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1404 – 1449 Sonetto Di Betto Busini – Per la morte del BURCHIELLO.

1404 – 1449
Sonetto Di Betto Busini
Per la morte del BURCHIELLO.

Or piangi Marte nella tuo tesalia e pianga
Orfeo e spezi la suo cetra e per dolor
Cupido la Faretra e Venere bella avampi le suo alia.

Perchè glie spento un gran lume in italia
che adolcea co versi un cor di pietra or morte
vol nella suo tomba tetra succhiaarsi il lacte di si dolci balia

Pianga Minerva e collei piangha Apollo pianghi
lamate donne e giovinetti piangnia Ulgano,
e piangnia Mungibello

Pianga la terra e die per doglia un crollo
le piante e gli animali, e gli ugellecti
pianghin la morte del nostro Burchiello.
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Francesco Berni – Sonetto del Baccigliero

 

  Francesco Berni

Sonetto del bacciliero

Piangete, destri, il caso orrendo e fiero’,

piangete, cantarelli, e voi, pitali,

né tenghin gli occhi asciutti gli orinali,
ché rotto è ‘1 pentolin del baccilier

dimostra apertamente il vero

di giorno in giorno a gli occhi de’ mortali,

che por nostra speranza in cose frali
troppo nasconde el diritto sentiero.

Ecco, chi vide mai tal pentolino?

Destro, galante, leggiadretto e snello:

natura il sa, che n’ha perduta l’arte;

sallo la sera ancor, sallo il mattino,

che ‘1 vedevon tal or portar in parte
ove usa ogni famoso cantarello.

Francesco Tedaldi – El mal che da fortuna si distilla


Francesco Tedaldi
I



El mal, che da Fortuna si distilla
per oggetto conforme di sue rote,
quando più presto l’arco li percuote,
di subito fa rompere o aprilla.
E se superfluo amor non la distilla,
tutte ragion allor li son remote,
esse non son però del tutto note
perché gran foco fa poca favilla.
Né ci dobbian però forte amirare,
veggendo che nel ciel già non consiste
la forza, donde fa l’opera degna.
Ma quel che più ne sa può operare
per le ragion che son di virtù miste,
la qual fa vita d’ogni laude pregna.

Francesco Berni – Sonetto di Papa Clemente [VII]

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Francesco Berni

 Sonetto di Papa Clemente [VII]

[contro l’accordo]

 

[Roma, 1527]

 

Può far il ciel però, papa Clemente,
ciò è papa castron, papa balordo,
che tu sie diventato cieco e sordo,
et abbi persi tutti i sentimenti?
Non vedi tu, non odi o non senti
che costor voglion teco far l’accordo
per ischiacciarte il capo come al tordo,
co i lor prefati antichi trattamenti?
Egli è universale oppenione
che sotto queste carezze et amori

 ei ti daran la pace di Marcone’.

Ma so ben io, gli Iacopi e’ Vettori,
Filippo, Baccio, Zanobi e Simone,
e’ compagni di corte e cimatori’,
vogliono e lor lavori
poter mandare alle fiere e a’ mercati,
e non fanno per lor questi soldati.
Voi, domini imbarcati’,
Renzo, Andrea d’Oria e Conte di Gaiazzo’,
vi menarete tutti quanti il cazzo
il papa andrà a solazzo
il sabbato alla vigna o a Belvedere,
e sguazzarà che sarà un piacere.
Voi starete a vedere;
che è e che non è, una mattina
ci sarà fatto a tutti una schiavina

Francesco Berni – Sonetto al signor D’Arimini

 

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Francesco Berni

 

Sonetto al signor D’Arimini

 

 

[contro Sigismondo Malatesta]

 

[1527)

 Empio signor’, che della robba altrui

lieto ti vai godendo e del sudore,
venir ti possa un cancaro nel cuore,
che ti porti di peso a i regni bui.
E venir possa un cancaro a colui
che di quella città ti fé signore;
e se gli è altri che ti dia favore,
possa venir un cancaro anche a lui.,
Ch’io ho voglia de dir, se fusse Cristo
che consentisse a tanta villania,
non potrebb’esser che non fusse un tristo.
Or tiènla, col malan che Dio te dia,
quella, e ciò che tu hai di mal acquisto:
che un di mi renderai la robba mia.
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Francesco Berni – Sonetto

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Francesco Berni
Sonetto

A Papa Chimente [VII Malato]

[Febbraio-marzo 15291

Fate a modo de un vostro servidore,
el qual vi dà consigli sani e veri:
non vi lassate metter più cristieri,
che, per Dio, vi faranno poco onore.
Padre santo, io vel dico mo’ de cuore:
costor son macellari e mulattieri,
e vi tengon nel letto volentieri,
perché si dica: « Il papa ha male, e’ more ».
E che son forte dotti in Galieno
per avervi tenuto all’ospitale,
senza esser morto, un mese e mezzo almeno.
E fanno mercanzia del vostro male:
han sempre il petto di polizze pieno,
scritte a questo e a quell’altro cardinale.
Pigliate un orinale,
e date lor con esso nel mostaccio:
levate noi di noia, e voi d’impaccio.

Francesco Berni – Sonetto delle puttane

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Francesco Berni

Sonetto delle puttane
[1518?]

Un dirmi ch’io gli presti e ch’io gli dia
or la veste, or l’anello, or la catena,
e, per averla conosciuta a pena,
volermi tutta tór la robba mia;
un voler ch’io gli facci compagnia,
che nell’inferno non è maggior pena,
un dargli desinar, albergo e cena,
come se l’uom facesse l’osteria;
un sospetto crudel del mal franzese,
un tór danari o drappi ad interesso,
per darli, verbigrazia, un tanto al mese;
un dirmi ch’io vi torno troppo spesso;
un’eccellenza del signor marchese,
eterno onor del puttanesco sesso;
un morbo, un puzzo, un cesso,
un toglier a pigion ogni palazzo,
son le cagioni ch’io mi meni il cazzo.

Note

Nato a Lamporecchio, in Val di Nievole, da famiglia fiorentina nel 1497 o 1498, il Berni trascorse a Firenze la prima giovinezza, sino ai vent’anni. Fu poi a Roma presso il Cardinale Bernardo Dovizzi da Bibbiena, suo parente un po’ alla lontana, e presso il nipote di lui