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Bertold Brecht – Preghiera dei bambini

Bertold Brecht
Preghiera dei bambini

Le case non devono diventare bracieri.
Non devono esistere i bombardieri.
La notte è fatta per il sonno.
La vita non diventi una condanna.
Le madri non devono piangere.
Nessuno sia costretto a uccidere.
Qualcosa devono costruire tutti.
Allora ci possiamo fidare di tutti. I
giovani raggiungano questo scopo.
I vecchi insieme a loro.
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Erri De Luca – Preghiera laica

Erri De Luca
Preghiera laica
Mare nostro che non sei nei cieli

e abbracci i confini dell’isola e del mondo

sia benedetto il tuo sale

e sia benedetto il tuo fondale

accogli le gremite imbarcazioni

senza una strada sopra le tue onde

pescatori usciti nella notte

le loro reti tra le tue creature

che tornano al mattino

con la pesca dei naufraghi salvati

Mare nostro che non sei nei cieli

all’alba sei colore del frumento

al tramonto dell’uva di vendemmia,

che abbiamo seminato di annegati

più di qualunque età delle tempeste

tu sei più giusto della terra ferma

pure quando sollevi onde a muraglia

poi le riabbassi a tappeto

custodisci le vite, le visite cadute

come foglie sul viale

fai da autunno per loro

da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte

di padre e di madre prima di partire.

Giorgio Caproni – Ultima preghiera

Giorgio Caproni

Ultima preghiera

Anima mia, fa’ in fretta.
Ti presto la bicicletta
ma corri. E con la gente
(ti prego, sii prudente)
non ti fermare a parlare
smettendo di pedalare.

Arriverai a Livorno
vedrai, prima di giorno.
Non ci sarà nessuno
ancora, ma uno
per uno guarda chi esce
da ogni portone, e aspetta
(mentre odora di pesce
e di notte il selciato)
la figurina netta,
nei buio, volta al mercato.

Io so che non potrà tardare
oltre quel primo albeggiare.
Pedala, vola. E bada
(un nulla potrebbe bastare)
di non lasciarti sviare
da un’altra, sulla stessa strada.

Livorno, come aggiorna,
col vento una torma
popola di ragazze
aperte come le sue piazze.
Ragazze grandi e vive
ma, attenta!, così sensitive
di reni (ragazze che hanno,
si dice, una dolcezza
tale nel petto, e tale
energia nella stretta)
che, se dovessi arrivare
col bianco vento che fanno,
so bene che andrebbe a finire
che ti lasceresti rapire.

Mia anima, non aspettare,
no, il loro apparire.
Faresti così fallire
con dolore il mio piano,
e io un’altra volta Annina,
di tutte la più mattutina,
vedrei anche a te sfuggita,
ahimè, come già alla vita.

Ricordati perché ti mando:
altro non ti raccomando.
Ricordati che ti dovrà apparire
prima di giorno, e spia
(giacché, non so più come
ho scordato il portone)
da un capo all’altro la via,
da Cors’Amedeo al Cisterone.

Porterà uno scialletto
nero, e una gonna verde.
Terrà stretto sul petto
il borsellino, e d’erbe
già sapendo e di mare
rinfrescato il mattino,
non ti potrai sbagliare
vedendola attraversare.

Seguila prudentemente,
allora, e con la mente
all’erta. E, circospetta,
buttata la sigaretta,
accostati a lei soltanto,
Ultima preghiera

Anima mia, fa’ in fretta.

Ti presto la bicicletta

ma corri. E con la gente

(ti prego, sii prudente)

non ti fermare a parlare

smettendo di pedalare.

Arriverai a Livorno

vedrai, prima di giorno.

Non ci sarà nessuno

ancora, ma uno

per uno guarda chi esce

da ogni portone, e aspetta

(mentre odora di pesce

e di notte il selciato)

la figurina netta,

nei buio, volta al mercato.

Io so che non potrà tardare

oltre quel primo albeggiare.

Pedala, vola. E bada

(un nulla potrebbe bastare)

di non lasciarti sviare

da un’altra, sulla stessa strada.

Livorno, come aggiorna,

col vento una torma

popola di ragazze

aperte come le sue piazze.

Ragazze grandi e vive

ma, attenta!, così sensitive

di reni (ragazze che hanno,

si dice, una dolcezza

tale nel petto, e tale

energia nella stretta)

che, se dovessi arrivare

col bianco vento che fanno,

so bene che andrebbe a finire

che ti lasceresti rapire.

Mia anima, non aspettare,

no, il loro apparire.

Faresti così fallire

con dolore il mio piano,

e io un’altra volta Annina,

di tutte la più mattutina,

vedrei anche a te sfuggita,

ahimè, come già alla vita.

Ricordati perché ti mando:

altro non ti raccomando.

Ricordati che ti dovrà apparire

prima di giorno, e spia

(giacché, non so più come

ho scordato il portone)

da un capo all’altro la via,

da Cors’Amedeo al Cisterone.

Porterà uno scialletto

nero, e una gonna verde.

Terrà stretto sul petto

il borsellino, e d’erbe

già sapendo e di mare

rinfrescato il mattino,

non ti potrai sbagliare

vedendola attraversare.

Seguila prudentemente,

allora, e con la mente

all’erta. E, circospetta,

buttata la sigaretta,

accostati a lei soltanto,

anima, quando il mio pianto

sentirai che di piombo

è diventato in fondo

al mio cuore lontano.

Anche se io, così vecchio,

non potrò darti mano,

tu mormorale all’orecchio

(più lieve del mio sospiro,

messole un braccio in giro

alla vita) in un soffio

ciò ch’io e il mio rimorso

pur parlassimo piano,

non le potremmo mai dire

senza vederla arrossire.

Dille chi ti ha mandato:

suo figlio, il suo fidanzato.

D’altro non ti richiedo.

Poi, va’ pure in congedo.
anima, quando il mio pianto
sentirai che di piombo
è diventato in fondo
al mio cuore lontano.

Anche se io, così vecchio,
non potrò darti mano,
tu mormorale all’orecchio
(più lieve del mio sospiro,
messole un braccio in giro
alla vita) in un soffio
ciò ch’io e il mio rimorso
pur parlassimo piano,
non le potremmo mai dire
senza vederla arrossire.

Dille chi ti ha mandato:
suo figlio, il suo fidanzato.
D’altro non ti richiedo.
Poi, va’ pure in congedo.

Arthur Rimbaud – Preghiera vespertina

Arthur Rimbaud

Preghiera vespertina
Vivo seduto, angelo in mano ad un barbiere,
pugno un boccale profondamente inciso :
Ho l’ipogastrio e il collo inarcati e una Gambier
Fra i denti, sotto un cielo di impalpabili veli.
*
Comi i caldi escrementi di un vecchio colombaie,
Mille segni nel petto dolcemente mi bruciano ;
Poi d’improvviso, il cuore triste è come un alburno
Che l’oro cupo e giovine delle sue linfe insanguina.
*
Poi quando ho inghiottito i miei sogni con cura
Mi giro (ho già bevuto trenta o quaranta birre),
Mi concentro ed allento il mio aspro bisogno:
*
Mite come il Signore del cedro e dell’issopo,
Piscio nel cielo bruno, altissimo e lontano,
Riscuotendo il consenso dei grandi eliotropi.

Dylan Thomas . – Visione e preghiera

Dylan Thomas
.
Visione e preghiera

Chi
sei tu
Che vieni generato
Nella stanza accanto
Alla mia così rumoroso
Ch’io posso udire il grembo
Aprirsi e il buio scorrere
Sopra il fantasma e il figlio rovesciato
Oltre il muro sottile come un osso di scricciolo?
Nella stanza sanguinosa di nascita ignoto
Al bruciare ed al volgersi del tempo
E all’impronta del cuore dell’uomo
Nessun battesimo si inchina
Ma oscurità soltanto
Porge benedizione
al selvaggio
bimbo.

Francis Jammes – Preghiera per andare in Paradiso con gli asini

Francis Jammes

Preghiera per andare in Paradiso con gli asini

Quando dovrò venire verso di te, Signore,

fa che un bel giorno sia, che la campagna in fiore

risplenda. Il mio sentiero vorrei, come quaggiù,

scegliermi per andare, come mi piacerà,

al Paradiso, dove di giorno son le stelle.

*

Prenderò il mio bastone e sulla strada grande

andrò, dicendo ai miei amici, gli asinelli:

Io sono Francis Jammes e vado in Paradiso,

ché non c’è inferno nel paese del buon Dio.

E dirò lor: Venite, del cielo azzurro, amici,

povere bestie che con un muover d’orecchi

discacciate le api, le busse ed i tafani…

*

Che io ti apparisca in mezzo a queste bestie,

che per questo mi piacciono: che abbassano la testa

dolcemente e si fermano giungendo i lor piedini

in un modo dolcissimo e che ti fa pietà.

*

Arriverò seguito da migliaia d’orecchi,

da quelli che portarono pesanti ceste ai fianchi,

da quei che trascinarono carri di saltimbanchi,

o carretti ricolmi di pentole e piumini,

da quelli che han sul dorso dei bidoni ammaccati,

dalle asine pregne, come otri i fianchi enfiati,

da quelli ai quali infilano come dei calzoncini,

per le bluastre piaghe che fanno purulente

le mosche che testarde vi s’attaccano intorno.

*

Signore, con questi asini a te venga, quel giorno.

E fa che siano gli angeli a guidarci alla pace,

verso ruscelli erbosi che specchiano ciliegie

lisce come una carne ridente di fanciulle;

che curvo sulle tue acque divine, in quella

dimora degli eletti, agli asini somigli,

la povertà miranti, umile e dolce loro,

dentro la limpidezza del sempiterno amore.

Madre Teresa – Preghiera per la pace

Madre Teresa

Preghiera per la pace

O Signore,
c’è una guerra
e io non possiedo parole.
Tutto quello che posso fare
è usare le parole
di Francesco d’Assisi.
E mentre prego
questa antica preghiera
io so che, ancora una volta,
tu trasformerai la guerra in pace
e l’odio in amore.
Dacci la pace,
o Signore,
e fa’ che le armi siano inutili
in questo mondo meraviglioso.
Amen.