – La tua ombra

Mark Strand
La tua ombra
Hai la tua ombra.

I luoghi in cui sei stato l’hanno restituita.
I corridoi e i prati spogli dell’orfanotrofio l’hanno restituita.
La Newsboys Home l’ha restituita.
Le strade di New York l’hanno restituita e anche le strade di
Montreal.
Le camere di Belém dove le lucertole divoravano le zanzare l’hanno
restituita.
Le strade scure di Manaus e quelle afose di Rio l’hanno
restituita.
Città del Messico dove te ne volevi andare l’ha restituita.
E Halifax dove il porto si lavava le mani di te l’ha restituita.
Hai la tua ombra.
Quando viaggiavi la scia bianca del tuo incedere affondava
l’ombra, ma quando arrivavi la trovavi ad attenderti.
Avevi la tua ombra.
Le soglie che varcavi ti sottraevano l’ombra e quando uscivi te
la restituivano. Avevi la tua ombra.
Anche quando te la dimenticavi, la ritrovavi; l’ombra era stata
con te.
Una volta in campagna l’ombra di un albero coprì la tua ombra
e tu non venisti riconosciuto.
Una volta in campagna pensasti che la tua ombra fosse proiettata
da un altro. L’ombra non disse nulla.
I tuoi abiti portavano dietro la tua ombra; quando li toglievi,
lei si diffondeva come il buio del tuo passato.
E le tue parole che volavano come foglie in un’aria persa, in
un luogo che nessuno conosce, ti hanno restituito la tua ombra.
Gli amici ti hanno restituito la tua ombra.
I nemici ti hanno restituito la tua ombra. Hanno detto che era
pesante e avrebbe coperto la tua tomba.
Quando moristi la tua ombra dormiva sulla bocca del forno e
mangiò come pane i ceneri.
Esultava tra le rovine.
Vigilava mentre gli altri dormivano.
Risplendeva come cristallo tra le tombe.
Componeva se stessa come l’aria.
Voleva essere come sull’acqua.
Voleva non essere nulla, ma non era possibile.
Venne a casa mia.
Mi sedette sulle spalle.
La tua ombra è tua. Glielo dissi. Le dissi che era tua.
L’ho portata con me troppo tempo. La restituisco.

Sylvia Plath – Papà

Sylvia Plath
Papà
Non servi, non servi più,
O nera scarpa, tu
In cui trent’anni ho vissuto
Come un piede, grama e bianca,
Trattenendo respiro e starnuto.
*
Papà, ammazzarti avrei dovuto.
Ma tu sei morto prima che io
Ci riuscissi, tu greve marmo, sacco pieno di Dio,
Statua orrenda dal grigio alluce
Grosso come una foca di Frisco
*
E un capo nell’Atlantico estroso
Al largo di Nauset laggiù
Dove da verde diventa blu.
Un tempo io pregavo per riaverti.
Ach, du.
*
In tedesco, in un paese
Di Polonia al suolo spianato
Da guerre, guerre, guerre.
Ma il paese ha un nome molto usato.
Un mio amico polacco
*
Mi dice che ce n’è un sacco.
Cosi non ho mai saputo
Dov’eri passato o cresciuto.
Mai parlarti ho potuto.
Mi si incollava la lingua al palato.
*
Mi s’incollava a un filo spinato.
Ich, ich, ich, ich,
Non riuscivo a dir più di così.
Per me ogni tedesco era te.
E quell’idioma osceno
*
Era un treno, un treno che
Ciuff-ciuff come un ebreo portava via me.
A Dachau, Auschwitz, Belsen.
Da ebreo mi mettevo a parlare.
E lo sono proprio, magari.
*
Le nevi del Tirolo, la birra chiara di Vienna
Non sono molto pure o sincere.
Per la mia ava zingara e fortunosi sbocchi
E il mio mazzo di tarocchi e il mio mazzo di tarocchi
Qualcosa di ebreo potrei avere.
*
Ho avuto sempre terrore di Te,
Con la tua Luftwaffe, il tuo gregregrè.
E il tuo baffo ben curato
E l’occhio ariano d’un bel blu
Uomo-panzer, panzer O Tu –
*
Non un Dio ma svastica nera
Che nessun cielo ci trapela.
Ogni donna adora un fascista,
Lo stivale in faccia e il cuore
Brutale di un bruto a te uguale.
*
Tu stai alla lavagna, papà,
Nella foto che ho di te,
Biforcuto nel mento anziché
Nel piede, ma diavolo sempre,
Sempre uomo nero che
*
Con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te.
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.
*
Ma mi tirarono via dal sacco,
Mi rincollarono i pezzetti.
E il da farsi così io seppi.
Fabbricai un modello di te,
Uomo in nero dall’aria Meinkampf,
*
E con il gusto di torchiare
E io che dicevo sì, sì.
Papà, eccomi al finale.
Tagliati i fili del nero telefono
Le voci più non ci possono miagolare.
*
Se ho ucciso un uomo, due ne ho uccisi –
Il vampiro che diceva esser te
E un anno il mio sangue bevé,
Anzi sette, se tu
Vuoi saperlo. Papà, puoi star giù.
*
Nel tuo cuore c’è un palo conficcato.
Mai i paesani ti hanno amato.
Ballano e pestano su di te.
Che eri Tu l’hanno sempre saputo.
Papà, papà, bastardo, ho finito.

Charles-Bukowski – Lancia-il-dado

Charles-Bukowski
Lancia-il-dado

Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo.
Altrimenti, non cominciare mai.
Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo.
Ciò potrebbe significare perdere fidanzate, mogli, parenti, impieghi
e forse la tua mente.
Fallo fino in fondo.
Potrebbe significare non mangiare per 3 o 4 giorni.
Potrebbe significare gelare su una panchina del parco.
Potrebbe significare prigione,
Potrebbe significare derisione, scherno, isolamento.
L’isolamento è il regalo, le altre sono una prova della tua resistenza,
di quanto tu realmente voglia farlo.
E lo farai a dispetto dell’emarginazione e delle peggiori diseguaglianze.
E ciò sarà migliore di qualsiasi altra cosa tu possa immaginare.
Se hai intenzione di tentare, fallo fino in fondo.
Non esiste sensazione altrettanto bella.
Sarai solo con gli Dei.
E le notti arderanno tra le fiamme.
Fallo, fallo, fallo. FALLO!
Fino in fondo, fino in fondo.
Cavalcherai la vita fino alla risata perfetta.
È l’unica battaglia giusta che esista.

Allen Ginsberg – America

Allen Ginsberg
America
America ti ho dato tutto e ora non sono nulla.
America nelle tasche ho due dollari e ventisette centesimi, 17 Gennaio 1956.
Non sopporto la mia mente.
America quando avrà termine la guerra tra gli uomini?
America fatti inculare assieme alla tua bomba atomica.
Non mi sento bene non stressarmi.
Non scriverò il mio poema se prima non cesserà la mia follia.
America quando sarai angelica?
Quanto scaglierai per terra i tuoi abiti?
Quando ti osserverai attraverso la tua tomba?
Quando esulterai per la presenza dei tuoi milioni di Trotzkisti?
America perché le tue libreria sono piene di lacrime?
America quando porterai le tue uova in India?
Sono stufo delle tue richieste illogiche.
Quando potrò andare al supermarket e comprare ciò
di cui ho bisogno con questa mia bella faccia?
America dopo tutto te ed io siamo perfetti non il resto del mondo.
Il tuo Sistema per me è insopportabile.
Tu hai cercato di trasformarmi in un santo.
Ci devono essere altri modi per affrontare questi argomenti.
Burroughs è a Tangeri io non penso che tornerà indietro è minaccioso.
Stai per diventare anche tu minacciosa o è solo una beffa?
Cerco di venire al punto.
Mi rifiuto di cedere alla mia ossessione.
America smettila di torturarmi so cosa sto facendo.
America i seni avvizziti stanno cadendo.
Non ho letto i giornali per mesi interi, ogni giorno
Qualcuno è processato per omicidio.
America mi riempio di emozioni pensando ai Wobblies.
America sono comunista da sempre e non sono pentito.
Fumo marijuana ogni volta che posso.
Sono immobile da giorni nella mia casa e fisso le rose
nel mio armadio.
Quando mi reco a Chinatown bevo sino a star male senza mai riposarmi.
La mia testa è fuori controllo forse ci saranno complicazioni.
Mi avrai visto mentre leggevo Marx.
Il mio psicanalista ritiene che io abbia tutte le rotelle al posto giusto.
Non intesserò mai lodi al Signore.
Io ho solo visioni mistiche e vibrazioni cosmiche.
America ancora non ti ho detto cosa hai fatto a mio zio
Max dopo il suo ritorno dalla Russia.***
Sto parlando con te.Le tue emozioni continueranno ad essere soffocate dal Time?
Io sono ossessionato dal Time.
Lo leggo ogni settimana.
Parlo solo con me stesso, nuovamente.
La sua copertina m osserva ogni volta che passo oltre
l’angolo del negozio di caramelle.
Lo leggo ogni volta nello scantinato della Libreria Pubblica di Berkeley.
Affronta ogni volta il tema della responsabilità.
Gli uomini d’affari sono seri. I produttori di film sono seri.
Tutti sono seri tranne me.
Io sono americano.
Parlo nuovamente con me stesso.***
L’Asia si ribella contro di me.Io non ho le stesse forze di un cinese.
Dovrei considerare le potenzialità della mia Nazione.
La mia Nazione possiede due canne di marijuana
Milioni di genitali una letteratura intima, non pubblicabile,
che viaggia a 1400 miglia l’ora, e venti- cinque- mila manicomi.
Non mi soffermo sulle mie prigioni non mi soffermo sui milioni
di poveri cristi che vivono nel mio portafiori
sotto la luce di cinquecento soli.
Io ho abolito le case chiuse di Parigi, Tangeri è la prossima
meta da raggiungere.
Il mio obiettivo è divenire Presidente pur essendo Cattolico.
America quando potrò scrivere una litania sacra utilizzando
stile da idioti?
***
America tu non vuoi davvero fare la guerra.
America è tutta colpa dei Russi.
Solo colpa dei Russi, i Russi e i Cinesi.
E i Russi.
La Russia vuole mangiarci vivi. Il potere della Russia
è folle. La Russia vuole prendere le nostre auto e portarle
fuori dal garage.
La Russia vuole fottere Chicago. Ha bisogno di un Readers’ Digest
rosso. La Russia vuole che le nostre auto arrivino in Siberia.
La grande burocrazia corre lungo le stazioni stracolme.
Non è una buona idea. No! Gli Indiani impareranno a leggere.
Ci sarà bisogno di grandi neri. Hah. La Russia ci farà lavorare
per sedici ore al giorno. Aiuto.
America ciò è davvero serio.
America questa è l’impressione che si ha guardando
i programmi che mandano in televisione.
America le cose stanno davvero così?
***
America ti dono le mie spalle da checca in silenzio.