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Badr Shakir al-Sayyab – Il libro di Giobbe (1)

Badr Shakir al-Sayyab

Il libro di Giobbe (1)

Lode a te
non importa quanto tempo il calvario
o come schiacciante il dolore
Lode a te
Calamità sono regali
Catastrofi sono ma la generosità
Forse non mi dai questo buio
e mi avete dato questo crepuscolo?
Sarebbe terra lodare gocce di pioggia
ma tutte le furie se le nuvole non la trovano?
Per mesi queste ferite
coltello i fianchi
La malattia non si ferma al mattino
Né la notte non cancella i suoi dolori con la morte
Ma quando piange lavoro, grida:
"Lode a te
calamità sono gocce di rugiada
e le ferite sono doni del amante
fasci Ho premere per mio seno
I suoi doni sono presentate nel mio cuore
Non hanno mai scompaiono
I vostri doni sono i benvenuti
Portali!
Traggo le mie ferite
gridare a coloro che ritornano:
"Guardate su e mi invidia
Questi sono i doni di mio amante
Se il fuoco tocca la fronte
Io lo prendo come fiamme di un bacio da te
Insonnia è impressionante
Ho Pastore tuo cielo con i miei occhi
finché le stelle scompaiono
e il tuo fulmine tocca la mia finestra
Notte è impressionante:
L’eco del grido di una civetta
clacson lontani
Il pianto dei malati
Una madre ripetendo
miti suoi antenati ad un neonato
Le macchie di notti insonni
Nuvole nascondono il volto del cielo
Rivela sotto la luna
Se Giobbe grida, la sua chiamata è:
"Lode a te che getta un sacco
e decreti di guarigione in seguito. "

Badr Shakir al Sayyab – La Canzone della Pioggia

Badr Shakir al Sayyab

La Canzone della Pioggia

I tuoi occhi sono due foreste di palme nell’aurora

o due balconi da dove scende la luce delle lune.

Quando sorridono, i tuoi occhi, la vite stende le sue foglie

e le luci danzano… come lune in un fiume

increspato dalla lama di un remo al prorompere del giorno;
come se le stelle pulsassero nelle loro profondità. . .
E affogano in una nebbia di dolore traslucido;
come il mare accarezzato dalla mano del crepuscolo;
ha dentro il calore dell’inverno, il brivido d’autunno,
e la morte e la nascita, il buio e la luce;
un singhiozzare divampa nella mia anima
e una selvaggia esaltazione che abbraccia il cielo,
la frenesia di un bambino spaventato dalla luna.
E’ come se archi di nebbia bevessero le nuvole

e goccia dopo goccia si dissolvessero nella pioggia. . .
come se i bambini sghignazzassero tra le pergole della vigna,
la canzone della pioggia
ha increspato il silenzio degli uccelli sugli alberi…

Plic, ploc, la pioggia

plic, ploc, la pioggia.
Ha sbadigliato la sera, dalle nuvole basse

gocce pesanti sgorgano ancora

è come se un bambino prima del sonno parlasse senza fine

di sua madre (un anno fa andò a svegliarla,non la trovò),

poi gli fu detto, poiché continuava a chiedere,

"Dopodomani, tornerà di nuovo. . . "

che lei deve ritornare,

eppure i suoi compagni sussurrano che lei è lì

sulla collina, a dormire per sempre la sua morte,

mangiando la terra attorno, bevendo la pioggia;

come se un pescatore infelice che ritira le reti

lanciasse una maledizione alle acque e al fato

diffondendo un canto alla luna che scende,

Plic, ploc, la pioggia.

Plic, ploc, la pioggia.

Sai quanto dolore può ispirare la pioggia?
Sai quanto piangono le grondaie quando piove a dirotto?
Sai quanto si sente perduta una persona da sola nella pioggia?

Infinita, come sangue stillato, come persone affamate, come amore,

come i bambini, come la morte, infinita la pioggia.

Badr Shakir Al Sayyab – Il fiume e la morte

Badr Shakir Al Sayyab
Il fiume e la morte
Buwayb…’
Buwayb…
Le campane di una torre perduta nel lontano fondo marino
l’acqua nelle giare, il tramonto sull’albero
sulle giare gocciolano campanili di pioggia
dai cristalli fusi in un lamento
Buwayb… oh Buwayb!
La notte del mio sangue non è che nostalgia
per te, o Buwayb,
o mio fiume, triste come la pioggia.
Vorrei correre nell’ombra,
le mie mani serrano un anno di desiderio
uno per ogni dito! Sarà il mio dono
di fiori e grano.
Vorrei elevarmi verso la corona delle alture
a sorprendere la luna
virare tra le tue rive, seminare ombre
riempire cesti
di acqua, fiori e pesci.
Vorrei tuffarmi per seguire la luna
e dal fondale ascoltare la ghiaia tintinnare
come il trillo di mille passeri sull’albero.
Sei una foresta di lacrime o un fiume?
I pesci vegliano, si addormenteranno all’alba?
Queste stelle attendono ancora
di nutrire di seta mille aghi?
E tu, o Buwayb?
In te vorrei annegare, raccogliere le perle
per farne una casa,
gocce di luce dalla luna e dagli astri
illuminare l’erba dell’acqua e i rami.
Nel riflusso, ti seguirei sino al mare!
La morte è un mondo estraneo che strega i bambini,
e la sua porta segreta, tu la celio Buwayb! …
‘Fiume che attraversa la città natale del poeta, Jaykùr