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Ernesto Ragazzoni – ballata

Ernesto Ragazzoni

Ballata

Se ne vedono pel mondo
che son osti… cavadenti
boja, eccetera… o, secondo
le fortune, grandorienti;
c’è chi taglia e cuce brache,
chi leoni addestra in gabbia,
chi va in cerca di lumache,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia.

I poeti, anime elette,
riman laudi e piagnistei
per l’amore di Giuliette
di cui mai sono i Romei;
i fedeli questurini
metton argini alla rabbia
dei colpevoli assassini;
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia.

Sento intorno susurrarmi
che ci sono altri mestieri…..
bravi; a voi! scolpite marmi,
combattete il beri-beri,
allevate ostriche a Chioggia,
filugelli in Cadenabbia
fabbricate parapioggia,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia

O cogliete la cicoria
od allori. A voi! Dio v’abbia
tutti e quanti in pace, in gloria!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia.
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Eduardo Sanguineti. – Ballata delle donne

Eduardo Sanguineti.

Ballata delle donne

quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli, le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia:

quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace:
quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire:

perché la donna non è cielo, è terra,
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui dentro il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente:

femmina penso, se penso l’umano:
la mia compagna, ti prendo per mano:

Franco Sacchetti – Ballata per altrui

Franco Sacchetti

Ballata per altrui

Nella più bella terra casentina
È apparita, Amor, un’angelina.
La quale è tanto grazïosa e vaga
Che qualunque la vede ne ’nnamora:
Ond’io veggendo lei senti’ la piaga
Che mi tirò più volte ove dimora;
Come colei che Falterona onora
E ’l fiume suo in fino alla marina.
Ballata, su per Arno, dove l’onde
Corron a pie della donna gentile,
Ne va’, e lei saluta, che risponde
Come benigna accorta et umìle;
E fagli onor, che la ti dia lo stile
D’amar nella montagna fiorentina.

Bertold Brecht – Ballata di Hanna Cash

Bertold Brecht

Ballata di Hanna Cash
I.
Con la gonna di cotone e la sciarpa gialla
e con gli occhi dei laghi neri,
senza soldi e talento ma con abbastanza
capelli neri, sciolti, che portava
fino alle dita dei piedi, ancora più nere:
questa era Hanna Cash, ragazzo mio,
che i « gentleman » riusciva a imbrogliare.
Lei venne con il vento e andò via
con il vento che corre sulle savane.
2.
Non aveva scarpe e non aveva neanche
una camicia e non sapeva neppure i corali!
E come un gatto era defluita nella grande
città, un gattino grigio preso tra le branche
di legni e di cadaveri, nel corso dei neri canali.
Lavava i bicchieri dall’assenzio
ma lei pulita non era mai.
E pure Hanna Cash, ragazzo mio, un tempo
fu certo pulita anche lei.
3
E una notte entrò nel bar dei marinai con gli occhi dei laghi neri,
incontrò J. Kent, capelli di talpa,
quel tipo dal coltello del bar dei marinai, la portò via con sé.
E quando Kent quel tipaccio
si grattava la tigna e ammiccava,
Hanna Cash fino alla punta dei piedi, ragazzo
mio, sentiva quell’occhiata.

4
Loro « s’incontrarono » tra selvaggina e pesce
e « marciarono uniti per tutta la vita »,
non avevano un letto, né un tavolo, niente,
non avevano neanche selvaggina né pesce
neppure un nome per i bambini.
Fischia vento di neve,, pioggia si versa
e s’allaga anche la savana,
ma Hanna Cash, ragazzo mio, resta
presso l’uomo che ama.
5
Lo sceriffo dice: E’ un furfante.
E la lattaia: cammina tutto sghembo.
Ma lei dice: Che male ci trovate?
E’ il mio uomo. E lei si prese la libertà di restare
vicino a lui. Proprio per questo.
E quando zoppica e quando fa il matto
e quando la colpisce, una botta dopo l’altra,
Manna Cash si chiede, ragazzo
mio, questo soltanto: se lei lo ama.

6
Dove c’era la culla non c’era tetto, in alto,
I colpi colpivano i genitori.
Loro marciarono insieme, anno per anno,
Dentro i boschi dalla città d’asfalto
E nella savana dai boschi.
Per il tempo che si va, per vento e per neve,
fino a che non arriva il crollo,
Hanna Cash, segui sempre,
ragazzo mio, il suo uomo.
7
Nessuna veste era tanto malandata
come la sua, e per lei non c’era domenica,
non c’era nessuna passeggiata a tre
A bar-della-torta-di-ciliege e non v’era focaccia
nella madia e non suono d’armonica.
E un giorno era come ogni altro,
senza spiraglio di sole.
Ma Hanna Cash, nel volto, ragazzo
mio, aveva sempre il sole.
8

Lui rubava i pesci e lei il sale rubava.
Era così. « E’ dura la vita ».
I quando lei cucinava i pesci, guarda:
sulle ginocchia dell’uomo i bambini recitavano
in coro la dottrina.
Per cinquant’anni dormirono
nello stesso letto, per notte e per vento.
Così Hanna Cash, ragazzo mio,
Dio gliene dia il compenso.

Ernesto Ragazzoni – Ballata

Ernesto Ragazzoni
Ballata
Se ne vedono pel mondo

che son osti… cavadenti
boja, eccetera… o, secondo

le fortune, grandorienti;
c’è chi taglia e cuce brache,
chi leoni addestra in gabbia,
chi va in cerca di lumache,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia.

I poeti, anime elette,

riman laudi e piagnistei
per l’amore di Giuliette
di cui mai sono i Romei;
i fedeli questurini
metton argini alla rabbia
dei colpevoli assassini;
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia.

Sento intorno susurrarmi

che ci sono altri mestieri…..
bravi; a voi! scolpite marmi,
combattete il beri-beri,
allevate ostriche a Chioggia,
filugelli in Cadenabbia
fabbricate parapioggia,
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia

O cogliete la cicoria

od allori. A voi! Dio v’abbia
tutti e quanti in pace, in gloria!
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .
io fo buchi nella sabbia.

Bertold Brecht – Ballata del sapere

Bertold Brecht
Ballata del sapere
Il poveraccio sgobba notte e giorno:
quel che gli manca, suda e non ce l’ha,
e quel che ha, cioè i suoi guai, si tiene.
Questo perché? Ma perché nulla sa!
Chi un cavallo possiede è cavaliere,
chi non ce l’ha, schiacciato finirà.
Dalla scienza dipende ogni mestiere
perché il guadagno è sempre di chi sa.
*
Quando capisco, io, piccolo mercante,
che farla ai pescecani non si può,
in i strappo i peli dalla zucca, e penso ,
se pescecane mai diventerò.
Lui sa quel che da secoli la gente
per la pagnotta e un calcio ha fatto e fa:
il suo compenso è di non far mai niente:
Ira il suo guadagno; è lui quello che sa.
*
chi sente, per esempio, male ai reni
al dottore la groppa mostrerà.
I malato se n’esce a quattro zampe
ma prima paga: è il medico che sa.
sa il nome del malanno, e sa il contante
che ha tolto a un altro tale poco fa.
Si, chi non sa rimane un mendicante,
mentre il guadagno è sempre di chi sa.
*
Nell’amore ci sono due destini:
se l’uno è amato, l’altro lo amerà.
Ad uno toccan gioie, all’altro pene,
uno dà, l’altro prende: così va.
Copriti il viso quando avvampa, e il cuore
non mostri mai lo strazio che ti dà.
Tu muori, se un coltello dai al tuo amore:
ci guadagni e lui lo sa

Bertold Brecht – Ballata dell’incendio del Reíchstag

 

Bertold Brecht
Ballata dell’incendio del Reíchstag

 

I.
Dopo che il grancassa per tredici anni
a tutto il mondo aveva annunciato
i misfatti dei comunisti, non uno
si era ancora avverato.
2.

 

E i tamburini irati rullano:
qualcosa deve succedere alfine.
Gli assassini, vedete, non vogliono
commettere assassinii.
3•
Un giorno, era ancora inverno,
sulle rive della Panke si sostava —
il Fiihrer disse: oggi si sente
un incendio del Reichstag nell’aria.
4•

 

E quel lunedì sera un grande
edificio era avvolto nel fuoco.
Era tremendo il crimine
e l’incendiario ignoto.

 

5

 

Fu trovato un ragazzo
Con i calzoni e basta
e in tela, rilegata,
la tessera comunista.
6.
Chi gli ha dato quella tessera?
Perché stava li in giro?
Le SA stavano nei pressi,
ma a loro non si chiede il motivo.
7•

 

Per incendiare quell’edificio
dovevano essere in dodici:
era quasi tutto di pietra e i punti
che ardevano erano dodici.
8.
In mezzo ai dodici incendi
c’erano in dodici delle S.A
, indicavano con mani annerite
quel gracile ragazzo là.
9•

 

E così, per merito del Führer
fu scoperta la congiura,
certo, quello che veniva alla luc
e a più d’uno ha messo paura.

 

10
Nella casa dove la congiura
deve essere passata per forza,
abitava un certo Góring
all’oscuro della cosa.
II.
Lui, il presidente del Reichstag, aveva
mandato in permesso tutte le guardie,
e non è in casa quanto sente
che il Reichstag è in fiamme.
12
Perché tu, presidente, hai mandato
oggi in permesso le tue guardie?
Oggi è proprio il lunedí
che il tuo Reichstag è in fiamme! ‘I
13
Se il giudice lo interrogasse,
non avrebbe la risposta facile,
ma non puoi incriminarlo,
perché lui stesso è il giudice.
14
Lui non interroga Hermann Góring,
così non scopre il vero e il falso,
ma conclude che la colpa
è dei comunisti. Chiaro.
15
E prima che fosse trascorsa la notte
di questo sanguinoso febbraio,
ogni nemico di Hitler
fu ucciso o imprigionato.
16.
Quando a Roma Nerone del sangue
dei cristiani aveva sete,
diede la sua Roma alle fiamme
e la ridusse in cenere.
17-
Cosí Nerone forni la prova
che i cristiani erano canaglie.
Questa lezione un certo Hermann Góring
l’imparò che era in fasce.
18
A Berlino nel millenove‑
centotrentatre, un lunedí sera,
c’era il palazzo dell’ultimo
Reichstag che ardeva.
19.
Chi cantò questo fattaccio, si chiamava
Oberfohren e non visse più a lungo:
quando il mondo lo venne a sapere
gli hanno sparato subito.