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Mahmud Darwish – Sedile di treno

Mahmud Darwish
Sedile di treno

Non abbiamo fazzoletti, amori dell’ultimo
secondo, luci della stazione, una rosa lusinga
il cuore in cerca di un soprabito di nostalgia.
Le lacrime ingannano la banchina, non abbiamo leggende.
Da qui sono partiti, laggiù saremo felici al nostro arrivo?
Non abbiamo gigli per baciare i binari del treno.
Viaggiamo in cerca del nulla perché non amiamo i treni se le
stazioni sono nuovi esili.
Non abbiamo lampade per vedere il nostro amore in piedi
ad aspettare il fumo.
Un treno rapido che recide i laghi.
In ogni tasca chiavi di casa e una foto di famiglia.
Tutti i passeggeri tornano in famiglia, noi, invece,
mai torne­remo a casa.
Viaggiamo in cerca del nulla per conquistare l’onestà
delle farfalle.
Non abbiamo finestre, ci salutano in ogni lingua.
Pare che la terra fosse più visibile quando montavamo
anti­chi destrieri?
Dove sono i cavalli, le vergini dei poemi?
Dove sono i canti della natura che erano in noi?
Sono lontano dalla mia distanza. Quanto è lontano l’amore!
Le fanciulle ci catturano leste come ladri di beni.
Abbandoniamo gli indirizzi ai vetri dei treni;
noi, che amiamo per dieci minuti,
non possiamo tornare in nessuna casa, dove eravamo,
non ci è dato superare due volte l’eco.