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Mario Masini – follia di sempre

Mario Masini

Follia di sempre

Follia di sempre stessi gesti

motivazioni nuove

nei cuori acerbi

muovono.

Solo,
ora il fratello gira anch’esso armato

e non volge le spalle al suo Caino.
Nel dissonante

coro in crescendo
d’urla diverse,
amore
su per il mondo suona unica voce

non udibile mai
annullata dispersa:
splendido tintinnio

di preziosa rugiada
da verdi larghe foglie speranzosa

a goccia a goccia stillante
presso il fragore

d’una cascata immane.

Mario Masini – Inquinamento e sommergibili

Mario Masini
INQUINAMENTO E SOMMERGIBILI
Bocca di pesce mortalmente apertanon si mostra soltanto nei mercati;
nel tempo nostro sopra alle rive:
tragica immagine del mondo stupido
che, come tale, giustamente muore.
I pescatori al fiume
diventano filosofi.E’ raro il trillo della campanella.Hanno più tempo adesso per pensare.
Per loro è un bene, forse.Ma a quelli al mare, che escono di nottecon i grossi maglioni e le calosce
e il vento nelle orecchie umido e freddo,
rimane solo il panequando ce l’hanno
e non si sdoppia come una volta fu.Con alito di termoconvettore
l’estate viene,il fazzoletto in mano, a tergere le frontidi sudori diversi.
Andremo a quello che ci rimaned’acqua salata, se si potrà.
E, dopo un anno di nere naricie pizzicore in gola,
il rischio è di ammalare
in questa parvenza di mare:scrigno svuotato di molte gemme,
brillanti squame.Ci stiamo regalando una paludepercorsa al fondo
da mille ocarine giganti
adatte a suonare soltanto
atomiche note di morte.

Mario Masini – Ho ritrovato i luoghi

Mario Masini

Ho ritrovato luoghi
dei quali la memoria
conservava un’idea così
fresca e presente
che i brividi di allora,
quando vi ripensavo,
mi correvano addosso.

Non li ricerco mai;

neppure le persone.
Furono belli o brutti
soltanto in quei momenti
e per me solamente.

Ci sono capitato;

perché il caso li giuoca
a volte questi tiri.

I brividi di allora

sono scomparsi a un tratto.
Il lavorio del tempo
ha cancellato troppo
di quanto ricordavo.

Rileggere il passato

con gli occhi della mente
per capire il presente.
Lo scorrere del tempo
su cose e su persone
è fuliggine antica
che nasconde i colori.

Mario Masini – In morte di Ungaretti

Mario Masini

In morte di Ungaretti

Da cima il monte

si guarderà al tuo fiume,
che rispecchiava gli occhi della cerva,
in mezzo a prati e massi andar correndo
perenne argento.
E nella valle,
presso le sue rive,
sopra una foglia forse calpestata,
in attesa dell’unica rugiada,
per poco brillerà l’argento
della mia traccia
di povera lumaca.

Mario Masini – La mosca

Mario Masini

LA MOSCA
bzzz, bzzz, bzzzz

sei importuna mosca!
bzzzz, bzzzz, bzzzz
finalmente ti posi!
ma cosa fai?
giri e rigiri
su te stessa
sopra quel foglio bianco.
Sei ferma adesso
e ti freghi le zampe
contenta.
Forse hai trovato
ciò che cercavi.
bzzz, bzzzzzzzzz.
Anch’io con te.

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Marco Masini – Alle ville dei Roti

Marco Masini
Alle ville dei Roti

Ruba lo spazio all’occhio

un susseguirsi fitto di colline.
L’una rincorre l’altra

come quando
in una casa vengono le disgrazie.

Con gli occhi gialli

per la poca luce dalle finestre,

appaiono civette

i casolari fatti di grigio

perso nella notte;

e al mattino,
quando i fantasmi della solitudine

s’alzano verso le vette in nebbie fumose,
rivedi il susseguirsi di colline;
e i prati, all’occasione, hanno la barba rasa,
e gli alberi hanno tagliate l’unghie;
e là, dove il tempo si mostra più ingordo,
vedi le nude rocce colorate,
come la confusione d’una tavolozza,
serrar la gola ad un torrente vivo,
grigio di madreperla e verde.
La primavera qui non tarderà.

Marco Masini – Piange una pioggia acerba

Marco Masini

Piange una pioggia acerba
dal torbo e maledetto cielo
sopra questa città

persa nel sonno;

batte violenta

l’asfalto delle strade

e ne dilava l’ombre dell’odio impresse
da chi vi ha camminato il giorno;
infradicia e discioglie

il ghiaccio sporco dell’avidità
che paralizza il bene;

slava quei muri

dove le paure riaffiorano ogni volta
come muffe mai disseccate al sole
della felicità;

col vento lamentoso della miseria
strappa le foglie marce di quotidiane speranze
dagli alberi intaccati dalla disillusione,
e porta il tutto, in un rivolo lordo,
alla fogna buia dell’incoscienza
che corre fino al mare della disperazione
in fiumi di dolori

e di questi lo ingrassa.

Come una iena ghiotta di putrescenti umori,
come un necroforo nel tempo della peste
hai assolto il tuo compito,
pioggia notturna.

Il mattino sarà pulito

fino a che la vita della gente,
non risvegliata tutta,

si affaccerà a insozzarlo
guardandolo con gli occhi di sempre.