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Ahmed Yussef Daud Siria – Vino

Ahmed Yussef Daud
Siria
Vino
Questa parola somiglia alla mia libertà.
La scopro perché so che il mio gioco
non è che un esame dell’abilità dei tavoli,
i suoi risultati sono raccolti nel rimpianto.
Hai esagerato seppellendomi, Oh Signore
aspettavo sempre che i tuoi miracoli arrivassero dal mare!
Questo mare enigmatico come una donna
lascia il tuo miracolo triste per la mia libertà,
le briciole di una torta di un pranzo sontuoso,
quando bevo a lungo il vino di queste promesse
lo verso dannato tra il mio desiderio della rugiada
la secchezza della mia attesa del tuo frutto che non arriva.
Ogni fiamma che spunta dal mio cuore
la lascio spegnere nella polvere del tuo giudizio
sulla mia capacità di andare in fumo
la polvere fine attraversa la nostra vecchia finestra in una cascata
di sole in fuga verso l’assenza…
tu che mi ha messo nell’errore di questo desiderio
non altro mi hai concesso che la dignità di spezzarmi
sotto il più semplice e stupido colpo di vento!

Charles Budelaire – Il Vino degli amanti

Charles Budelaire

Il Vino degli amanti

Oggi Io spazio è splendido!
Senza morso, speroni, a briglia sciolta,
via, sul vino, a cavallo,
verso un cielo incantevole e sublime!
Al pari di due angeli
che una febbre implacabile tortura,
dentro il cristallo azzurro del mattino
inseguiamo là in alto
il bel miraggio! Mentre mollemente
di un cerebrale turbine sull’ala
ci culliamo, o sorella,
in un delirio parallelo, a fianco
mi nuoterai: lontano
senza riposo e tregua fuggiremo
incontro al paradiso dei miei sogni

Tratto da “I FIORI DE MALE”

Universale Economica Feltrinelli

Febbraio 1977

Charles Boudelaire – L’anima del vino

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Charles Boudelaire
« Questo libro, il cui titolo: Les Fleurs du mal,
dice tutto, è rivestito di una bellezza sinistra e fredda..
.È stato fatto con furore e pazienza »
(lettera di Charles Baudelaire alla madre

 

L’Anima del vino

 

Nelle bottiglie l’anima del vino
una sera cantava: “Dentro a questa
mia prigione di vetro e sotto i rossi
suggelli, verso te sospingo, o caro
diseredato, o Uomo, un canto pieno
di luce e di fraternità. So bene
quanta pena, sudore, e quanto sole
cocente, sopra la collina in fiamme,
son necessari per donarmi vita
ed infondermi l’anima. Ma ingrato
non sarò, né malefico, ché provo
immensa gioia quando nella gola
cado d’un uomo usato dal lavoro:
il suo petto per me è una dolce tomba
e mi ci trovo meglio che nel freddo
delle cantine. Odi risuonare
i ritornelli delle tue domeniche
e la speranza che bisbiglia dentro
al mio seno che palpita? Coi gomiti
sopra il tavolo mentre ti rimbocchi
le maniche, mi vanterai e contento sarai:
della tua donna affascinata
accenderò lo sguardo; robustezza
ridarò a tuo figlio e i suoi colori,
e sarò per codesto esile atleta
della vita, l’unguento che rafforza
i muscoli dei lottatori. In te
cadrò, ambrosia vegetale, grano
prezioso, sparso dal Seminatore
eterno, perché poi dal nostro amore
nasca la poesia che a Dio rivolta
spunterà in boccio come un raro fiore.”

 

 

 

Tratto da “I FIORI DE MALE”

Universale Economica Feltrinelli

Febbraio 1977

Charles Baudelaire – Il Vino dell’assassino

Charles Baudelaire
Il Vino dell’assassino

Mia moglie è morta: finalmente libero!
Posso dunque ubriacarmi a mio piacere.
Quando tornavo a casa senza il becco
d’un quattrino, i suoi urli mi straziavano
fin nelle fibre. Son felice al pari
d’un re; l’aria è pura, il cielo è bello
a vedersi. Era estate, quando
m’innamorai di lei. Questa tremenda
sete che ora mi strazia, per estinguersi
bisogno avrebbe di sì tanto vino
quanto ne può tenere la sua tomba;
e non è dire poco: io l’ho gettata
in fondo a un pozzo e le ho buttato sopra
tutte quante le pietre, anche, dell’orlo.
*
— La scorderò, se lo posso! Nel nome
delle promesse tenere da cui
nulla può svincolarci — ed affinché,
come al bel tempo delle nostre ebbrezze,
potessimo far pace, io le implorai
un convegno, di sera, su una buia
strada. Ci venne! folle creatura!
Noi siamo tutti più o meno pazzi.
Era ancora graziosa, benché tanto
stanca: troppo l’amavo: ecco perché
le dissi: fuggi da questa vita!
Nessuno può comprendermi. Uno solo
fra tutti questi stupidi beoni
pensò mai nelle sue notti morbose
di far del vino un drappo sepolcrale?
Mai, né l’estate né l’inverno, questa
schiera di crapuloni invulnerabili,
macchine di metallo, hanno gustato
il vero amore, coi suoi neri incanti,
l’infernale corteo delle inquietudini,
i suoi filtri attoscati, le sue lacrime,
i suoi rumori di catene e d’ossa!
*
Eccomi solo e libero! Stasera
sarò sbronzo del tutto; e allora, senza
paura né rimorso, sulla terra
mi stenderò a dormire come un cane.
Il carro dalle enormi ruote, carico
di fanghiglia e di pietre, il furibondo
treno schiaccino pure la mia testa
colpevole o mi taglino per mezzo:
me ne infischio di Dio come del Diavolo,
e così pure della Sacra Mensa

Tratto da “I FIORI DE MALE”
Universale Economica Feltrinelli
Febbraio 1977

Charles Baudelaire – Il Vino del solitario

Charles Baudelaire

Il Vino del solitario

Lo strano sguardo d’una donna bella
che scivola leggiero su di noi
come il candido raggio che la luna
sospinge all’acqua tremula del lago
quando la sua beltà vi bagna, molle;
e l’ultimo sacchetto di monete
in mano al giocatore; della magra
Adelina un audace bacio; i suoni
d’una snervante musica, lusinga,
come il grido lontano dell’umano
dolore; non eguagliano in potenza
i balsami sottili che pel cuore
assetato d’un pio poeta serba,
o bottiglia profonda, la tua pancia
feconda. Tu gli versi la speranza,
la gioventù e la vita; e, in più, l’orgoglio,
questo tesoro dei mendichi, il quale
trionfanti ci fa, pari agli Dei!

Tratto da “I FIORI DE MALE”
Universale Economica Feltrinelli
Febbraio 1977

Charles Baudelaire – Il Vino dei cenciaioli

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Charles Baudelaire
Il Vino dei cenciaioli

Spesso al chiarore rosso di un lampione
cui corre il vento, e sbatte sulla fiamma
tormentandone i vetri, in mezzo a un vecchio
quartiere, labirinto ove nel fango
l’umanità in fermenti tempestosi
brulica, puoi vedere un cenciaiolo
venirti incontro dondolando il capo,
incespicando e urtando contro i muri
come un poeta e, senza preoccuparsi
degli spioni, suoi soggetti, espandere
in progetti gloriosi tutto il cuore.
Egli pronuncia giuramenti, detta
sublimi leggi, getta giù perversi,
risolleva le vittime e si inebria
degli splendori della sua virtù,
sotto un cielo che sta sospeso come
un baldacchino. Si, questi individui
tribolati da pene familiari,
affranti dal lavoro e tormentati
dall’età, con le reni rotte, curvi
sotto una massa di detriti, vomito
confuso della gran Parigi, tornano
profumati d’odor di bótte; e, dietro,
i compagni, canuti per le troppe
battaglie, i cui baffi come vecchie
bandiere, ondeggiano. I vessilli, i fiori,
e gli archi trionfali avanti a loro
s’innalzano, magia solenne! Mentre
nell’orgia luminosa ed assordante
delle trombe, del sole, delle grida,
del tamburo, essi portano la gloria,
a un popolo ebbro d’amore. Così
Pàttolo luccicante, il vino porta
l’oro, in mezzo alla vana Umanità;
attraverso la gola umana canta
le sue gesta e governa coi suoi doni
come fanno i re veri. Ad affogare
il rancore, a cullare l’indolenza
di tutti questi vecchi maledetti
che muoiono in silenzio, Iddio, afferrato
dal rimorso, creato aveva il sonno;
l’Uomo il Vino vi uni, figlio del Sole.

Tratto da “I FIORI DE MALE”
Universale Economica Feltrinelli
Febbraio 1977

Piero Ciampi, – Il vino

Piero Ciampi,
Il vino

 

Com’è bello il vino
sono dentro a un fosso.
E in mezzo all’acqua sporca
godo queste stelle,
questa vita è corta,
è scritto sulla pelle.

Ma com’è bello il vino
bianco bianco bianco,
rosso è il mattino,
sento male a un fianco.
Dopo sera,
fuggi tra le dita,
spera, Mira, spera.