Archivi tag: sono

Josif Brodskij – Sono nato…

Josif Brodskij
Sono nato…

Sono nato e cresciuto nelle paludi baltiche, dove
onde grigie di zinco vengono a due a due;
di qui tutte le rime, di qui la voce pallida
che fra queste si arriccia, come il capello umido;
se mai s’arriccia. Anche puntando il gomito, la conchiglia
dell’orecchio non distingue in esse nessun ruglio,
ma battiti di tele, di persiane, di mani,
bollitori su fornelli, al massimo strida di gabbiani.
In questi piatti paesi quello che difende
dal falso il cuore è che in nessun luogo ci si può celare e si vede
più lontano. Soltanto per il suono è ostacolo:
l’occhio non si lamenta per l’assenza di eco.

Louis Aragon – Arrivo dove sono straniero

Louis Aragon
Arrivo dove sono straniero
Nulla è precario come vivere

Nulla è effimero come esistere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
Come per il vento essere leggero
Io arrivo dove sono straniero

Un giorno tu passi la frontiera

Ma da dove vieni, o dove vai dunque
Domani che importa e che importa ieri
Il cuore cambia con il cardo
Tutto è senza rima né perdono

Passa il dito sulla tua tempia

Tocca l’infanzia dei tuoi occhi
E’ meglio lasciare basse le lampade
La notte ci piace assai più
E’ il lungo giorno che diventa vecchio

Gli alberi sono belli in autunno

Ma il bambino che cosa è diventato
Io mi riguardo e mi stupisco
Di questo viaggiatore sconosciuto
Del suo viso e dei suoi piedi nudi

Poco a poco tu ti fai silenzio

Ma non così in fretta tuttavia
Per non sentire la tua dissonanza
E per non sentire cadere sul te stesso
di una volta il colpo del tempo

E’ duro invecchiare al termine del conto

La sabbia ci scappa tra le dita
E’ come un’acqua fredda che sale
E’ come una vergogna che cresce
Una pelle che grida? Mi sbatti?

E’ duro essere un uomo una cosa

E’ duro rinunciare a tutto
Le senti le metamorfosi
Che accadono dentro di noi
Come piegano lentamente le nostre ginocchia

O mare amaro o mare profondo

Qual è l’ora delle tue maree
Quanti anni occorrono all’uomo
quanti secondi per abiurare l’uomo
perché perché queste sgomitate

Nulla è precario come vivere

Niente è effimero come essere
E’ un po’ come lo squagliarsi della brina
E per il vento esser leggero
Giungo dove sono straniero.

Ibrahim Ahmad – [Sono un Pesh merga]

Ibrahim Ahmad
[Sono un Pesh merga]

(Inno della resistenza)
Sono un Pesh merga del Kurdistan
pronto, nel cuore dei miei campi
Con la mente, con i beni, con la vita
difenderò la mia terra.
*
Non alzerò le mani.
Non getterò le armi.
Vincerò o morirò.
*
Non voglio vivere da servo
pieno di vergogna e di rabbia.
Salverò il mio paese, il mio popolo,
con la vita pagherò la libertà.
*
Non alzerò le mani
non getterò le armi
vincerò o morirò.
*
Giuro su questo Kurdistan dai mille colori
su questa terra che è il mio paradiso
su questi Kurdi che affrontano
morte, massacri, carcere
*
non alzerò le mani
non getterò le armi
vincerò o morirò.
secolo XX

Pesh merga: lett., Di fronte alla morte». I partigiani kurdi.

Hemin – Sono kurdo

Hemin

Sono kurdo

Sfido povertà, privazioni, sofferenza.
Resisto con forza a tempi d’oppressione.
Ho coraggio.
Non amo occhi d’angelo,
carni bianche come marmo.
Amo le rocce, i monti, le vette
perse tra le nubi.
Sfido sventura, miseria, solitudine
e mai sarò servo del nemico
mai gli darò tregua!
Sfido bastoni, catene, torture.
E anche se il mio corpo è fatto a pezzi
con tutte le mie forze griderò:
io sono kurdo.

Aldo Palazzeschi – Chi sono?

Aldo Palazzeschi
Chi sono?
Chi sono?

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
«follìa».
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non à che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
«malinconia».
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
«nostalgia».
Son dunque… che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.