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Mehmet Emin Bozarslan – La nostra poesia è scritta con le lacrime

Mehmet Emin Bozarslan
La nostra poesia è scritta con le lacrime

Nell’oscurità di anguste celle,
tra usci infami e solidi ferri
fra topi e scarafaggi
seminiamo la nostra parola,
e matura la nostra storia
irrigata dalle lacrime dei bambini
per il padre dietro le sbarre,
nutrita dal desiderio umiliato
delle giovani spose
cui il carcere ha tolto
ben presto l’amore.
La fantasia tesse nuovi racconti,
ricama con fili di lacrime,
con colori di sangue,
del sangue dei ragazzi e delle ragazze
che scorre eroico sui nostri monti,
su queste montagne kurde
e così continuano le nostre leggende
si intrecciano altre canzoni.
La nostra ispirazione non nasce
da labbra rosse dipinte,
da occhi e volti
elegantemente abbelliti:
da lacrime, sangue, desiderio
sorge la poesia
rinnova il nostro amore
e sospinta da un soffio leggero vola
Oltre le sbarre.

Secolo XX
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Mbuyiseni Oswald Mtshali – Un ragazzo sull’altalena

Mbuyiseni Oswald Mtshali

Un ragazzo sull’altalena
Va lentamente
avanti indietro, avanti indietro,
poi sempre più veloce
fruscia verso l’alto e poi nel basso.

La camicetta blu
si gonfia ad onda nella brezza
come un aquilone sbrindellato.

Il mondo gli vortica accanto:
l’est diviene ovest,
il nord si fa sud;
i quattro punti cardinali
s’incontrano nella sua testa.
Mamma!
Da dove vengo?
Quand’è che porterò i calzoni lunghi?
Perché papà è in prigione?

Wisława Szymborska – La fine e l’inizio.

Wisława Szymborska

La fine e l’inizio.
Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.

C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.

C’è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.

C’è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.

Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.

C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.

Ma presto lì si aggireranno altri
che troveranno il tutto
un po’ noioso.

C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.

Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.

Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con una spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.

Gregory Corso – Suicidio al Greenwich Village

Gregory Corso

Suicidio al Greenwich Village

Braccia spalancate

Mani schiacciate sugli stipiti della finestra

Lei guarda giù

Pensa a Bartok, Van Go

E le vignette del “New Yorcker

La portano via con un Daily News” sulla faccia

E un bottegaio butta acqua calda sul marciapiede

Charles Bukowski – Il cuore che ride

Charles Bukowski

Il cuore che ride

La tua vita è la tua vita.
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.
stai in guardia.
ci sono delle uscite.
da qualche parte c’è luce.
forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.
stai in guardia.
gli dei ti offriranno delle occasioni.
riconoscile, afferrale.
non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
la tua vita è la tua vita.
sappilo finché ce l’hai.
tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

Mongane Wally Serote – Poesia del bianco e del nero

Mongane Wally Serote
Poesia del bianco e del nero

se versassi benzina sul viso di un bambino bianco
e lo mandassi in fiamme il gusto della sua carne
non sarebbe cosa nuova
mi chiedo come potrei sentirmi se i suoi occhi esplodessero
e se le mie narici bevessero l’odore della sua carne
e il suo grido mi toccasse il cuore
mi chiedo se sarei capace di dormire;
comprendo ahimè comprendo
la rabbia del bianco che versa benzina sul viso di un bambi­no nero
e gli dà fuoco e gli spara in una strada di pretoria,
pretoria non è mai stata casa mia
ho strisciato per le sue strade con dolore
ho svuotato il sacco scrotale in quella città a ogni
porta in cui volevo entrare
e Johannesburg non mi ha mai visto, non mi ha mai udito
il dolore del mio cuore è stato sfogo del mio cuore
cantato da me
al gelo nell’aria
ma chi non ha testimoniato il mio sorriso?
eppure, l’ombra notturna di alexandra è fradicia e cola delle mie lacrime.

Neri Tanfucio – Una elemosina fatta bene.

Neri Tanfucio

Una elemosina fatta bene.

Povera. Dio gliene renda merito, Signora.
Ah! se sapesse tutte le mi’ pene,
Allora intenderebbe tutto ‘l bene
Di quel soccorso che m’ ha dato, allora….

Signora. Poveretta, che hai che t’addolora?
Povera. La fame….
Signora. (O Dio!)
Povera. Non so chi ci sostiene.
Son quattro mesi sabato che viene
Che ‘l mi’ Beppe ha le febbri e non lavora.

Signora. Hai figli?
Povera. Una bambina sola sola;
Di quattro ‘un m’è rimasto altro che quella….
‘Li s’ è preso ‘l malaccio nella gola!

No, non sarebbe giusta, è troppo bella:
Mio Dio non la rubate, è mi’ figliola….
Piange? La lascio in pace, arrivedella.