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David Maria Turoldo – Vivi di noi.

David Maria Turoldo
Vivi di noi.

Sei
La verità che non ragiona.
Un Dio che pena
Nel cuore dell’uomo.
Da “Udii una voce”
Non per me il pulito verso.

Uno scabro sasso la parola
nelle mie mani.
Intanto che gli effetti dissepolti
marciscono come foglie staccate
dalla pianta..

Questi i miei giorni vuoti di pudore,
i miei canti senza note
la verità senza amore.

Parole, inerti macerie,
brandelli d’esistenze
isamorate, panorama
del mio paese
ove neppure il gesto
sacrificale più rompe
la immota somiglianza dei giorni,
né le vesti sante coprono
la nudità degli istinti.

E i poeti non hanno più canti
Non un messaggio di gioia,
nessuno una speranza.

Da “Gli occhi miei lo vedranno”

David Maria Turoldo – Mia Apocalisse

David Maria Turoldo
Mia Apocalisse

Tempo verrà

Tempo verrà che non avrete un metro
di spazio per ciascuno:
lo spazio di un metro
che sia per voi. Tutti
vi dovrete rannicchiare:
nemmeno coricati!
Se pure non sarete
accatastati uno sull’altro.
Allora uno resterà soffocato
dal ribrezzo dell’altro.

Non avrà spazio
neppure il pensiero
e tutto sarà nel Panottico:

pupilla di un
Polifemo
fissa al centro del cielo:

non ci sarà un solo angolo,
un remoto angolo
per il più segreto
dei pensieri.

Il cuore sarà cavo
come il buco nero
in mezzo alle galassie.

La mente di tutti
una lavagna nera…

Un groviglio di fili
senza corrente
i sentimenti
a terra.

David Maria Turoldo – Itinerari

 

David Maria Turoldo

 

Itinerari

 

Liberata l’anima ritorna
agli angoli delle strade
oggi percorse, a ritrovare i brani.
Lì un gomitolo d’uomo
posato sulle grucce,
e là una donna offriva al suo nato
il petto senza latte.

 

Nella soffitta d’albergo
una creatura indecifrabile:
dal buio occhi uguali
al cerchio fosforescente d’una sveglia
a segnare ore immobili.
E io a domandare alle pietre agli astri
al silenzio: chi ha veduto Cristo?

David Maria Turoldo – Mia Apocalisse

David Maria Turoldo

Mia Apocalisse

Tempo verrà


Tempo verrà che non avrete un metro

di spazio per ciascuno:

lo spazio di un metro

che sia per voi. Tutti

vi dovrete rannicchiare:

nemmeno coricati!

Se pure non sarete

accatastati uno sull’altro.

Allora uno resterà soffocato

dal ribrezzo dell’altro.


Non avrà spazio

neppure il pensiero

e tutto sarà nel Panottico:


pupilla di un

Polifemo

fissa al centro del cielo:


non ci sarà un solo angolo,

un remoto angolo

per il più segreto

dei pensieri.


Il cuore sarà cavo

come il buco nero

in mezzo alle galassie.


La mente di tutti

una lavagna nera…

Un groviglio di fili

senza corrente

i sentimenti

a terra.

David Maria Turoldo – Povera che dorme entro giornali

David Maria Turoldo

POVERA CHE DORME ENTRO I GIORNALI

C’è una povera in via Ciovasso
che non può più camminare,
e dorme entro i giornali
nessuno di quelli che stanno
di sopra
ha tempo di scendere e salutare.

Per lei è di troppo
un po’ di scatole per guanciale
e stare
nel cuore di Milano.

David Maria Turoldo – Io non ho le mani

David Maria Turoldo

IO NON HO MANI

Io non ho mani
che mi accarezzino il volto,
(duro è l’ufficio
di queste parole
che non conoscono amori)
non so le dolcezze
dei vostri abbandoni:
ho dovuto essere
custode
della vostra solitudine:
sono
salvatore
di ore perdute.

David Maria Turoldo – Memoria

David Maria Turoldo

MEMORIA

È la memoria una distesa
di campi assopiti
e i ricordi in essa
chiomati di nebbia e di sole.
Respira
una pianura
rotta solo
dagli eguali ciuffi di sterpi:
in essa
unico albero verde
la mia serenità.

David Maria Turoldo – Ma tu sempre

David Maria Turoldo
Ma tu sempre
Tu sempre m’intendi

pur se mormoro o grido:
tu l’Ineffabile
perfino Tenebra luminosa!…
Così varcherò l’ultima soglia
l’anima danzando…

Salmo 8
Come splende, Signore Dio nostro

il tuo nome su tutta la terra.
Lasciami anche dalla tomba un pertugio,
che io possa ancora vedere
il sole che sorge
una nuvola d’oro,
Espero che riluce la sera
in un limpido cielo.
E mai abbia fine questa Coscienza
cge i cieli immensi comprende
e più riflesso di te
che lo orni di divino splendore;
senza, non c’è voce che ti canti.

Preghiera
Svegliati, mia arpa,

che voglio destare l’aurora:
cantare i silenzi dell’alba
chiamare le genti sulle porte,
e salutare il giorno:
e dare speranza agli umili
e dire insieme la preghiera
del pane che basti per oggi:
allora anche i poveri ne avranno d’avanzo.
Amen.

Davide Maria Turoldo – Da "Ritorniamo ai giorni del rischio", 1985

Davide Maria Turoldo

Da "Ritorniamo ai giorni del rischio", 1985
Siamo composti con brani di morti
uguali a città
rifatte da macerie di secoli.
*
Allora al comune bivacco eravamo
tutti disperati e volevamo
morire per sentirci più vivi.
*
Non questo certo era l’augurio!
La nuova parola è stata uccisa
Dal piombo sulle bocche squarciate.
*
Una mediazione invocavano morendo
tra l’avvenimento grande e la sorte di ognuno,
l’avvento attendevano dell’uomo umile.
*
Ma noi rimpiangemmo le vecchie catene
come il popolo ambiva nel deserto
l’ossequio al re per le sicure ghiande:
*
non vogliamo il rischio di essere liberi,
il peso di dover decidere da noi
e l’amore di farci poveri.
*
Da sotterra urlano i morti
e per le strade vanno
come nell’ora dell’agonia di Cristo.
*
Per le strade vagano i fratelli
senza casa, liberi
d’ogni ragione d’essere morti.
*
La notte è simile al giorno
Il bene al male s’eguaglia,
spoglio quale una pianura d’inverno.
*
Era aperta solo al tuo occhio
quella Notte oscura:
e dunque perché non li uccidesti
avanti che uccidessero?
*
I grandi deliravano
In parate e uniformi
E noi non capivamo.
*
Aquile e svàstiche
e canti di morte
salmi e canti e benedizioni
di reggimenti col teschio
sui berretti neri
sulle camice nere
sui gagliardetti neri..
*
E discorsi fin o all’urlo
accanito delle folle d’Europa,
della saggia e civilissima
e cristiana Europa.
*
Così abbiamo tutti cantato
almeno una volta
i canti della morte.
*
L’inizio è sempre uguale:
"Nostra è la Ragione"! E poi,
l’esaltazione degli eroi.
*
Poi le medaglie
e le corone e i monumenti
e i momenti del silenzio
all’Altare della Patria.
*
Dio, cosa costano gli eroi!

Davide Maria Turoldo – E non chiedere nulla

Davide Maria Turoldo
E non chiedere nulla
Ora invece la terra
si fa sempre più orrenda:
*
il tempo è malato
i fanciulli non giocano più
le ragazze non hanno
più occhi
che splendono a sera.
*
E anche gli amori
non si cantano più,
le speranze non hanno più voce,
i morti doppiamente morti
al freddo di queste liturgie:
*
ognuno torna alla sua casa
sempre più solo.
*
Tempo è di tornare poveri
per ritrovare il sapore del pane,
per reggere alla luce del sole
per varcare sereni la notte
e cantare la sete della cerva.
E la gente, l’umile gente
abbia ancora chi l’ascolta,
e trovino udienza le preghiere.
*
E non chiedere nulla.