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Pasternak – Le onde

Pasternak

Le onde

Tu mi stai accanto, lontananza del socialismo.
Dici d’esser vicina? Frammezzo alle angustie,
in nome della vita, in cui ci siamo legati,
trasportaci, ma solo tu.

Tu mandi fumo tra una nebbia di teorie,
terra fuori di ciarle e di calunnie,
come una porta sul mondo e una porta sul mare,
e una porta sulla Georgia da Mleti.

Tu sei il paese ove le donne di Putivl’
non piangono prima del tempo come i cuculi,
e con tutta la verità io le rendo felici,
e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo.

Dove respirano l’una accanto all’altra,
e i ganci della passione non scricchiano
e non danno un residuo di frazioni
per sventura delle madri e dei bambini.

Dove io non ricevo alcun resto
in vita spicciola dall’esistenza,
ma segno solo ciò che spendo
e spendo tutto quello che conosco.

Dove la voce, mandata a rincorrere
una novità indistruttibile,
con l’esultanza del mio bambino
mi fa eco dall’avvenire.

Qui sarà tutto: ciò che ho vissuto
nei presagi e nella realtà,
e coloro di cui non sono degno,
e ciò per cui fra di essi ho un nome.

Tu sei ancora qui, e mi hanno detto
ove sei adesso e ove sarai alle cinque.
Io ti potrei trovare nel Kursaal,
piuttosto che ciarlare invano.

Tu ascolteresti ritornando giovane,
grande, libera, audace,
dell’uomo giunto al limite
da una formica che è cresciuta troppo.

Vi sono nell’esperienza dei grandi poeti
tali tratti di naturalezza
che non si può, dopo averli conosciuti,
non finire con una mutezza completa.

Imparentati a tutto ciò che esiste, convincendosi
e frequentando il futuro nella vita di ogni giorno,
non si può non incorrere alla fine, come in un’eresia,
in un’incredibile semplicità.

Ma noi non saremo risparmiati,
se non sapremo tenerla segreta.
Più d’ogni cosa è necessaria agli uomini,
ma essi intendono meglio tutto ciò che è complesso…

Pasternak – Le onde

Pasternak

Le onde

Tu mi stai accanto, lontananza del socialismo.
Dici d’esser vicina? Frammezzo alle angustie,
in nome della vita, in cui ci siamo legati,
trasportaci, ma solo tu.

Tu mandi fumo tra una nebbia di teorie,
terra fuori di ciarle e di calunnie,
come una porta sul mondo e una porta sul mare,
e una porta sulla Georgia da Mleti.

Tu sei il paese ove le donne di Putivl’
non piangono prima del tempo come i cuculi,
e con tutta la verità io le rendo felici,
e ad essa non occorre distoglierne lo sguardo.

Dove respirano l’una accanto all’altra,
e i ganci della passione non scricchiano
e non danno un residuo di frazioni
per sventura delle madri e dei bambini.

Dove io non ricevo alcun resto
in vita spicciola dall’esistenza,
ma segno solo ciò che spendo
e spendo tutto quello che conosco.

Dove la voce, mandata a rincorrere
una novità indistruttibile,
con l’esultanza del mio bambino
mi fa eco dall’avvenire.

Qui sarà tutto: ciò che ho vissuto
nei presagi e nella realtà,
e coloro di cui non sono degno,
e ciò per cui fra di essi ho un nome.

Tu sei ancora qui, e mi hanno detto
ove sei adesso e ove sarai alle cinque.
Io ti potrei trovare nel Kursaal,
piuttosto che ciarlare invano.

Tu ascolteresti ritornando giovane,
grande, libera, audace,
dell’uomo giunto al limite
da una formica che è cresciuta troppo.

Vi sono nell’esperienza dei grandi poeti
tali tratti di naturalezza
che non si può, dopo averli conosciuti,
non finire con una mutezza completa.

Imparentati a tutto ciò che esiste, convincendosi
e frequentando il futuro nella vita di ogni giorno,
non si può non incorrere alla fine, come in un’eresia,
in un’incredibile semplicità.

Ma noi non saremo risparmiati,
se non sapremo tenerla segreta.
Più d’ogni cosa è necessaria agli uomini,
ma essi intendono meglio tutto ciò che è complesso…

Boris Pasternak – Nel vento

Boris Pasternak
Nel vento
Nel vento che prova con un ramoscello

se per gli uccelli sia tempo di cantare,
sei intriso d’acqua come un passerotto,
ramo di lillà!

*
Le gocciole hanno il peso dei bottoni

e il giardino è abbagliante come un meandro,
asperso ed irrorato da un milione
di azzurre lacrime.

*
Allevato dalla mia tristezza

e da te coperto di spine,
è rinato stanotte,
pieno di borbottío, di fragranze.

*
Picchiò tutta la notte alla finestra,

e le imposte tintinnavano,
d’un tratto un umido soffio di ràncido
scórse per il mio abito.

*
Svegliato da questa sequela incantevole

di tempi e di soprannomi,
posa il giorno presente
gli occhi addosso agli anèmoni.

Boris Pasternak – Nel vento

Boris Pasternak

Nel vento

Nel vento che prova con un ramoscello
se per gli uccelli sia tempo di cantare,
sei intriso d’acqua come un passerotto,
ramo di lillà!

*

Le gocciole hanno il peso dei bottoni
e il giardino è abbagliante come un meandro,
asperso ed irrorato da un milione
di azzurre lacrime.

*

Allevato dalla mia tristezza
e da te coperto di spine,
è rinato stanotte,
pieno di borbottío, di fragranze.

*

Picchiò tutta la notte alla finestra,
e le imposte tintinnavano,
d’un tratto un umido soffio di ràncido
scórse per il mio abito.

*

Svegliato da questa sequela incantevole
di tempi e di soprannomi,
posa il giorno presente
gli occhi addosso agli anèmoni.

Boris Pasternak – Natale

Boris Pasternak

Natale

Era pieno inverno.

Soffiava il vento dalla steppa.
E aveva freddo il neonato nella grotta
sul pendio della collina.
L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.
Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
e i grani di miglio
dalle rupi guardavano
assonnati i pastori…
E lì accanto, mai vista sino allora,
più modesta d’un lucignolo
alla finestrella d’un capanno,
tremava una stella sulla strada di Betlemme…

Boris Pasternak – Così si comincia

Boris Pasternak

Così si comincia

Così si comincia. Verso i due anni
ci si strappa alla balia per le tenebre delle melodie,
si cinguetta, si fischia, le parole
compaiono verso il terzo anno.

*

Così si comincia a capire.
E nel fragore di una turbìna in moto
ti sembra che tua madre non sia tua madre,
che tu non sia tu, la casa un paese straniero.

*

Che può fare la terribile bellezza,
seduta su una panca di serenella,
se non realmente rubare bambini?
Così hanno origine i sospetti.

*

Così maturano le paure. Come potrà consentire
a una stella di superare il suo limite
lui che è un Faust, lui che è fantasioso?
Così cominciano gli zingari.

*

Così si schiudono librandosi in aria
sopra le siepi, dove dovrebbero stare le case,
mari improvvisi come un sospiro.
Così cominceranno i giambi.

*

Così le notti estive, cadute bocconi
fra le avene supplicando: avvèrati,
minacciano l’aurora con la tua pupilla.
Così si attacca lite con il sole:

*

Così si comincia a vivere di versi.

Marina Cvetaeva a – B. Pasternak

Marina Cvetaeva

a B. Pasternak
Distanze: verste, miglia…

Ci hanno divisi, dispersi, costretti
a vivere dimessi, muti, buoni,
ai confini opposti della terra.

Distacco: strada, versta…
Mani scollate e disgiunte
hanno mandato al supplizio dei chiodi
ignari che il disastro è lega

d’estri e tendini. Di ossa. Volevano:
dissidio – hanno il disagio
di chi ha perso dimora.
Muro e fosso.
Ci hanno divisi come aquile congiurate: miglia, strade, verste…
E non disperazione, ma — sconcerto,
Per asili e tuguri terrestri
come orfani, smarriti.

E quale, quale marzo è oggi?
Ci hanno smazzato. Come carte

[Nostalgia della patria! Da tempo]
Nostalgia della patria! Da tempo
smascherata molestia! Per me
è assolutamente lo stesso
dove — assolutamente sola —

restare, per quali strade
trascinarmi dai mercati
in case — caserme, ospedali! —
ignare di essere «mie».

Mi è indifferente tra chi
ammutolire, inghiottire la rabbia,
da quali cerchie e ambienti
essere espulsa — e ricacciata sempre

nel cerchio dei miei sentimenti.
Orso della Kamèatka senza banchisa —
dove non adattarmi, non ambientarmi,
dove abbassarmi, umiliarmi — mi è uguale.

Neppure il linguaggio natale
ormai mi lusinga, il suo latteo appello.
Ed è lo stesso in che lingua
non farmi capire dal primo

divoratore di quotidiani,
mungitore di pettegolezzi,
lettore del secolo
ventesimo — io senza età!

Intorpìdita, dì legno — trave
superstite di uno steccato —
ognuno, ogni cosa mi è uguale,
e più di tutto indifferente

quanto era più mio: natio.
Ogni segno, ogni indizio, ogni data
da me ha cancellato una mano:
anima nata — nel nulla.

Tra tutte le mie malattie —
non una ereditaria.
Così si è curata di me
la madre-patria!

Mi è estranea ogni casa, vuota
ogni chiesa, dì niente m’importa.
Ma se per strada di colpo compare un
cespuglio, e soprattutto di sorbo…