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Inno Partigiani Fiorentini

Inno Partigiani Fiorentini

Sinigaglia, Lanciotto, Potente

sono nomi coperti di gloria

trucidati sì barbaramente

dai nemici di tutta la storia.

Ma se i martiri nostri son morti

guarderan verso di noi così

e diranno: no, non siam morti,

marceremo con voi come un dì.

Siamo partigiani

si lotta, si vince, si muor

siamo gli italiani

abbiamo una fede nel cuor

per l’Italia bella

tutto daremo ancor

contro i barbari nazifascisti

inesauribile è il nostro valor.

Vai fuori d’Italia

va’ fuori ch’è l’ora

va’ fuori d’Italia,

va fuori stranier!

Fanciullacci, Caiani, Rosselli

son brigate di garibaldini

che guidati dagl’inni più belli

marcian verso i migliori destini

di un’Italia tradita vilmente

da un ventennio di lutti e di orror

liberata sarà finalmente

dal tedesco tiranno invasor.

Siamo partigiani

si lotta, si vince, si muor

siamo gli italiani

abbiamo una fede nel cuor

per l’Italia bella

tutto daremo ancor

contro i barbari nazifascisti

inesauribile è il nostro valor.

Vai fuori d’Italia

va’ fuori ch’è l’ora

va’ fuori d’Italia,

va fuori stranier!

4 Agosto 1944 la Brigata Sinigaglia entra in Firenze – Inno Partigiani Fiorentini

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4 Agosto 1944
La Brigata Sinigaglia entra in Firenze

Inno Partigiani Fiorentini

Sinigaglia, Lanciotto, Potente

sono nomi coperti di gloria
trucidati sì barbaramente
dai nemici di tutta la storia.
Ma se i martiri nostri son morti
guarderan verso di noi così
e diranno: no, non siam morti,
marceremo con voi come un dì.
Siamo partigiani
si lotta, si vince, si muor
siamo gli italiani
abbiamo una fede nel cuor
per l’Italia bella
tutto daremo ancor
contro i barbari nazifascisti
inesauribile è il nostro valor.
Vai fuori d’Italia
va’ fuori ch’è l’ora
va’ fuori d’Italia,
va fuori stranier!
Fanciullacci, Caiani, Rosselli
son brigate di garibaldini
che guidati dagl’inni più belli
marcian verso i migliori destini
di un’Italia tradita vilmente
da un ventennio di lutti e di orror
liberata sarà finalmente
dal tedesco tiranno invasor.
Siamo partigiani
si lotta, si vince, si muor
siamo gli italiani
abbiamo una fede nel cuor
per l’Italia bella
tutto daremo ancor
contro i barbari nazifascisti
inesauribile è il nostro valor.
Vai fuori d’Italia
va’ fuori ch’è l’ora
va’ fuori d’Italia,
va fuori stranier!

Anonimo – Il canto dei partigiani caduti

Anonimo
Il canto dei partigiani caduti
Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, trascinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento,
soli, col ricordo delle case lontane, dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
baldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.

Se tu vieni quassù tra le rocce…

Se tu vieni quassù tra le rocce…
Partigiani sardi nelle Colline Metallifere Toscane

…Come so fiore, umbra, àlvure e bentu,
abba ‘e nie, lughe de manzano;
cum sas fozzas de attunzu intro in lamentu,
cum s’àlinu m’ischido in su eranu.
Sa morte est unu sonnu chena ammentu,
sa morte est unu sonnu tantu vanu;
s’erva chi creschet non mi dat cuntentu,
s’erva chi siccat non m’attip piantu.
Passant sas istajones in su chelu,
vivente t morint homines in terra,
eo so su chi fio, chena disizzos.
Naschent et morint rosa set lizzos,
Su tumba trista su coro m’inserrat,
ma su màrmaru frittu est uno velu.1

…Ora son fiore, ombra, albero, vento,
acqua di neve, luce di mattino,
con le foglie d’autunno entro in lamento,
con l’ontano mi sveglio in primavera.
La morte è un sonno senza memoria,
la morte è un sonno tanto vano;
l’erba che cresce non mi dà gioia,
l’erba che si secca non mi porta pianto.
Passano le stagioni nel cielo,
vivono e muoiono uomini in terra,
io sono quello che ero senza desideri.
Nascono e muoiono rose e gigli;
la tomba trista il cuore mi chiude,
ma il marmo freddo è un velo.

1 Cantigu de soldatu mortu, III canto, di Mario Pinna,in
IL PONTE, a. VII, n. 9-10, 1951, pp. 1376-77.

Anonimo – Canto dei Partigiani

CANTO DEI PARTIGIANI

[La canzone comincia con i rumori e le voci di soldati tedeschi che marciano su Parigi]

Amico, lo senti il nero volo dei corvi sulle nostre pianure?
Amico, le senti le grida sorde del paese che è incatenato?
Ohé, partigiani, operai, contadini, è l’allarme.
Stasera il nemico saprà il prezzo del sangue e delle lacrime.
Salite dalla miniera, scendete dalle colline, compagni!
Fuori i fucili dalla paglia, e le granate, e la mitraglia.
Ohé, uccisori all’arma bianca e da fuoco, fate presto!
Ohé, sabotatore, attento al tuo fardello: dinamite…
Siamo noi che spezziamo le sbarre delle prigioni per i nostri fratelli
Con l’odio in bisaccia e la fame che ci spinge, e la miseria.
Ci son dei paesi dove la gente sogna nel proprio letto.
E qui, lo vedi, noi si marcia, si uccide e si crepa.
Qui ognuno sa quel che vuole e che fa quando passa.
Amico, se cadi un amico esce dall’ombra al tuo posto.
Domani, nero sangue seccherà al sole vivo sulle strade.
Cantate, compagni, nella notte la Libertà ci ascolta.
Amico, le senti le grida sorde del paese che è incatenato?
Amico, lo senti il nero volo dei corvi sulle nostre pianure?
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh…

Franco Fortini – Gli ultimi partigiani

Franco Fortini

Canto degli ultimi partigiani
Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell’acqua della fonte
La bava degli impiccati.
Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull’erba secca del prato
I denti dei fucilati.
Mordere l’aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d’uomini
Mordere l’aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d’uomini.
Ma noi s’è letta negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertà
Ma l’hanno stretta i pugni dei morti
La giustizia che si farà.
Da Una volta per sempre,

Francesco Guccini – Su in collina

Francesco Guccini

Su in collina

Pedro, Cassio ed anche me, quella mattina
Sotto una neve che imbiancava tutto
Dovevamo incontrare su in collina
L’altro compagno, Figl’ del Biondo, il Brutto
Il vento era ghiacciato e per la schiena
Sentivamo un gran gelo da tremare
C’era un freddo compagni su in collina
Che non riuscivi neanche a respirare
Andavamo via piano, “E te cammina!”
Perché veloci non si poteva andare
Ma in mano tenevam la carabina
Ci fossero dei Crucchi a cui sparare
Era della brigata Il Brutto su in collina
Ad un incrocio forse c’era già
E insieme all’altra stampa clandestina
Doveva consegnarci “l’Unità”
Ma Pedro si è fermato e stralunato
Gridò “Compagni mi si gela il cuore
Legato a tutto quel filo spinato
Guardate là che c’è il Brutto, è la che muore”
Non capimmo più niente e di volata
Tutti corremmo su per la stradina
Là c’era il Brutto tutto sfigurato
Dai pugni e i calci di quegl’assassini
Era scalzo, né giacca né camicia
Lungo un filo alla vita e tra le mani
Teneva un’asse di legno e con la scritta
“Questa è la fine di tutti i partigiani”
Dopo avere maledetto e avere pianto
L’abbiamo tolto dal filo spinato
Sotto la neve, compagni, abbiam giurato,
Che avrebbero pagato tutto quanto.
L’abbiam sepolto là sulla collina
E sulla fossa ci ho messo un bastone
Cassio ha sparato con la carabina
Un saluto da tutto il battaglione
Col cuore stretto siam tornati indietro
Sotto la neve andando, piano piano
Piano sul ghiaccio che sembrava vetro
Piano tenendo stretta l’asse in mano
Quando siamo arrivati su al comando
Ci hanno chiesto: “La stampa clandestina!”
Cassio mostra il cartello in una mano
E Pedro indica un punto su in collina
Il cartello passò di mano in mano
Sotto la neve che cadeva fina
In gran silenzio ogni partigiano
Guardava quel bastone su in collina