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Fabrizio De Andrè – La canzone di Barbara

Fabrizio De Andrè
La canzone di Barbara

Chi cerca una bocca infedele
che sappia di fragola e miele
in lei la troverà
Barbara
in lei la bacerà
Barbara.
lei sa che ogni letto di sposa
è fatto di ortica e di rosa
per questo ad un’altra età
Barbara
l’amore vero rimanderà
Barbara.
E intanto lei gioca all’amore
scherzando con gli occhi ed il cuore
di chi forse la odierà
Barbara
ma poi la perdonerà
Barbara.
E il vento di sera la invita
a sfogliare la sua margherita
per ogni amore che se ne va
lei lo sa
un altro petalo fiorirà
per Barbara

Nicolás Guillén (Cuba) Una canzone in coro

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Nicolás Guillén
(Cuba)
Una canzone in coro
Tutti noi la strada conosciamo;
già sono puliti i fucili;
e sono pronte le nostre, braccia:
avanti, marciamo!
*
Non importa alla fine morire,
perché morire non è gran cosa;
brutto è l’esser libero e in catene,
brutto è l’esser libero e schiavo!
*
C’è chi muore sul proprio letto,
per dodici mesi agonizzando,
e altri che muoiono cantando
con dieci palle dentro il petto!
*
I uttì noi la strada conosciamo;
già sono puliti i fucili;
e sono all’erta le nostre braccia:
avanti, marciamo!
*
Cosi dobbiamo marciare,
severamente marciare, avvolti nel giorno
che nasce. Le nostre rozze scarpe, risuonando,
diranno al tremulo bosco: " é il futuro che passa!
Ci perderemo in lontananza… Scomparirà la oscura massa
di uomini, ma all’orizzonte, ancora
come in sogno, si udrà la nostra compatta voce che vibra:
*
… La strada conosciamo..
… Puliti i fucili…
… E sono all’erta le nostre braccia…
FI la canzone allegra navigherà come una nube sulla
[rossa lontananza!

Bertold Brecht – La canzone del nemico di classe

Bertold Brecht
La canzone del nemico di classe
1
Quand’ero piccolo, andavo a scuola
e imparai a distinguere il mio e il tuo,
e quando tutto avevo imparato
non mi pareva che fosse tutto.
La mattina ero senza colazione
mentre altri avevano da mangiare;
e così imparai ancora tutto
sull’essenza del nemico di classe.
E imparai il perché e il percome
il mondo è diviso da una fossa!
che resta fra noi, perché dall’alto
verso il basso cade la pioggia.
2.
E mi dicevano: diventerai come noi
se farai il bravo!
Ma io pensavo: se sono la loro pecora
non diverrò mai un macellaio.
E vidi più d’uno di noi
che per loro batté il marciapiede,
e se gli capitò la medesima sorte
che a me e a te, si sorprese.
Ma io non mi meravigliai,
per tempo vidi come stanno le cose
con loro: è verso il basso,
e non verso l’alto che la pioggia scorre.
3
Allora udii battere il tamburo
e tutti dicevano queste parole:
adesso dobbiamo fare la guerra
per un posticino al sole.
E voci rauche ci promisero
di tirarci l’azzurro giù dal cielo,
e capoccia bene pasciuti gridavano:
non siate vigliacchi in questo momento!
E noi ci credemmo: è questione di ore,
poi avremo questa cosa e quella.
Ma la pioggia di nuovo fluì verso il basso e noi
per quattro anni divorammo l’erba.
4
E una volta, d’un tratto, si disse:
ora facciamo la repubblica!
E ognuno sarà uguale all’altro,
magro o grasso che sia.
E chi era esausto per fame non era
mai stato così pieno di speranza.
Ma chi era sazio di mangiare
come loro era pieno di speranza.
E io dissi: qualcosa non quadra
e dal dubbio ero tutto turbato:
qualcosa non quadra, se la pioggia
deve scorrere verso l’alto.
5
Ci diedero delle schede per votare,
noi le armi consegnammo
ci diedero una promessa
noi i fucili che avevamo
Sentimmo dire: loro, che la sanno lunga
ci avrebbero aiutato adesso,
noi dovevamo andare al lavoro,
loro avrebbero fatto il resto.
Allora mi lasciai smuovere di nuovo
e come volevano, rimasi calmo,
e pensai: da parte della pioggia è bello
che voglia scorrere verso l’alto.
6.
E subito dopo sentii dire
che ora tutto era sistemato:
se noi sopportiamo il male minore
quello più grosso ci era risparmiato.
E noi mandammo giù il prete Briining
perché al suo posto non ci fosse Papen.
E noi mandammo giù lo junker Papen
perché se no era il turno di Schleicher.
E il prete passò la consegna allo junker
e lo junker la passò al generale.
E la pioggia andava verso il basso
e fu uno scorrere colossale.
7-
Mentre noi giravamo con le schede
loro intanto chiudevano le fabbriche,
quando noi dormivamo davanti all’ufficio dei sussidi,
loro dormivano in pace.
Sentivamo parole come queste:
Tenetevi calmi! State in attesa!
Quanto è più grande la crisi
tanto più grande sarà la ripresa!
E io dicevo ai miei compagni:
così parla il nemico di classe!
Quando parla di epoca buona
è della sua che intende parlare.
La pioggia non scorrerà mai verso l’alto,
perché d’un tratto scopre di volerci bene.
Ecco quanto può fare: fermarsi
E cioè quando il sole risplende.
8.
Un giorno dietro nuove
bandiere li vidi marciare,
e molti dei nostri dicevano:
non c’è piú nemico di classe.
Allora vidi alla loro testa
grugni che già mi erano noti,
e udii, nel vecchio tono da sergente,
ringhiare le loro voci.
E tra feste e bandiere la pioggia
notte e giorno scorreva tacita,
e la poteva sentire chiunque
si fosse trovato per strada!
9•
Si esercitavano con impegno a sparare,
e parlavano di nemico a voce alta,
e indicavano fieri al di là del confine
ed era a noi che si pensava.
Poiché noi e loro siamo nemici
in una guerra che se io vinco tu perdi,
perché loro vivono di noie crepano
se non siamo più loro servi.
E questo è anche il motivo per il quale
la vostra meraviglia è fuori di luogo,
se si scagliano su di noi, come la pioggia
si scaglia sopra il suolo.
10
E chi di noi è crepato di fame
è caduto in una battaglia,
e chi di noi è morto
l’hanno ammazzato e basta.
Lo hanno preso con i loro soldati
chi non gli piaceva la fame,
gli hanno sfondato la mascella
a chi ha chiesto pane.
Adesso gli dànno la caccia
a chi pane promisero,
e chi ha detto la verità
lo portano nella cassa di zinco.

E chi gli ha prestato fede

che gli siano amici, non altro
si è atteso, che l’acqua
scorra verso l’alto.
11
Perché, qualunque cosa ci dicano
noi siamo nemici di classe:
chi di noi non ha osato lottare,
ha osato morire di fame.
Tamburino, noi siamo nemici di classe!
Questo non lo copre il rullo del tuo tamburo!
Industriale, generale e junker
il nostro nemico, sei tu!
E’ un problema che non si rimanda,
non si sistema un bel niente!
Verso l’alto non scorre l’acqua
e neppure lo si pretende!
12.
L’imbianchino imbianchi se crede,
non ci nasconderà le fessure!
Uno resta e uno deve cedere il passo
o io o te, uno dei due.
E qualsiasi cosa io impari,
l’ABC non deve cambiare:
non avrò mai niente in comune
con il nemico di classe.
La parola checi unisce,
non la si potrà mai trovare:
dall’alto al baso la pioggia fluisce
e tu sei il mio nemico di classe.

Federico Garcia Lorca – Canzone d’Autunno

Federico Garcia Lorca

Canzone d’Autunno

Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell’anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell’idea.
*
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.
*
La neve cade dalle rose,
ma quella dell’anima resta
e l’artiglio degli anni
ne fa un sudario.
*
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose piú perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c’insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
*
E se l’amore c’inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
*
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
*
Se l’azzurro è un sogno,
che ne sarà dell’innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l’Amore non ha frecce?
*
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che piú nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.

Federico Garcia Lorca – Canzone d’Autunno

Federico Garcia Lorca

Canzone d’Autunno

Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle,
ma il mio sentiero si perde
nell’anima della nebbia.
La luce mi spezza le ali
e il dolore della mia tristezza
bagna i ricordi
alla fonte dell’idea.
*
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
e non sono le rose bianche,
perché ci ha nevicato sopra.
Prima ci fu l’arcobaleno.
Nevica anche sulla mia anima.
La neve dell’anima ha
fiocchi di baci e di scene
che sono affondate nell’ombra
o nella luce di chi le pensa.
*
La neve cade dalle rose,
ma quella dell’anima resta
e l’artiglio degli anni
ne fa un sudario.
*
Si scioglierà la neve
quando moriremo?
O ci sarà altra neve
e altre rose piú perfette?
Scenderà la pace su di noi
come c’insegna Cristo?
O non sarà mai possibile
la soluzione del problema?
*
E se l’amore c’inganna?
Chi animerà la nostra vita
se il crepuscolo ci sprofonda
nella vera scienza
del Bene che forse non esiste
e del Male che batte vicino?
*
Se la speranza si spegne
e ricomincia Babele
che torcia illuminerà
le strade della Terra?
*
Se l’azzurro è un sogno,
che ne sarà dell’innocenza?
Che ne sarà del cuore
se l’Amore non ha frecce?
*
Se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose addormentate
che piú nessuno ricorda?
O sole della speranza!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori dei bambini!
Anime rudi delle pietre!
Oggi sento nel cuore
un vago tremore di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.

Miguel Hernández – Canzone dello sposo soldato

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Miguel Hernández
Canzone dello sposo soldato

Ho popolato il tuo ventre d’amore e di sementi,
ho prolungato l’eco di sangue a cui rispondo
e attendo sopra il solco come l’aratro attende:
sono giunto fino al fondo.
*
Bruna di alte torri, alta luce e occhi alti,
sposa della mia pelle, gran sorso di mia vita,
i tuoi folli seni crescono verso di me a sussulti
come di cerva fecondata.
*
Già mi sembra che tu sia cristallo delicato,
che tu possa andare in pezzi all’urto più lieve,
e a rinsaldarti le vene la mia pelle di soldato
farebbe come il ciliegio.
*
.Specchio della mia carne, sostegno alle mie ali,
ti dò vita nella morte che mi dànno e non prendo.
Donna, donna mia, così circondato dai proiettili,
bramato dal piombo, ti amo.
*
Sopra i feretri crudeli in agguato,
sopra gli stessi morti senza scampo e senza fossa
io ti amo, e ti vorrei abbracciare con tutto il petto
fin nella polvere, sposa.
*
Quando presso i campi di battaglia ti pensa
la mia fronte che non raffredda né placa la tua figura,
m t’avvicini a me come una bocca immensa
d’affamata dentatura.
*

Parlami nella lotta, sentimi nella trincea:
io qui con il fucile il tuo nome evoco e imprimo,
e difendo il ventre tuo, povera che m’aspetti,
e difendo tuo figlio.
*
Con il pugno chiuso nascerà nostro figlio,
avvolto in un clamore di vittoria e chitarre:
lascerò sulla tua porta la mia vita di soldato
senza incisivi e senz’artigli.
*
E’ necessario uccidere per vivere ancora.
Un giorno verrò all’ombra dei tuoi capelli lontani,
e dormirò nel lenzuolo d’amido e di lusso
cucito dalle tue mani.

Le tue gambe implacabili al parto vanno diritte,
e la tua implacabile bocca d’indomite labbra,
e dinanzi alla mia solitudine di scoppi e di breccia
percorri una via d’implacabili baci.
*
Al figlio è destinata la pace che sto forgiando.
E alla fine in un oceano d’irreparabili ossa
il tuo cuore e il mio naufragheranno, e saremo
una donna e un uomo consunti dai baci.

Badr Shakir al Sayyab – La Canzone della Pioggia

Badr Shakir al Sayyab

La Canzone della Pioggia

I tuoi occhi sono due foreste di palme nell’aurora

o due balconi da dove scende la luce delle lune.

Quando sorridono, i tuoi occhi, la vite stende le sue foglie

e le luci danzano… come lune in un fiume

increspato dalla lama di un remo al prorompere del giorno;
come se le stelle pulsassero nelle loro profondità. . .
E affogano in una nebbia di dolore traslucido;
come il mare accarezzato dalla mano del crepuscolo;
ha dentro il calore dell’inverno, il brivido d’autunno,
e la morte e la nascita, il buio e la luce;
un singhiozzare divampa nella mia anima
e una selvaggia esaltazione che abbraccia il cielo,
la frenesia di un bambino spaventato dalla luna.
E’ come se archi di nebbia bevessero le nuvole

e goccia dopo goccia si dissolvessero nella pioggia. . .
come se i bambini sghignazzassero tra le pergole della vigna,
la canzone della pioggia
ha increspato il silenzio degli uccelli sugli alberi…

Plic, ploc, la pioggia

plic, ploc, la pioggia.
Ha sbadigliato la sera, dalle nuvole basse

gocce pesanti sgorgano ancora

è come se un bambino prima del sonno parlasse senza fine

di sua madre (un anno fa andò a svegliarla,non la trovò),

poi gli fu detto, poiché continuava a chiedere,

"Dopodomani, tornerà di nuovo. . . "

che lei deve ritornare,

eppure i suoi compagni sussurrano che lei è lì

sulla collina, a dormire per sempre la sua morte,

mangiando la terra attorno, bevendo la pioggia;

come se un pescatore infelice che ritira le reti

lanciasse una maledizione alle acque e al fato

diffondendo un canto alla luna che scende,

Plic, ploc, la pioggia.

Plic, ploc, la pioggia.

Sai quanto dolore può ispirare la pioggia?
Sai quanto piangono le grondaie quando piove a dirotto?
Sai quanto si sente perduta una persona da sola nella pioggia?

Infinita, come sangue stillato, come persone affamate, come amore,

come i bambini, come la morte, infinita la pioggia.