Archivi tag: prigioniero

Adonis (Siria) – Stupore prigioniero

Adonis
(Siria)
STUPORE PRIGIONIERO

Vado via, rifugiandomi nell’ombra,
tra gemme ed erbe, costruisco un’isola,
collego i rami con i rivi
e quando i porti si perdono e le linee si oscurano
indosso lo stupore prigioniero
nelle ali della farfalla
dietro la cittadella delle spighe
e la luce nella zona della fragilità.
Annunci

Mongane Wally Serate – Il prigioniero politico

Mongane Wally Serate Il prigioniero politico
Avevo voglia di parlare
e dire con parole così numerose quanto granelli di sabbia,
L’altro lato della fortezza di pietra.
*
Avevo trovato una vedova che viaggiava
passando oltre i prigionieri con della legna da ardere
Questa è la donna che mi ha impedito di dormire
Che mi aveva colmato di sogni.
*
Il sogno è sempre lo stesso;
Gira su un ancora sin a quando trova un posto dove fissarsi:
tesse la sua rete di ragno con le ore.
*
Un bel giorno qualcuno arriva ed apre il portone
Il sole fa esplodere il suo fuoco
Disseminando le sue fiamme sulla terra,
toccando la sorgente dell’umanità.
*
Dietro di noi, vi sono montagne
Dove la vedova è abbandonata.
Lì ella rimane incapace di partorire

Claudio Lolli – Prigioniero politico

Claudio Lolli
Prigioniero politico

Non discutere più di niente
E i biglietti sono già pagati
E le valigie chiuse da qualche parte
Con quegli stracci dimenticati
Con quella vita da dimenticare
Persa nel sole di quel povero mare
E pensare che ci avevo creduto
Io il solo che parla in un film muto
Meno importa se è un gioco di carte
Oppure racconto fantascientifico
Ma in questo mondo io sono un prigioniero politico
E pensa alle strade, risonanze gli autobus fermi il futuro meccanico
Pensaci nuda quando piangevi solo davanti a un mio ciao malinconico
E pensaci insieme nel caldo del tempo
Stretti negli occhi e risate magnifiche
Pensaci li tra la Russia e l’America
La gioventù che pescava i suoi numeri
E non importa la luce negli anni
Nella bellezza di un sorriso equivoco
Ma nei tuoi occhi ero un prigioniero politico
*
E poi la storia mangia ossi di seppia
E poi gli. Che recitano nel seminterrato
Ma anche lei ha bisogno di nebbia
E soprattutto di riprendere fiato
E la vecchiaia è una tassa impagabile
E la poesia la accompagna lontano
Poi sorelle camminano sempre
E le sorelle di danno la mano
Ma non è chiaro se verso il futuro o se è il passato che si finge pacifico
Ma a questo punto mi dichiaro un prigioniero politico
Ma un prigioniero di non so che cosa
Certamente di vestiti macchiati
E serenate a qualche bancone
Mandolini non troppo accordati
E Paesaggi vissuti di fretta
Senza coglierne neanche il profilo
Nelle mani non ritrovo più il filo
E te ne vai insieme alla motocicletta
Quello che c’è in vacanza in America sotto un cielo magnifico
Come il tuo amore in cui sono stato un prigioniero politico

Michele Mostabilini – Ave Maria dei Prigioniero

Michele Mostabilini
Ave Maria dei Prigioniero

(Canzoni del Prigioniero dei Lager tedeschi)
I
Ave Maria grazia plena
fa che non suoni la sirena
fa che non vengano gli aeroplani
fammi dormire fino a domani
e se una bomba cade quaggiù
o Santa vergine aiutami tu
fa che io vedi il cielo blù
fa che la dicat non spari più.
II
O Madonnina che tutto vedi
fa che i muri restino in piedi
e se le case debbono crollare
facci la grazia di noi salvare
anche gli Angeli sono tutti soldati
Se l’asino è a Roma
ed il bue a Berlino
come può nascere Gesù Bambino
III
Il papa veglia sospira e prega
i santi tutti di amore accesi
perché tutte le notti vengono gli Inglesi
O mia cara e buona Madonnina
tutte le notti dormo in cantina
O mio caro e Buon Gesù
in tutta la Germania non si dorme più
IV
Per l’insalata ci vuole l’olio
non si può vivere senza Badoglio
Solo ascoltando quel Mussolini
abbiamo perduto tutti i confini
intanto tutti dobbiamo soffrire
o Padre Santo fallo morire
V
Dhe! chiami il Duce con te lassù
Lui se lo merita o Buon Gesù
chiama pur Hitler in compagnia
fammi questa grazia e così sia.

Tratto da
clip_image002

Eugenio Montale – Il sogno del prigioniero

Eugenio Montale
Il sogno del prigioniero
Albe e notti qui variano per pochi segni.
Il zigzag degli storni sui battifredi
nei giorni di battaglia, mie sole ali,
un filo d’aria polare,
l’occhio del capoguardia dello spioncino,
crac di noci schiacciate, un oleoso
sfrigolio dalle cave, girarrosti
veri o supposti – ma la paglia é oro,
la lanterna vinosa é focolare
se dormendo mi credo ai tuoi piedi.
La purga dura da sempre, senza un perché.
Dicono che chi abiura e sottoscrive
puo salvarsi da questo sterminio d’oche ;
che chi obiurga se stesso, ma tradisce
e vende carne d’altri, affera il mestolo
anzi che terminare nel patée
destinato agl’Iddii pestilenziali.
Tardo di mente, piagato
dal pungente giaciglio mi sono fuso
col volo della tarma che la mia suola
sfarina sull’impiantito,
coi kimoni cangianti delle luci
scironate all’aurora dai torrioni,
ho annusato nel vento il bruciaticcio
dei buccellati dai forni,
mi son guardato attorno, ho suscitato
iridi su orizzonti di ragnateli
e petali sui tralicci delle inferriate,
mi sono alzato, sono ricaduto
nel fondo dove il secolo e il minuto –
e i colpi si ripetono ed i passi,
e ancora ignoro se saro al festino
farcitore o farcito. L’attesa é lunga,
il mio sogno di te non e finito.

Argia Sbolenfi (Olindo Guerrini) – Il Lamento del Prigioniero

Argia Sbolenfi
(Olindo Guerrini)

Il Lamento del Prigioniero

Cadea la notte. Già il cancelliere
Avea degli atti chiuso il volume
E il Presidente disse all’usciere:
"Portate il lume!"
*
Non un sussurro s’udia nel Foro,
Nemmeno un lieve ronzar d’insetto,
Quando, calzati gli occhiali d’oro,
Lesse il verdetto,
*
E disse: "Vista la legge, udita
La parte avversa, pesati i danni,
La pena è questa:–Galera in vita
Per quarant’anni".
*
Briscola! Quando mi sentii preso
Così da questa sentenza infame,
Cascai per terra lungo e disteso
Come un salame,
*
E il giorno dopo due immense palle
Recar dovetti per ogni dove,
E mi fu scritto dietro le spalle
"69"
*
Quante ferriate nella finestra!
Quanti bigatti nel mio pan nero!
Quanti fagioli nella minestra
Del prigioniero!
*
Ed il mobilio? Ecco un saccone
Dove gl’insetti tengon cappella
E per … (s’intende) là in quel cantone
C’è la mastella.
*
Sono vestito di panno grosso
Con un stifelius tagliato male,
E la catena che porto addosso
Pesa un quintale.
*
Con una lima, frega e rifrega,
Potrei scappare non osservato …
Ah, se potessi farmi una sega,
Sarei beato!…
O giornalisti, da sera a mane
Vi sia presente questo mio stato.
Un per finire fatto da cane
M’ha rovinato!