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Magda Isanos. – Ho visto anch’io uomini partire

Magda Isanos.
Ho visto anch’io uomini partire

Ho visto anch’io uomini partire
per la guerra.
Giovani figli della terra,
laceri, su treni merci, andavano a morire,
cantando canzoni monotone e tristi.
Erano tanti da oscurare
la chiarità estivale.
E non sono tornati. Grano e segale
hanno buttato, in Russia, i loro corpi.

Intanto, al loro paese,
passeggiava tronfia nelle città
la sfrontatezza, l’iniquità. Loro neppure sapevano
per chi morivano.
Erano popolo, soltanto.
Uomini cresciuti come le piante,
in semplicità, con la terra accanto.

Signore,
dove sono i loro occhi? Le tante
braccia piene di obbedienza e di lena?
Chi li comandava si è preso pena
di numerare le croci e gli storpi?
Se soffia il vento, mi pare di udire
canzoni, moltitudini di piedi
che marciano in cadenza. I babbei,
morti in Russia, tornano alla loro terra
per giudicare te, grugno di porco,
pescecane di guerra!

Fai bene a tremare. Non è sfizio.
È il giorno del giudizio!

Magda Isanos – Ai margini del cimitero

Magda Isanos
Ai margini del cimitero

C’è ai margini del cimitero, accanto
al nonno, un posto propizio all’oblio
di tutto, e buono a fargli compagnia
quando la notte, nell’inverno, è lunga.

Vorrei essere nella terra calda,
trasformare il mio corpo in erba buona,
brucata da povere bestie sperse,
che imploreranno anche per me un perdono

al giudizio finale. Scorderò
quel che fui, e in forme nuove dispersa
anche di te io perderò il ricordo…

Bendandomi gli occhi, disfatti e vuoti,
con l’eternità, troverò il riposo.
Spanderà su di me una radicchiella
il suo globo piumoso,
e non proverò né gioia, né pena
perché la terra che mi copre è nera.

Ma le piogge penetreranno in me —
a lavarmi i peccati dalle ossa —
e come la radice che s’infossa
presentirò i miei giorni più belli

e butterò, in forma di fiore, il volto
della mia giovinezza d’altro tempo,
ché il sole l’arda e lo sferzi il vento,
e una ragazza lo intrecci ai capelli!

Romania