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Abdelaziz Al-Maqàleh – Gocce di sangue della montagna

Abdelaziz Al-Maqàleh
(Yemen)
Gocce di sangue della montagna
Viene ogni epoca e nelle sue mani sono gocce di sangue
e nel suo vestito una rosa risplendente
che conservano per il sole la loro passione per il giorno
e concedono i loro colori alle stelle con luce invernale,
bagnano la blusa delle sue tristezze,
si riproducono nelle tenebre del tempo delle macerie,
bagnano i tempi.
*
Gocce di sangue che creano un’epoca
distruggono un’epoca
interrogano errando nei villaggi
ammoniscono i timorati alla ricerca di un martirio.
*
Gocce di sangue,
assediate dalla notte della nostra storia
che ha attraversato i secoli con cavalli di vento
aprendo il balcone e cercando di precedere la morte
facendo tacere il lamento delle finestre
e i gemiti nascosti nelle celle.
*
A chi appartenete?
O gocce di sangue che percorrete la strada per il cimitero
E che conducete al fiume dei trilli di gioia delle donne?
Patria!
Eri tu il martirio,
noi eravamo piccoli nelle tue mani
giocavamo col volto della sabbia
bruciavamo i tuoi vecchi muri
e quando abbiamo sentito l’appello delle montagne,
abbiamo risposto
perché ci hai insegnato ad essere
hai insegnato ai nostri alberi ad essere
alloro ci sono
c’era il martirio
e c’era la pioggia…

Charles Baudelaire – La Fontana di sangue

Charles Baudelaire

La Fontana di sangue

Mi sembra a volte che il mio sangue scorra
a torrenti, come una fonte scossa
da ritmici singhiozzi. Con un lungo
murmure colar via lo sento, e invano
mi palpo per trovare la ferita.
E via scorre attraverso la città,
come in un campo chiuso, trasformando
selciati in isolotti, dissetando
ognuno, e colorando la natura
di rosso. Molte volte ho domandato
a vini capziosi di assopire
per un giorno il terrore che mi strugge:
il vino fa più limpida la vista,
l’orecchio più sensibile! Ho cercato
nell’amore il gran sonno dell’oblio.
Ma l’amore per me non è nient’altro
che un materasso d’aghi al fine
di dar da bere a crudeli puttane i

Roberto Roversi – Una scia di sangue lunga vent’anni

Roberto Roversi

Una scia di sangue lunga vent’anni

 

la mafia è una pantera
agile feroce dalla memoria di elefante
un nemico sempre in attesa pronto a colpire
è il CORVO la TALPA ma non è il FALCONE
il falcone s’alza nel cielo guarda vuole colpire punire
Cosa Nostra delinque senza soste
mentre noi litighiamo litighiamo litighiamo e
stiamo perdendo un’occasione storica
per mettere in piedi una struttura vera.
Non credo che sarò io il superprocuratore
ma non m’importa
perché è l’unica arma con la quale si può cercare
di bloccare l’avanzata di mafia l’avanzata bloccare.
Senza coordinamento la guerra
si può considerare perduta senz’appello.
Lui non ha smarrito l’amara ironia la cadenza
ma ha messo da parte il linguaggio burocratico
e i grandi silenzi che
hanno scandito
la sua attività come perno del pool.
La mafia non è un frutto malato
il frutto malato di una società sana
è una realtà autonoma con leggi severe create
al proprio interno dotate di una struttura di vertice
una piramide fitta unita mattoni compatti infiniti
Cosa Nostra si fonda sull’assenza dello Stato in Sicilia
è come una chiesa
ha un ordinamento paragonabile a quello ecclesiale
come la Chiesa sa rinnovarsi senza rinunciare
alle proprie fondamenta – e non è un caso
che il capo della Cupola Michele Greco
sia stato soprannominato il Papa.
La camorra invece polverizzata in decine e decine di clan
non si oppone ma vive
dei buchi neri del Palazzo.
Cosa Nostra e Camorra hanno comunque una base comune
sono ancorate alla sub-cultura mafiosa
del Mezzogiorno
all’omertà che si è trasformata in memoria storica
di uno Stato che non ti garantisce
che non garantisce più niente.
Sono organizzazioni che rispecchiano e travisano
valori tipici delle popolazioni meridionali
valori in sé non censurabili
la famiglia, l’amicizia, il coraggio, la lealtà
tutti presupposti di mafia e camorra
non sono caratteristiche disprezzabili in assoluto.
Diventano valori strumentali e loschi scopi in camorra
e in mafia caricandosi di sentimenti assolutamente
deprecabili.
Cosa Nostra è autonoma rispetto alla politica. Il rapporto
è alla pari.
In parecchie occasioni addirittura di superiorità
del boss sul colletto bianco.
Mentre la camorra è abilissima a infiltrarsi
nelle pubbliche istituzioni
ma vive ancora un rapporto subalterno
con il politico.
Cosa Nostra è una pantera, immagine della potenza
della ferocia
la camorra è una volpe senza grandissima forza
ma intelligente astuta spietata al momento opportuno.
Fanno paura mafia e camorra
è il momento di muoversi
di accantonare simpatie antipatie
è il momento della Superprocura
perché la pantera è vigile e
non dimentica mai.

Etel Adnan – Piovve Sangue

Etel Adnan
Piovve Sangue

Piovve sangue. Città sante sprofondarono.
Nessuno guardò i fuochi.
La nostra immaginazione sopravvisse all’assalto;
perché si inflisse tale terrore non possiamo capire.

Lì è il terrore, incessante, il vento soffiante, il sole
orbitante. Dove sarebbe se non tra noi?

Dov’è il mio amore per te, si cela vegliandoti nel sonno,
pettinandoti il corpo di domande,
preparandosi per uno sposalizio?
Invia per caso avvisi di un disastro?
Persiste la specie umana nel suo divenire?

Etel Adnan – Piovve sangue

Etel Adnan

Piovve sangue. Città sante sprofondarono.

Nessuno guardò i fuochi.

La nostra immaginazione sopravvisse all’assalto;

perché si inflisse tale terrore non possiamo capire.

Lì è il terrore, incessante, il vento soffiante, il sole

orbitante. Dove sarebbe se non tra noi?

Dov’è il mio amore per te, si cela vegliandoti nel sonno,

pettinandoti il corpo di domande,

preparandosi per uno sposalizio?

Invia per caso avvisi di un disastro?

Persiste la specie umana nel suo divenire?

Abdelaziz Al-Maqàleh (Yemen) Gocce di sangue della montagna

Abdelaziz Al-Maqàleh
(Yemen)
Gocce di sangue della montagna
Viene ogni epoca e nelle sue mani sono gocce di sangue
e nel suo vestito una rosa risplendente
che conservano per il sole la loro passione per il giorno
e concedono i loro colori alle stelle con luce invernale,
bagnano la blusa delle sue tristezze,
si riproducono nelle tenebre del tempo delle macerie,
bagnano i tempi.
*
Gocce di sangue che creano un’epoca
distruggono un’epoca
interrogano errando nei villaggi
ammoniscono i timorati alla ricerca di un martirio.
*
Gocce di sangue,
assediate dalla notte della nostra storia
che ha attraversato i secoli con cavalli di vento
aprendo il balcone e cercando di precedere la morte
facendo tacere il lamento delle finestre
e i gemiti nascosti nelle celle.
*
A chi appartenete?
O gocce di sangue che percorrete la strada per il cimitero
E che conducete al fiume dei trilli di gioia delle donne?
Patria!
Eri tu il martirio,
noi eravamo piccoli nelle tue mani
giocavamo col volto della sabbia
bruciavamo i tuoi vecchi muri
e quando abbiamo sentito l’appello delle montagne,
abbiamo risposto
perché ci hai insegnato ad essere
hai insegnato ai nostri alberi ad essere
alloro ci sono
c’era il martirio
e c’era la pioggia…

Federico García Lorca . Lamento per Ignacio Sánchez Mejías – 2 Il sangue versato

Federico García Lorca

.

Lamento per Ignacio Sánchez Mejías

2

Il sangue versato

Non voglio vederlo!

Di’ alla luna che venga,

ch’io non voglio vedere il sangue

d’Ignazio sopra l’arena.

Non voglio vederlo!

La luna spalancata.

Cavallo di quiete nubi,

e l’arena grigia del sonno

con salici sullo steccato.

Non voglio vederlo!

Il mio ricordo si brucia.

Ditelo ai gelsomini

con il loro piccolo bianco!

Non voglio vederlo!

La vacca del vecchio mondo

passava la sua triste lingua

sopra un muso di sangue

sparso sopra l’arena,

e i tori di Guisando,

quasi morte e quasi pietra,

muggirono come due secoli

stanchi di batter la terra.

No.

Non voglio vederlo!

Sui gradini salì Ignazio

con tutta la sua morte addosso.

Cercava l’alba,

ma l’alba non era.

Cerca il suo dritto profilo,

e il sogno lo disorienta.

Cercava il suo bel corpo

e trovò il suo sangue aperto.

Non ditemi di vederlo!

Non voglio sentir lo zampillo

ogni volta con meno forza:

questo getto che illumina

le gradinate e si rovescia

sopra il velluto e il cuoio

della folla assetata.

Chi mi grida d’affacciarmi?

Non ditemi di vederlo!

Non si chiusero i suoi occhi

quando vide le corna vicino,

ma le madri terribili

alzarono la testa.

E dagli allevamenti

venne un vento di voci segrete

che gridavano ai tori celesti,

mandriani di pallida nebbia.

Non ci fu principe di Siviglia

da poterglisi paragonare,

né spada come la sua spada

né cuore così vero.

Come un fiume di leoni

la sua forza meravigliosa,

e come un torso di marmo

la sua armoniosa prudenza.

Aria di Roma andalusa

gli profumava la testa

dove il suo riso era un nardo

di sale e d’intelligenza.

Che gran torero nell’arena!

Che buon montanaro sulle montagne!

Così delicato con le spighe!

Così duro con gli speroni!

Così tenero con la rugiada!

Così abbagliante nella fiera!

Così tremendo con le ultime

banderillas di tenebra!

Ma ormai dorme senza fine.

Ormai i muschi e le erbe

aprono con dita sicure

il fiore del suo teschio.

E già viene cantando il suo sangue:

cantando per maremme e praterie,

sdrucciolando sulle corna intirizzite,

vacillando senz’anima nella nebbia,

inciampando in mille zoccoli

come una lunga, scura, triste lingua,

per formare una pozza d’agonia

vicino al Guadalquivir delle stelle.

Oh, bianco muro di Spagna!

Oh, nero toro di pena!

Oh, sangue forte d’Ignazio!

Oh, usignolo delle sue vene!

No.

Non voglio vederlo!

Non v’è calice che lo contenga,

non rondini che se lo bevano,

non v’è brina di luce che lo ghiacci,

né canto né diluvio di gigli,

non v’è cristallo che lo copra d’argento.

No.

Io non voglio vederlo!!