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Rocco Scotellaro – Giovani come te

Rocco Scotellaro
Giovani come te

Quanti ne fissi negli occhi
superbi della strada, erranti
giovani come te.
Non hanno in ogni tasca
che mozziconi neri
di sigarette raccattate.
Non sanno che sperdersi
davanti alle lucide vetrine
alle dicende dei bar
ai tram in rapida corsa
alla pubblicità
padrona delle piazze.
Tanto perché il tempo si ammazzi
cantano una qualsiasi canzone,
in cui si chiamano fuorviati, si dicono
amanti del bassifondi
e si ripagano di comprensione.
Una canzone è per covare insano amore
contro le ragazze cioccolato
che sono un po’ le stelle sempre vive
che sono la speranza
d’una vita sorpresa in un sorriso.
E quanti, ma quanti
vorrebbero la luna nel pozzo
una loro strada sicura
che non si rompa tuttora nei bivi.
Quando compiono un gesto il solo gesto
son lì coi mietitori
addormentati ai monumenti
che aspettano la mano sulla spalla
del datore di lavoro.
Sono coi facchini di porto
contenti della faccia sporca
e le braccia penzoloni
dopo che il peso è rovesciato.
Son sprofondati talvolta in salotti
a far orgia di fumo e d’esistenzialismo
giovani malati come te di niente.
Spiriti pronti a tutte le chiamate
angeli maledetti
coscritti e vagabondi,
compagni dei cani randagi,
la nostra è la più sporca bandiera
la nostra giovinezza è
il più crudo dei tormenti.
Or quando la terra accaldata
ci mette addosso la smania del fuoco
nei lunghi meriggi d’estate,
è tempo di crucciarsi
di dir di sì all’Uomo che saremo
e che ci aspetta
alla Cantonata
con falce e libro in mano!
Napoli, giugno 1946

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Antonio Gazzoletti – Cristoforo Colombo

Antonio Gazzoletti
Cristoforo Colombo

Ecco stormi d’augelli che a ponente
volano alacremente;
ed alghe e tronchi incisi,
da vicin suoI divisi…
Terra! Terra! – Qual grido!
Si ridesta
l’abbattuto coraggio… alzo la testa…
E’ la terra! E’ la terra! – Or chi
potria
narrar la gioia mia?
Un lume, all’aer scuro
veduto da lontano,
dà forza al cor sicuro.
Avanti… avanti!… Ecco l’aurora.
Un sogno
il mio fors’è?…No, non è sogno, è
quellala, terra disiata,
vergin, rorida, bella,
come sposa al valore in premio
data:
bella e feconda al par della speranza
tanti lustri nutrita.
Ecco il sol che la bacia e l’esultanza
vi raddoppia e la vita!
Ammainate le vele… il palischermo
gittate! O terra, alfin ti premio!
O mio
lungo sospiro, o non invan creduto
mondo del mio pensiero, io ti saluto!

Giuseppe Ungaretti – Accadrà?

Giuseppe Ungaretti

Accadrà?
Tesa sempre in angoscia
E: al limite di morte:
Terribile ventura;
Ma, anelante di grazia,
In tanta Tua agonia
Ritornavi a scoprire,
Senza darti mai pace,
Che, nel principio e nei sospiri sommi
D)a una stessa speranza consolati,
Gli uomini sono uguali,
Figli d’un solo, d’un eterno Soffio.
*
Tragica Patria, l’insegnasti prodiga
A ogni favella libera,
E ne ebbero purezza dell’origine
Le immagini remote,
Le nuove, immemorabile radice.
*
Ma nella mente ora avverrà dei popoli
Che non più torni fertile
La parola ispirata,
E che Tu nel Tuo cuore,
Più generosa quanto più patisci,
Non la ritrovi ancora, più incantevole
Guanto più ascosa bruci?
*
Da venti secoli T’uccide l’uomo
Che incessante vivifichi rinata,
Umile interprete del Dio di tutti.
*
Patria stanca delle anime,
Succederà, universale fonte,
Che tu non più rifulga?
*
Sogno, grido, miracolo spezzante,
Seme d’amore nell’umana notte,
Speranza, fiore, canto,
Ora accadrà che cenere prevalga?

Giuseppe Ungaretti – Dannazione

Giuseppe Ungaretti

Dannazione
1931
Come il sasso aspro del vulcano,
Come il logoro sasso del torrente,
Come la notte sola e nuda,
Anima da fionda e da terrori
Perché non ti raccatta
La mano ferma del Signore?
*
Quest’anima
Che sa le vanità del cuore
perfide ne sa le tentazioni
del mondo conosce la misura
i piani della nostra mente Giudica tracotanza,
*
Perché non può soffrire Se non rapimenti terreni?
Tu non mi guardi più, Signore…
non cerco se non oblio
Nella cecità .della carne.

Francesco Berni – Sonetto al signor D’Arimini

 

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Francesco Berni

 

Sonetto al signor D’Arimini

 

 

[contro Sigismondo Malatesta]

 

[1527)

 Empio signor’, che della robba altrui

lieto ti vai godendo e del sudore,
venir ti possa un cancaro nel cuore,
che ti porti di peso a i regni bui.
E venir possa un cancaro a colui
che di quella città ti fé signore;
e se gli è altri che ti dia favore,
possa venir un cancaro anche a lui.,
Ch’io ho voglia de dir, se fusse Cristo
che consentisse a tanta villania,
non potrebb’esser che non fusse un tristo.
Or tiènla, col malan che Dio te dia,
quella, e ciò che tu hai di mal acquisto:
che un di mi renderai la robba mia.
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Carlo Betocchi – L’ultimo carro

Carlo Betocchi
L’ultimo carro

Prima che l’alba sfarfalli,
dentro un suono di sonagliere
l’ultimo carro a cavalli
passa, al grido del carrettiere.

Terribilmente giocondo
è questo suon di sonagliere
squillante nel buio mondo
al grido aiuh! del carrettiere.

Sveglia chi deve svegliare,
il can del giardino di rose,
il gallo che sa cantare,
le lavandaie, belle spose.

Entrando nella farina
sveglia il pane, fin dentro il forno,
squillasse in campi di brina,
di pane riempirebbe il mondo.

Passando a una casa gialla
che l’uomo dice inabitata
turba un’occulta farfalla
dentro un solaio addormentata.

Va il suo cavallo mancino
con una zampa chiotta chiotta:
sovra il lastrico, argentino
il cavallo manritto schiocca.

L’ultimo carro a cavalli
passa al grido del carrettiere,
con strepitosi sonagli,
avanti l’alba, in strade nere.

Carlo Betocchi – Il dormente

Carlo Betocchi

Il dormente

Io mi destai con un profondo
ricordo del mio sonno.
Dalla mia veglia guardavo
il mio corpo dormiente,
era giorno, era un chiaro
giorno silente.

Quando le sere d’estate
esalan profumate
tenebre sul fiume, un uomo
giace sopra la riva
addormentato dal suono
dell’onda viva.

Passano sopra il suo viso
l’ombre del paradiso
lunare, tra i flessuosi
salici e il lieve vento;
celano gridi amorosi
l’erbe d’argento.

Vento e prati fluttuando
muoiono con un blando
fiotto e là, presso il suo corpo,
come a un’isola viva
da un mare languido e smorto
il flutto arriva.

Presso il suo corpo si rompe
quell’ineffabil fonte;
e il suo respiro leggero
di creatura che dorme
scioglie nell’etereo cielo
azzurre forme.