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Magda Isanos. – Ho visto anch’io uomini partire

Magda Isanos.
Ho visto anch’io uomini partire

Ho visto anch’io uomini partire
per la guerra.
Giovani figli della terra,
laceri, su treni merci, andavano a morire,
cantando canzoni monotone e tristi.
Erano tanti da oscurare
la chiarità estivale.
E non sono tornati. Grano e segale
hanno buttato, in Russia, i loro corpi.

Intanto, al loro paese,
passeggiava tronfia nelle città
la sfrontatezza, l’iniquità. Loro neppure sapevano
per chi morivano.
Erano popolo, soltanto.
Uomini cresciuti come le piante,
in semplicità, con la terra accanto.

Signore,
dove sono i loro occhi? Le tante
braccia piene di obbedienza e di lena?
Chi li comandava si è preso pena
di numerare le croci e gli storpi?
Se soffia il vento, mi pare di udire
canzoni, moltitudini di piedi
che marciano in cadenza. I babbei,
morti in Russia, tornano alla loro terra
per giudicare te, grugno di porco,
pescecane di guerra!

Fai bene a tremare. Non è sfizio.
È il giorno del giudizio!

Anton Francesco Menchi – Partire partirò, partir bisogna

Anton Francesco Menchi
Partire partirò, partir bisogna
Partire partirò, partir bisogna
dove comanderà nostro sovrano;
chi prenderà la strada di Bologna
e chi andrà a Parigi e chi a Milano
Se tal partenza, o cara,
ti sembra amara, non lacrimare;
vado alla guerra e spero di tornare
Quando saremo giunti all’Abetone
riposeremo la nostra bandiera
e quando si udirà forte il cannone
addio, Gigina, bona sera!
Ah, che partenza amara,
Gigina cara, mi convien fare!
sono coscritto e mi conviene marciare
Di Francia e di Germania sono venuti
a prenderci per forza militare,
però allorqaundo ci sarem battuti
tutti, mia cara, speran di tornare
Ah, che partenza amara,
Gigina cara, Gigina bella!
di me non udrai forse più novella