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Adam Fathi – Bianchezza

Adam Fathi
Tunisia
Bianchezza
Nei corridoi c’è un tappeto inutile per la preghiera
nei corridoi c’è qualcosa d’infantile, spezzata e bella,
nei corridoi c’è un antico mulo che beve e una macchina
nei corridoi c’è una corda sottile per stendere il bucato
accarezzata da una donna credula
nei corridoi c’è dolcezza
e gente schedata nei giornali e per categorie
nei corridoi ci sono i nostri figli che stanno uccidendo
e dicono: viva la Patria!
Nei corridoi chi?
Chi è rimasto fuori?

David Maria Turoldo – Ma tu sempre

David Maria Turoldo
Ma tu sempre
Tu sempre m’intendi

pur se mormoro o grido:
tu l’Ineffabile
perfino Tenebra luminosa!…
Così varcherò l’ultima soglia
l’anima danzando…

Salmo 8
Come splende, Signore Dio nostro

il tuo nome su tutta la terra.
Lasciami anche dalla tomba un pertugio,
che io possa ancora vedere
il sole che sorge
una nuvola d’oro,
Espero che riluce la sera
in un limpido cielo.
E mai abbia fine questa Coscienza
cge i cieli immensi comprende
e più riflesso di te
che lo orni di divino splendore;
senza, non c’è voce che ti canti.

Preghiera
Svegliati, mia arpa,

che voglio destare l’aurora:
cantare i silenzi dell’alba
chiamare le genti sulle porte,
e salutare il giorno:
e dare speranza agli umili
e dire insieme la preghiera
del pane che basti per oggi:
allora anche i poveri ne avranno d’avanzo.
Amen.

Nizar Qabbani – O poeti della terra occupata!

. Nizar Qabbani

O poeti della terra occupata!

O poeti della terra occupata!

O voi! Le pagine dei vostri quaderni sono

immerse nel sangue e nel fango.

O voi! Le voci delle vostre gole sono

simili al rantolo degli impiccati.

O voi!I colori dei vostri calamai

sembrano quelli del collo degli sgozzati.

Sono anni che apprendiamo da voi.

Noi siamo i poeti sconfitti,

noi siamo estranei alla storia,

siamo estranei alle pene degli afflitti.

Apprendiamo da voi

come lo scritto può avere la forma del coltello!

O poeti della terra occupata.

O uccelli bellissimi che venite a noi

dalla notte della prigionia.

O dolore dagli occhi velati,

puro come la preghiera dell’alba.

O rosai che crescete in seno ai carboni ardenti.

O pioggia che cade

malgrado l’oppressione,

malgrado la violenza….

Apprendiamo da voi

come può cantare chi è immerso

nel fondo di un pozzo

Primo Levi – L’approdo

Primo Levi

L’approdo

Felice l’uomo che ha raggiunto il porto,
Che lascia dietro di sé mari e tempeste,
I cui sogni sono morti o mai nati,
E siede a bere all’osteria di Brema,
Presso al camino, ed ha buona pace.
Felice l’uomo come una fiamma spenta,
Felice l’uomo come sabbia d’estuario,
Che ha deposto il carico e si è tersa la fronte,
E riposa al margine del cammino.
Non teme né spera né aspetta,
Ma guarda fisso il sole che tramonta.

Umberto Saba – Ceneri

Umberto Saba
Ceneri

Ceneri
Di cose morte di mali perduti
Di contatti ineffabili di muti
sospiri;
*
vivide
fiamme da voi m’investono nell’atto
che d’ansia in ansia approssimo alle soglie
del sonno;
*
e al sonno,
con quei legami appassionati e teneri
ch’ànno il bimbo e la madre, ed a voi ceneri
mi fondo.
*
L’angoscia
insidia al varco, io la disarmo.
Come un beato la via del paradiso,
salgo una scala, sosto ad una porta
a cui suonavo in altri tempi.
Il tempo ha ceduto di colpo.
*
Mi sento,
con i panni e con l’anima di allora,
in una luce di folgore; al cuore
una gioia si abbatte vorticosa come la fine.
*
Ma non grido.
Muto
parto dell’ombra per l’immenso impero.

Mario Luzi – A mia madre dalla sua casa

Mario Luzi

A mia madre dalla sua casa

M’accoglie la tua vecchia, grigia casa
steso supino sopra un letto angusto,
forse il tuo letto per tanti anni. Ascolto,
conto le ore lentissime a passare,
più lente per le nuvole che solcano
queste notti d’agosto in terre avare.
*
Uno che torna a notte alta dai campi
scambia un cenno a fatica con i simili,
infila l’erta, il vicolo, scompare
dietro la porta del tugurio. L’afa
dello scirocco agita i riposi,
fa smaniare gli infermi ed i reclusi.
*
Non dormo, seguo il passo del nottambulo
sia demente sia giovane tarato
mentre risuona sopra pietre e ciottoli;
lascio e prendo il mio carico servile
e scendo, scendo più che già non sia
profondo in questo tempo, in questo popolo.

Alda Merini – L’albatros

Alda Merini

L’albatros

Io ero un uccello
dal bianco ventre gentile,
qualcuno mi ha tagliato la gola
per riderci sopra,
non so.
Io ero un albatro grande
e volteggiavo sui mari.
Qualcuno ha fermato il mio viaggio,
senza nessuna carità di suono.
Ma anche distesa per terra
io canto ora per te
le mie canzoni d’amore

Giuseppe Gioachino Belli – La creazzione der monno

Giuseppe Gioachino Belli

La creazzione der monno

L’anno che Ggesucristo impastò er monno,
ché pe impastallo ggià cc’era la pasta,
verde lo vorze fà, ggrosso e rritonno
all’uso d’un cocommero de tasta.

Fesce un zole, una luna, e un mappamonno,
ma de le stelle poi, di’ una catasta:
sù uscelli, bbestie immezzo, e ppessci in fonno:
piantò le piante, e ddoppo disse: Abbasta.

Me scordavo de dì che ccreò ll’omo,
e ccoll’omo la donna, Adamo e Eva;
e jje proibbì de nun toccajje un pomo.

Ma appena che a mmaggnà ll’ebbe viduti,
strillò per Dio con cuanta vosce aveva:
«Ommini da vienì, ssete futtuti».

Attilio Bertolucci – Lasciami sanguinare

Attilio Bertolucci

Lasciami sanguinare

*

Lasciami sanguinare sulla strada

sulla polvere sull’antipolvere sull’erba

il cuore palpitando nel suo ritmo feriale

maschere verdi sulle case i rami

*

di castagno, i freschi rami, due uccelli

il maschio e la femmina volati via,

la pupilla duole se tenta

di seguirne la fuga l’amore

*

per le solitudini aria acqua del Bràtica

non soccorrermi quando nel muovere

il braccio riapro la ferita il liquido

liquoroso m’inorridisce la vista,

*

attendi paziente oltre la curva via

l’alzarsi del vento nel mezzogiorno, fìngi

soltanto allora d’avermi udito chiamare

entra nella mia visuale da un giorno

*

quieto di settembre, la tavola apparecchiata

i figli stanchi d’attendere, i figli

giovani col colore della gioventù

esaltato da una luce che quei rami inverdiscono(

Salvatore Quasimodo – Dare e avere

Salvatore Quasimodo –
Dare e avere

Nulla mi dài, non dài nulla
tu che mi ascolti. Il sangue
delle guerre s’è asciugato,
il disprezzo è un desiderio puro
e non provoca un gesto
da un pensiero umano,
fuori dall’ora della pietà.
Dare e avere. Nella mia voce
c’è almeno un segno
di geometria viva,
nella tua, una conchiglia
morta con lamenti funebri.